La Camera ed il dibattito della vergogna
ANSA / MASSIMO PERCOSSI
La Camera ed il dibattito della vergogna
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La Camera ed il dibattito della vergogna

Scranni pieni e frasi allucinanti nella discussione sul ristorante di Montecitorio. Ora basta!  - guarda il video

Stupidità, volgarità, distanza e distacco dalla realtà. Spettacolo immondo, surreale...

Vorrei per una volta attingere all’intero bagaglio di aggettivi spregiativi che mi consente il vocabolario italiano (forte la tentazione di passare direttamente al dizionario degli insulti in esperanto), anche se credo che nessuno sarebbe alla fine sufficiente a commentare il dibattito a cui abbiamo assistito il 6 novembre nella lunga, partecipata seduta di Montecitorio in cui si analizzava il bilancio della Camera e si discuteva del ristorante dei deputati.

Una interminabile passerella di parlamentari, una incredibile attenzione da parte dei colleghi sugli scranni, una passione e una verve dialettica raramente messe in campo in quell’aula sorda e grigia che è diventato l’emiciclo di Montecitorio, chiaramente ostaggio di un bivacco di manipoli. A cominciare da quel ex deputato del Movimento 5 Stelle (ora al gruppo misto) che al microfono tuona contro l’assegnazione dell’appalto per la ristorazione a una società britannica accampando improbabili, infantili ragioni di “sicurezza nazionale” o evocando la discriminazione tra ufficiali e soldati nelle mense nazi-africane di Rommel.

E poi quel deputato nonché tesoriere del Pdl che descrive il ristorante interno come “un avvelenatoio” e piatisce un po’ di qualità e un menu che almeno consenta di mangiare.

O ancora quel parlamentare di Scelta Civica che descrive dettagliatamente i percorsi dei succhi gastrici e i riflessi pavloviani viscerali che lo spingono a fargli reclamare un’interruzione dei lavori per soddisfare non soltanto gli appetiti alimentari ma anche altri “bisogni fisiologici”.

O quell’altro che lamenta di dover pagare 15 euro per un brodino che invece al ristorante dei dipendenti costa 9.

Sono andato un po’ a memoria, senza nomi, perché mi urta rivedere le sgradevoli declamazioni gastronomiche dei rappresentanti del popolo. Ciascuno potrà verificare sul web. E stride pure l’ironia del radicale del Pd Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, che nel suo intervento denuncia un personale conflitto d’interessi visto lo sciopero della fame a cui è dieto-e-dentologicamente vincolato.  

Due osservazioni. La prima è che l’aula è andata praticamente deserta su temi come la cultura e il femminicidio, o quando il ministro della Difesa Mario Mauro ha informato la Camera sull’attentato in Afghanistan in cui era stato ucciso il capitano Giuseppe La Rosa. Mauro espresse “amarezza profonda nel vedere quest’aula vuota”. Pieni gli spalti, invece, per parlare del ristorante interno.

La seconda è che in Italia sono sempre più numerose le famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e a mettere insieme il pranzo con la cena. Assistere addirittura a una seduta in aula ricca di interventi da parte di deputati che disquisiscono di prezzi della minestra e qualità scadente del cibo, è un insulto al paese mentre ancora la crisi ci morde. Le sciocchezze dette da alcuni parlamentari grillini dimostrano che il morbo del ridicolo e dell’incoscienza è diffuso tra le vecchie volpi di Montecitorio come tra le nuove. E tutto questo conferma l’idea che solo un repulisti generale con mezzi democratici (il voto) possa evitare che i più sensibili tra noi, alla fine, imbraccino i forconi.  

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