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ANSA/ANGELO CARCONI
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Ministero della Giustizia: la riorganizzazione

Dirigenti dimezzati, assunzioni e trasferimenti, abbattimento dell'arretrato. Così lo Stato risparmierà 64 milioni di euro

Dirigenti del ministero della Giustizia dimezzati; oltre mille dipendenti delle province che passeranno alle cancellerie, che si conta di rafforzare anche con assunzioni; 96 giovani da mandare nei tribunali per contribuire all'abbattimento dell'arretrato. Queste alcune delle misure annunciate dal governo, che oggi ha approvato la riorganizzazione del ministero della Giustizia. Un obiettivo ritenuto "cruciale" dall'esecutivo, che comporterà un risparmio di 64 milioni di euro, e che nei piani del governo, con l'insieme delle misure organizzative adottate, aiuterà lo smaltimento dei processi pendenti e servirà' ad incidere anche sul fenomeno delle prescrizioni.

Cura dimagrante

Le direzioni di via Arenula passeranno da 61 a 36; i dirigenti di seconda fascia scenderanno da 1.600 a 712; mentre i provveditorati sul territorio caleranno da 16 a 11. Via tutte le duplicazioni di strutture organizzative omogenee: ci sarà un'unica direzione generale degli affari giuridici e legali e una sola dedicata a risorse materiali e tecnologie. Cambia il Dipartimento per la giustizia minorile e una Direzione generale si occuperà specificatamente - e anche per gli adulti - delle pene alternative al carcere. Da questa "dieta" verrà il risparmio annuo di 64 milioni di euro.

Posti vacanti

Si comincia con 1.031 dipendenti delle province; un innesto però insufficiente per coprire le attuali carenze. Si punta perciò anche alle assunzioni: 250 sono giàstate fatte e si lavora all'immissione di mille persone entro fine anno. L'intenzione è di abbattere i posti vacanti di un quarto, e di dare così "una boccata d'ossigeno importante per il sistema".

Le sedi al Ministero

Da settembre gli uffici giudiziari non saranno piu' gestiti dai comuni ma dal ministero della giustizia.

96 idonei ad hoc

Sono stati individuati dalle liste degli idonei di altri ambiti della Pubblica amministrazione e saranno mandati nei tribunali per un progetto di abbattimento dell'arretrato. Non saranno inseriti nell'organico generale ma utilizzati per progetti mirati.

Il censimento delle cause

Il problema dei tempi della giustizia e dell'arretrato resta cruciale, come dimostrano i dati resi noti dal capo del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria Mario Barbuto: il 37% delle cause durano più di tre anni, il 18% sono nella media mondiale, solo l'11% hanno tempi di durata delle cause inferiore alla media. E non basta: se nei 27 migliori tribunali italiani la durata del processo è di 490 giorni, nella gran parte (96) si arriva a 965 giorni, a fronte di una media mondiale di 631 giorni e ai 390 giorni di Svizzera, Germania e Francia. Grazie al censimento, per la prima volta si conosce l'anzianità nell'arretrato civile: 86.283 cause risalgono al secolo scorso, quelle di inizio millennio (cioè iscritte tra 2001 e 2005) sono 127.146; le "stagionate" di oltre cinque anni (tra 2006-2010) sono 835.190 e quelle "in progressivo invecchiamento" (tra 2011 e 2013) sono 2.692.504.

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