Tutto il mondo in un anno
EPA/MAXIM SHIPENKOV
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Tutto il mondo in un anno

Tra morti eccellenti e scandali legati ai servizi segreti, il 2013 si chiude con Vladimir Putin che in Russia inaugura un nuovo corso, liberando Khodorkovsky e le Pussy Riot

L'anno 2013 si chiude con la Russia di Vladimir Putin che sembra inaugurare un nuovo corso. Il capo del Cremlino in un solo colpo a sorpresa fa due regali all'opposizione: dà il via libera per l'amnistia che permette di scarcerare le Pussy Riot, le punk femministe condannate per aver suonato contro Putin sull'altare della chiesa del Cristo Salvatore a Mosca, e regala la libertà all'ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, in prigione dal 2003.

Maria Alyokhina è la prima delle Pussy Riot a varcare le porte del carcere. Per le ragazze "incappucciate" si è mobilitata l'opinione pubblica internazionale. Anche in Italia a fine novembre, in occasione del vertice italo-russo che si è tenuto a Trieste, centinaia di persone sono scese in piazza per chiedere la liberazione delle Pussy Riot, diventate ormai un brand dell'opposizione alle politiche putiniane. Tre giorni prima dell'uscita dal carcere di Maria, il 20 dicembre 2013, è un altro personaggio-simbolo della lotta contro Vladimir Putin a ritrovare la libertà.

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Di professione ex oligarca, Mikhail Khodorkovsky è stato imprigionato nel 2003 per frode fiscale. Potente proprietario della società petrolifera Yukos, si è sempre distinto per le sue posizioni politiche, opposte a quelle di Vladimir Putin, che di lui - solo fino a qualche mese fa - parlava come di "un ladro". A sorpresa, durante il discorso fiume alla nazione russa tenutosi il 19 dicembre, Putin annuncia di aver perdonato Khodorkovsky. Si parla subito di un patto tra i due. Libertà in cambio di trasferimento in un altro Paese. E così sembra essere. L'ex uomo più ricco della Federazione Russa, appena uscito dal carcere in Siberia dove è stato per più di dieci anni, sale su un jet privato alla volta di Berlino e durante la sua prima conferenza stampa dichiara che non farà più politica. E, probabilmente, non rimetterà mai più piede in Russia.

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Il 2013 verrà certamente ricordato come l'anno dei "due Papi". Mai nella storia avevamo assistito a due pontefici che pregano insieme. Ma è successo. A febbraio Benedetto XVI sciocca il mondo e si dimette, sostenendo di essere troppo stanco e affaticato per portare a termine il pontificato. E in tempi record, il 13 marzo, il Conclave elegge Papa Bergoglio al soglio di Pietro. Come prima visita ufficiale Francesco si reca da Ratzinger, che intanto si è ritirato a Castelfusano. I due Papi si inginocchiano fianco a fianco e pregano insieme. L'immagine fa il giro del mondo. In seguito, a fine anno, il Times sceglierà proprio Papa Francesco come uomo dell'anno.

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In Siria è un anno di guerra. A luglio esplode la questione delle armi chimiche. Un intero villaggio viene gassato dalle truppe di Bashar al Assad, muoiono più di cento persone e ancora di più riportano traumi e ferite incalcolabili. Barack Obama minaccia un attacco-lampo contro il regime di Damasco, ma quando i cacciabombardieri Usa stanno per partire la questione viene "risolta" sui tavoli della diplomazia. Grazie al lavoro dietro le quinte del ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, il "macellaio di Damasco" accetta di consegnare le armi chimiche in suo possesso agli ispettori dell'Onu. La crisi (esterna) alla Siria rientra e gli aerei americani non si alzano in volo. Ma in patria si continua a combattere strenuamente. Le truppe di Hezbollah varcano la frontiera del Libano e si uniscono agli uomini di Assad, che da allora cominciano ad avere la meglio sui ribelli. In Siria si continua a morire e aumenta il numero di profughi, milioni di persone che varcano la frontiera per avere salva la vita. Nella foto potete vedere un ultimo raid aereo di Assad sulla città di Aleppo, già distrutta dopo più di due anni di combattimenti.

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Il 2013 è stato anche un anno di proteste "non previste". A cominciare dal Brasile dove in migliaia sono scesi in piazza per manifestare contro l'aumento delle tariffe degli autobus e dei mezzi pubblici. Scontri per le strade tra polizia e manifestanti, che hanno annunciato un nuovo "giorno della rabbia" a gennaio 2014. Tra i motivi delle proteste brasiliane non ci sono solo i biglietti dei mezzi pubblici, ma anche la lotta alla corruzione dei funzionari governativi. La presidente Dilma Rousseff si è schierata con la piazza, anche se i miliardi spesi per prepararsi ai mondiali di Calcio 2014 non sono stati "stornati" per andare incontro alle richieste della gente. "Più pane e meno calcio" è lo slogan che ha caratterizzato un'estate di proteste nella terra Carioca.

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A Kiev il presidente Viktor Yanukovich decide di non firmare un accordo di partenariato con Bruxelles e di farlo, invece, con la Russia di Vladimir Putin. Esplodono le proteste in piazza. I manifestanti - modello egiziano - occupano piazza Maidan (Indipendenza) nel cuore della capitale ucraina e chiedono al presidente di cambiare idea e di restare vicino all'Europa. Ma il Cremlino stacca un assegno di 15 miliardi di dollari in bond, più altri 5 miliardi circa in sconti sul gas, e Yanukovich non ha esitazioni: sceglie Mosca. Però in migliaia continuano a manifestare in favore dell'Europa. E' la più grande sollevazione di massa in Ucraina dai tempi della Rivoluzione arancione, guidata da Yulia Tymoshenko, che oggi è ancora in carcere.

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A Bangkok si respira la stessa aria di Kiev. Nella capitale della Thailandia in migliaia scendono in piazza a novembre per manifestare contro il governo della presidente Yingluck Shinawatra, sorella del tycoon "esiliato", e accusata di essere un burattino nelle mani del fratello, che pilota la politica thailandese dall'estero. Scontri con la polizia e cariche dei manifestanti che provano ad attaccare i palazzi del Governo. Sembrano essere tornate in piazza le "Camicie rosse" che avevano già infiammato la politica thailandese qualche anno fa.

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Lo scandalo di tutti gli scandali esplode a metà del 2013 e riguarda i servizi segreti americani. In base alle rivelazioni dell'ex dipendente della CIA Edward Snowden, che chiede (e riceve) asilo politico a Mosca, si scopre che la National Security Agency (NSA) per anni ha tenuto sotto controllo i telefoni del mondo intero, a cominciare dal cellulare della Cancelliera tedesca Angela Merkel, per poi scendere a tutti i vari gradi di ambasciate e consolati, in Europa come in tutto il pianeta. Lo scandalo investe in pieno Barack Obama, che tentenna e non riesce a dare risposte "forti". Gli alleati occidentali vanno su tutte le furie, e Putin gongola e si tiene stretto Snowden, che diventa un "paladino della libertà di espressione".

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Il 2013 sarà sicuramente ricordato come l'anno d'oro della nuova diplomazia russa. Dopo la Siria, Mosca interviene anche al tavolo del negoziato sul nucleare che riguarda l'Iran e che si conclude con un'apertura nelle trattative. La Repubblica islamica, guidata dal presidente Hassan Rouhani (che ha preso il posto di Ahmadinejad), sembra più propensa a "parlare". Annuncia un congelamento dei piani nucleari, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Israele non crede al nuovo corso iraniano, ma gli Stati Uniti sì e attendono di vedere nel 2014 se la loro fiducia nel "moderato" Rouhani è stata ben risposta oppure no.

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Infine, il 2013 è l'anno della scomparsa di due grandi personaggi della scena politica internazionale. Il 5 marzo muore a Caracas il presidente venezuelano Hugo Chavez. Da più di un anno stava combattendo contro il cancro, dopo una serie di interventi chirurgici a Cuba. Il funerale di Chavez viene seguito da milioni di persone, che si recano in "pellegrinaggio" nella capitale venezuelano per porgergli l'ultimo saluto. Dopo la sua sepoltura viene eletto alla presidenza il suo ex autista, Nicolas Maduro. Il nuovo presidente vara misure economiche addirittura più chaviste di quelle dello stesso Chavez. Aumenta il divario tra ricchi e poveri nel Paese che, pur essendo straricco in termini di petrolio, ha gli scaffali dei supermercati vuoti.

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Il 5 dicembre del 2013 muore a Johannesburg a 96 anni l'eroe anti-apartheid, Nelson Mandela. Primo presidente nero del Sudafrica, dopo decenni passati in carcere, Mandela lascia un vuoto profondo nella storia del Paese, guidato oggi da Jacob Zuma. Pacifista e sottile politico, la vita di "Madiba" verrà ricordata come esempio dalle generazioni sudafricane che verranno e, in generale, il suo ricordo resterò nel mondo come quello di un uomo che è riuscito a cambiare la Storia.

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