Musica

Caparezza, Prisoner 709: "Adesso canto le mie prigioni"

Sedici nuove canzoni tra ironia, autoanalisi e tanta buona musica: Bentornato, Capa!

Caparezza non è un artista di genere ma un genere. La musica, le parole e l'interpretazione, non da oggi, sono libere, non aderiscono a clichè da classifica. Non si tratta di dettagli, ma di passaggi fondamentali per non precipitare negli stereotipi misicali e stilistici di quest'era della musica.

Detto questo, il pezzo forte dell'album è senza dubbio Forever Jung, tra hip hop e hard rock, geniale già dal titolo, che cita lo psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, Carl Gustav Jung. 

"Prisoner 709 è un album sulla mia prigionia" spiega Caparezza "Il ruolo centrale di questo disco è lo zero che ha la forma del disco stesso e che rappresenta la scelta tra una parola di 7 lettere e una di 9 (Es: Michele o Caparezza). Ogni traccia di questo disco ha un suo 709 (“libertà o prigionia”, “aprirsi o chiudersi”, “compact o streaming”). L’album è un percorso di autoanalisi che parte da una situazione di disagio per arrivare alla fine alla sua accettazione".

"Io vado a farmi una religione come Tolstoj" canta in Confusianesimo, una colata di parole su religioni, spiritualità e dintorni. Senza dubbio uno dei testi più acuti del disco. Notevoli anche le strofe di Il testo che avrei voluto scrivere che inizia così: che "Devo scrivere un testo, un testo che tocchi le vette del Kilimanjaro e non di Spotify".

Ti fa stare bene è un grande singolo tra pop-rock e disco music. Praticamente perfetto, con una strofa cult: "Fricchettoni con i piedi scalzi che diventano ferventi nazi..."

Migliora la tua memoria con un click (feat. Max Gazzè) è un'altra vetta di Prisoner 709: "In un mondo dove tutti competono, tu non cavalcare, monta la sella di Pegaso" canta. 

Potente e intrigante Larsen, dedicata a un acufene che dal 2015 lo perseguita impedendogli di ascoltare musica in cuffia. Ma non di scrivere canzoni intelligenti. E molto belle.  

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