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Da Lugano a Pomigliano d'Arco, per fare la maturità (a buon mercato)

Ogni anno decine di studenti partono dal Ticino per diplomarsi a Napoli. Lo scandalo delle promozioni assicurate sta scuotendo la Svizzera.

esame maturità scuola

Elisabetta Burba

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«Si rivolga al mio avvocato». Così risponde Silvana Giunta, la preside dell'istituto Fogazzaro di Lugano, in Ticino, quando Panorama la chiama per un'intervista. Ma chi è il suo avvocato? «Non mi interessa» è la sconclusionata risposta della preside.
L'imbarazzo corre sul filo. In effetti, di motivi per sentirsi a disagio Silvana Giunta ne ha in abbondanza: la sua scuola è al centro di uno scandalo che sta scuotendo tutta la Svizzera. Per sostenere la maturità, gli studenti dell'istituto Fogazzaro si trasferiscono in massa in Italia, in una scuola dove la promozione è garantita. E con quel diploma, riconosciuto in patria in virtù di accordi bilaterali, possono poi accedere alle università svizzere.
Apriti cielo! La vicenda ha indotto il Dipartimento dell'Educazione (Decs) ad aprire un'inchiesta amministrativa sul Fogazzaro, che è stato costretto a sospendere le lezioni. Non bastasse, il deputato ticinese dell'Udc Tiziano Galeazzi ha presentato sulla vicenda un'interrogazione al Consiglio di Stato.
Ma andiamo per ordine. Da cinque anni a questa parte, ogni estate 80/90 studenti ticinesi varcano il confine per venire in Italia a sostenere l'esame di maturità. E non si fermano a Como o a Varese. Proseguono per 800 e passa chilometri fino a raggiungere Pomigliano d'Arco. Proprio così: la città in periferia di Napoli, dove si è formato il vice-premier Luigi Di Maio, è diventata il diplomificio degli studenti ticinesi in affanno.
A conferire loro l'agognato titolo di studio è l'Istituto Giuseppe Papi. Su Internet si presenta come «un centro di studi moderno e all'avanguardia» che offre vari indirizzi, dal liceo scientifico all'istituto professionale per i servizi socio-sanitari. Eppure già in passato era finito nei guai. «A seguito di irregolarità» di natura didattica e amministrativa accertate durante un'ispezione, il 12 aprile 2016 il ministero dell'Istruzione gli aveva revocato la «parità scolastica». Il provvedimento era poi stato sospeso, perché la scuola aveva presentato un ricorso (accolto) al Tar. Ma l'Ufficio scolastico regionale non si era dato per vinto. Dopo aver fatto ricorso al Consiglio di Stato, aveva effettuato un'ulteriore ispezione relativa all'anno scolastico 2017-2018. Anche in questo caso, gli ispettori avevano rilevato irregolarità e si erano ripromessi di svolgere ulteriori verifiche.    
Non è finita. Lo scandalo delle maturità truccate al Giuseppe Papi è finito anche nel mirino della Procura di Nola, sollecitata da un esposto di Valeria Ciarambino, consigliera regionale della Campania del MoVimento Cinque stelle. «Dalle informazioni si apprende di gravi irregolarità avvenute presso il Papi nel corso degli esami» si legge nell'esposto, datato 5 ottobre 2018. «Si parla di esami scritti in cui vengono passate sottobanco tracce dei temi, soluzioni dei problemi e risposte sussurrate agli orali e che a fornire queste facilitazioni sono i docenti interni». Prima dell'esposto, la consigliera aveva scritto all'Istituto scolastico regionale per informarsi sui motivi che avevano portato alla revoca della parità dell'Istituto Papi. Lo scorso 13 febbraio lo scandalo è approdato anche in Parlamento, con un'interrogazione a prima firma della deputata campana Virginia Villani.
Quello dell'istituto Giuseppe Papi non è un caso isolato. Negli ultimi 10 anni varie scuole parificate della Campania (la più nota è il Voltaire di Secondigliano) sono finite al centro di inchieste giudiziarie, con tanto di arresti, perché garantivano a studenti di tutta Italia la promozione alla maturità in cambio di denaro. «In alcune indagini si parla di un vero e proprio prezzario dei diplomi, del valore di migliaia di euro» precisa la consigliera Ciarambino a Panorama. «Solo nel primo semestre del 2016, in tutta Italia sono stati chiusi 27 diplomifici. E' un problema endemico.E la mia denuncia nasce dall'auspicio che questo cancro possa essere debellato, perché l'istruzione rappresenta il futuro del nostro Paese».
Finora non era mai saltato fuori, però, che gli studenti arrivavano anche dall'estero. «Maturità alla napoletana» è il titolo dell'inchiesta andata in onda il 24 gennaio sulla televisione della Svizzera italiana Rsi. «Da Lugano a Napoli, 850 km per una maturità a buon mercato» denuncia il giornalista Gianni Gaggini. «Perché una sede così lontana, scomoda e anche molto costosa? Il trucco c’è ed è clamoroso. L’inchiesta della trasmissione Falò, basata su testimonianze dirette e prove documentali, scoperchia un episodio sconcertante: esami truccati, risposte passate agli studenti, aiuti sottobanco per una promozione assicurata». Con un pregevole lavoro d'inchiesta, Gaggini ha svelato che un «anno-passerella» fra Lugano e Pomigliano, con tanto di esami, costa più o meno 15.000 franchi svizzeri (oltre 13.000 euro). Il pacchetto comprende tre viaggi a Napoli, più vitto, alloggio e spese extra per 10 giorni, oltre a 8.500 franchi (7.500 euro) di retta annuale e ai 3.000 euro di quota esame.
Già, la quota esame. Alcuni testimoni raccontano davanti alla telecamera che i 3.000 euro sono pagati in contanti, con una busta che viene consegnata a un «signore con i capelli rossicci» della scuola di Napoli, che «viene a prenderli con una valigetta nera». Commento del giornalista Gaggini: «Una bella somma, che difficilmente al rientro in Italia poteva passare la frontiera, visto il limite di esportazione di 10.000 euro in contanti».   
Accuse pesanti... Come risponde l'Istituto Giuseppe Papi? Panorama contatta anche l'istituto campano, chiedendo del preside. «No, guardi, al momento non c'è» risponde una voce femminile. E' possibile parlargli più tardi? «Grazie. Ci sentiamo» è la laconica risposta. Mah, pronto, pronto... «Arrivederci, buona giornata». Klack. Da Lugano a Pomigliano, la risposta è sempre la stessa: una cornetta riagganciata.     

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