Il Mississippi vota per bandire i gay
Una manifestazioni contro i matrimoni gay a Salt Lake City, in Utah (Getty Imagines / George Frey)
Il Mississippi vota per bandire i gay
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Il Mississippi vota per bandire i gay

Approvata dal parlamento dello stato la nuova legge sulle libertà religiose. I gruppi pro gay dicono che porterà a discriminazioni

E'una versione un poco più soft della legge dell'Arizona. Quella permetteva di bandire gli omosessuali dagli esercizi e dai servizi pubblici. In febbraio, dopo che la Camera e il Senato di Phoenix l'avevano approvata, la governatrice Jan Brewer, dopo tante pressioni, aveva deciso di mettere il veto. La legge varata dal parlamento del Mississippi, invece, aggira l'ostacolo e stabilisce che chi si rifiuta di compiere un atto perchè contrario al proprio credo religioso non potrà essere denunciato, o perseguitato dalla giustizia dello stato.

Il Religious Freedom Restoration Act è stato appena varato dal parlamento di Jackson, ma fa già molto discutere. I gruppi religiosi conservatori hanno applaudito. Per loro è una vittoria. L'obiezione di coscienza non verrà punita. Per le associazioni per i diritti civili, invece, rischia di diventare un'arma per bandire gli omosessuali dal Mississippi.

Le norme valgono per tutti, ma organizzazioni come Human Rights Campaign, dicono che la legge può portare a nuove discriminazioni nei confronti dei gay; affermano che è stata voluta per tentare di porre un argine, impedire che anche in questo stato del profondo sud arrivino quei cambiamenti di costumi della società americana che sono stati sanciti (a livello di giurisprudenza) dalla storica sentenza della Corte Suprema sui matrimoni omosessuali.

Ora tocca al governatore Phil Bryant dire l'ultima parola. E'probabile che anche lui subisca le stesse pressioni toccate alla sua collega dell'Arizona. Ma, in questo caso, l'esito sarà diverso. Il repubblicano ha già detto di essere favorevole al provvedimento. Lo firmerà.

Ma di cosa hanno paura le associazioni per i diritti dei gay? Che gli omosessuali possano essere rifiutati nei pubblici esercizi o nei servizi. Con questa legge, in effetti, può diventare molto più facile che accada. Se il gestore di un albergo non vuole una coppia gay, può decidere di non ospitarla. Se i clienti protestano e minacciano di fare causa, il proprietario può dire che il suo gesto è dettato da motivi religiosi e nessuno può denunciarlo o portarlo in tribunale. Stessa cosa può accadere in qualsiasi altra locale pubblico.

Chiunque può decidere di fare obiezione di coscienza: dal conduttore di un ristorante che non vuole ospitare i festeggiamenti di una matrimonio gay al farmacista che non intende vendere un trattamento a base di ormone a un cliente.

Quando la legge avrà il suggello del governatore sarà la prima vera risposta del fronte conservatore dopo la sentenza della Corte Suprema dello scorso giugno. "Questa è la vittoria del Primo Emendamento e della libertà di vivere secondo i dettami della propria coscienza" - ha detto Tom Perkins, leader del Family Research Council, un'associazione d'ispirazione religiosa.

L'operazione che non era riuscita in Arizona e in Kansas, ha visto invece la luce in Mississippi. Dopo aver visto come si era conclusa la vicenda a Phoenix, i parlamentari di Jackson hanno riscritto la legge per renderla immune dagli attacchi e dalla critiche, ma soprattutto dai ricorsi alle corti federali che, si pensa, saranno moltissimi.

Chi ha visto il testo dice che non sarà facilissimo per i giudici cassare le norme del Mississippi. La battaglia sul Religious Freedom Restoration Act è appena iniziata.

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