La minoranza a Renzi: serve un confronto vero
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La minoranza a Renzi: serve un confronto vero
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La minoranza a Renzi: serve un confronto vero

Per ricucire lo strappo le opposizioni chiedono di discutere sulle modifiche alla riforma costituzionale

Matteo Renzi non se la può cavare con una generica apertura al dialogo: per ricucire lo strappo con le opposizioni deve aprire un confronto vero, nel merito delle modifiche alla riforma costituzionale e, in prospettiva, alla legge elettorale. Ripartendo, magari, dalla sinistra, da quel partito, Sel, che con il "metodo Mattarella" e' stato coinvolto nel voto sul nuovo presidente della Repubblica. È questo il messaggio che la minoranza lancia al segretario-premier nella riunione della direzione del partito.

Renzi: ultimo appello alle opposizioni


Con toni pacati, "senza minacciare o lanciare ultimatum", gli esponenti non-renziani del Pd avvertono che non sono disposti ad accettare che il voto finale sul ddl costituzionale avvenga in un'Aula semivuota. E che non basta la risposta arrivata in direzione dal premier. "Se non si apre un confronto voterò contro", annuncia Pippo Civati prima ancora di entrare al Nazareno per la direzione.

E all'uscita, dopo aver ascoltato la relazione di Renzi, non sembra molto ottimista: le porte aperte lasciate aperte dal premier sono "quelle per uscire dall'aula del Parlamento", ironizza. Ma la gran parte della minoranza dem, incoraggiata dal coinvolgimento nella scelta di Mattarella per il Colle e da alcune modifiche concesse (sia pur di malavoglia) da Renzi al ddl costituzionale, decide per ora di non alzare i toni. Sulle riforme, così come sulla Libia, dopo che il premier ha scongiurato un intervento armato ("Forse perche' l'Isis e' piu' pericolosa della minoranza Pd", scherza qualcuno) e sulla Grecia.

Ma l'invito a Renzi è chiaro: "Non puntare sulla sola forza dei numeri - è l'appello di Gianni Cuperlo - ma sulla cultura della politica e invita i tuoi gruppi dirigenti a essere persone che ragionano e non esecutori guidati da tacita obbedienza al governo". Dunque se il premier accoglie la proposta di Pier Luigi Bersani di tenere aperto "fino all'ultimo il filo del dialogo", l'invito è di fare un passo ulteriore e spostare quel confronto al merito, aprendo ad alcune modifiche ai testi.

Per iniziare, avverte Stefano Fassina, "non aiuta indicare in modo indistinto tutte le forze dell'opposizione come forze della palude". E il riferimento è innanzitutto a Sel, che Renzi ha accomunato nella sua narrazione alla FI di Brunetta, alla Lega, al M5s. Proprio da Sel, "con cui abbiamo votato il presidente della Repubblica", puo' ripartire, sostiene anche Alfredo D'Attorre, quel "confronto parlamentare" che puo' coinvolgere tutti i partiti d'opposizione, "anche ma non solo FI".

Nella sua relazione Renzi non ha fatto aperture "vere" nel merito, si rammaricano gli esponenti della minoranza dem. Ma i suoi hanno anche rivendicato di aver votato un testo concordato con FI: è un "perseverare incomprensibile", secondo Cuperlo, visto che "proprio quel patto è stato usato come una gabbia che ha impedito al Parlamento di migliorare la riforma".

Viene considerata offensiva la battuta di chi, come Matteo Orfini, ha bollato come "nostalgici del Nazareno" coloro che dalla minoranza dem chiedono di "scongiurare" un voto finale del ddl costituzionale senza le opposizioni in Aula. Si tratta di "battute dal sapore stalinista", secondo Francesco Boccia, che è netto: "Bisogna far rientrare le opposizioni e se non rientrano bisogna fermarsi". Per ora sono posizioni individuali e la minoranza dem non arriva a minacciare di far mancare il numero legale uscendo dall'Aula. È prematuro, spiega più d'uno. Ma il dialogo sulla riforma costituzionale e sull'Italicum va riaperto: su questo la sinistra dem intende farsi valere.








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