George Ezra, Budapest: canzone per una città mai vista
Danny North - Sony
George Ezra, Budapest: canzone per una città mai vista
Musica

George Ezra, Budapest: canzone per una città mai vista

La vera storia del brano che ha conquistato le radio e le classifiche d'Europa.

C’ è uno scatolone di vinili impolverati dietro la storia del vocalist che ha conquistato l’Europa con Budapest (guarda il video ), quattri minuti di folk rock vecchia scuola, intenso e malinconico. Roba da crooner over cinquanta, se non fosse che l’interprete dell’hit del momento è un ventenne di Hertford, una sorta di città-dormitorio per pendolari che lavorano a Londra. 

"A tredici anni" racconta Ezra «mio padre mi ha fatto trovare in stanza un baule pieno di 33 giri: mettili in ordine alfabetico e magari ascoltali. Questa non è roba che trovi su Youtube, disse perentorio. Erano i dischi di Woody Guthrie, Pete Seeger, Bob Dylan, Neil Young e Van Morrison. Mi ci sono immerso con il sottile piacere della trasgressione: nessuno dei miei coetanei si sarebbe mai messo ad ascoltare un vecchio album per chitarra e voce. I passi successivi sono stati imparare gli accordi quelle canzoni alla chitarra e poi provare a scriverne di nuove".

Un approccio sistemico razionale, decisamente anomalo per un adolescente della deejay generation. "Mio padre è un austero insegnante d’arte, mia madre l’inflessibile vicepreside di un liceo. Entrambi sono innamorati della musica d’autore, detestano la trash tv e il gossip. Respirano e mangiano cultura" racconta. "Budapest è nel mio radar da quando ho 12 anni. Devi visitare quella città, dicevano i miei genitori, devi assolutamente vedere il Memento Park, il museo all’aperto che accoglie le statue erette dalla dittatura comunista: Lenin, Marx, Engels... Gli altri paesi dell’est hanno abbattuto quei simboli, gli ungheresi invece li hanno radunati ed esposti a futuro monito contro ogni tentazione autoritaria, era il loro mantra". 

Culturalmente intrigante, ma forse non proprio la meta più ambita per un ragazzino con in tasca il primo biglietto InterRail della sua vita. "Organizzai una vacanza low cost in treno lunga 40 giorni. Amsterdam, Berlino Coopenhagen e...naturalmente Budapest con tanto di indirizzi scritti a mano da mio padre. Il posto più “divertente” dell’elenco di papà era la Magyar Borok Háza, ovvero il museo del vino con degustazione gratuita".

Non lo ha mai assaggiato quel vino George Ezra. "A Malmoe, in Svezia, dopo una serata alcolica in un pub, mi sono reso conto di non avere più una sterlina in tasca. Fine del viaggio e niente Budapest, l’ultima tappa del mio tour". Una lacuna colmata con una canzone ad hoc, diventata un successo prima in Italia e poi nel resto d’Europa. "Una lettera d’amore a una città mai vista. Che però mi ha cambiato per sempre la vita".

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