E' morto Erich Priebke

Il 29 luglio aveva compiuto 100 anni, una ricorrenza che aveva creato (per i suoi festeggiamenti) furiose polemiche

Erich Priebke, condannato all'ergastolo per crimini di guerra per aver partecipato all'eccidio delle Fosse Ardeatine, dove vennero fucilate 335 persone, durante la sua solita passeggiata nel giardinetto sotto casa, accompagnato dalla sua nuova badante e dall'immancabile scorta. ANSA/MARIA NOVELLA DE LUCA

Annalisa Chirico

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Giudicato, è stato giudicato. Condannato pure, ad un ergastolo esemplare. Attualmente Erich Priebke viveva in un appartamento alla Balduina, quartiere romano, la mattina si concede una breve camminata accompagnato dalla badante e dalla scorta, e il 29 luglio ha compiuto 100 anni. Oggi è morto, nella sua casa romana.

Attorno ai festeggiamenti del suo compleanno (l'avvocato Paolo Giachini continua a negare, forse per proteggerlo - invano - dal clamore mediatico) è scoppiata la bagarre: la comunità ebraica e l'Anpi si sono appellati al governo e alle istituzioni locali affinché "vigilino" sul mastodontico evento. E'  intervenuto il sindaco di Roma Ignazio Marino per stornare ogni dubbio: nessuna festa pubblica per Priebke. "Roma non dimentica. Non si può festeggiare il boia delle Fosse Ardeatine", ha commentato il presidente della Regione Nicola Zingaretti.Chi scrive non è tacciabile di pregiudizio antisemita. Per questo non ho alcuna remora a dire ai miei fratelli e amici ebrei che l'accanimento verso un vecchietto, la cui vita volge al desio, è eccessivo, sbagliato e completamente estraneo a ogni senso di umana pietà. Priebke è stato giudicato e condannato. I crimini di guerra, come fu l'eccidio delle Fosse Ardeatine dove furono trucidati 335 innocenti (tra cui 75 ebrei), non conoscono prescrizione. Nel '44, sotto il comando di Herbert Kappler, Priebke contribuì a quella ignobile azione di rappresaglia in risposta, si dice, all'attentato di via Rasella. A distanza di quasi settant'anni, non conta soffermarsi ancora sui fatti.

Fu eccidio, e questo basta. Applicando la legge, i magistrati hanno concesso a Priebke gli arresti domiciliari per motivi di età, dal 2009 gli viene permesso di uscire di casa "per fare la spesa, andare a messa, in farmacia". Sono "benefici" che la legge prevede per tutti i detenuti nelle condizioni di Priebke, e non vi è alcuna ragione perché costui non ne goda al pari di ogni altro. Va ricordato che nel primo processo del 1948 davanti al Tribunale militare di Roma, tutti gli ufficiali presenti, ad eccezione del capo Kappler (che fu condannato all'ergastolo), furono prosciolti per aver ubbidito ad ordini superiori. Questa sentenza fu confermata in appello e in Cassazione. Sarebbe stato prosciolto anche Priebke, ma lui non c'era. Quando a metà degli anni Novanta il militare tedesco fu trovato nel suo nascondiglio in Argentina, l'Italia ottenne la sua estradizione per sottoporlo a un processo esemplare (non si applicò però lo stesso vigore quando il nostro Paese rifiutò l'estradizione di diversi ufficiali italiani implicati in non meno deprecabili azioni di rappresaglia nei Balcani).

Così Priebke finì alla sbarra davanti a un tribunale mediatico e giudiziario. Nel '96 avrebbe dovuto essere scarcerato a seguito del "non doversi procedere" deciso dal Tribunale militare, ma la scarcerazione non avvenne mai a causa delle sollevazioni tumultuose organizzate nell'aula di tribunale. La giustizia piegata alla folla. Fin quando poi non arrivò l'agognata sentenza, l'ergastolo, e il resto è storia recente. C'è un vecchietto centenario che tra pochi giorni soffierà la sua centesima candelina. In fondo, potremmo lasciargliela soffiare in pace. Anzi, "non abbiamo paura di dirlo anche quando coloro che pensano e vedono ingiusto sono i padroni della piazza". Le parole sono di Indro Montanelli

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