Marò, un anno dopo: un silenzio assordante

Per l'avvocato che assiste Girone e Latorre "il caso è in un limbo", in Italia le Istituzioni tacciono, mentre il mondo militare e i familiari dei due fucilieri si sentono abbandonati.

Marò

Nella foto i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre – Credits: Getty Images

Eleonora Lorusso

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15 febbraio 2012 - 15 febbraio 2013. Un silenzio assordante. E' quello calato sulla vicenda dei due fucilieri italiani del San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dopo la loro breve "licenza" in Italia per le festività natalizie e il successivo trasferimento, in India, da Kochi, nello stato del Kerala, a New Delhi. Un silenzio che avvolge la vicenda e che sta creando angoscia nei familiari e amici dei due marò, così come fa aumentare la rabbia della comunità militare.

Tutte persone che finora hanno mantenuto calma, riserbo, compostezza e non hanno mai smesso di manifestare rispetto per le Istituzioni, anche di fronte a palesi e sfacciate dimostrazioni di forza da parte dell'India che, pur sedendo all'assemblea delle Nazioni Unite, disattende le leggi internazionali. Una calma e una compostezza, quella dei familiari, che però ora inizia a vacillare: "A questo punto non sappiamo più cosa sia giusto e cosa sbagliato, siamo disorientati sotto tutti i punti di vista" dicono a Panorama.it alcuni tra coloro che in questi dodici mesi hanno continuato a sperare in una soluzione positiva della vicenda, loro che hanno organizzato iniziative mai provocatorie, per non danneggiare i militari trattenuti (e iniziamente detenuti) in India. Ma ad un anno da quel 15 febbraio 2012, quando Latorre e Girone intervennero in un'azione antipirateria a bordo del mercantile Enrica Lexie, tutto sembra tacere. "Al momento non abbiano nessuna iniziativa in atto, anche perchè non vorremmo far precipitare ancora di più la situazione" spiegano.

"Tutto tace, nessuna notizia, siamo in spasmodica attesa di sapere qualcosa, anche solo un minimo accenno che ci confermi che qualcosa si sta muovendo" spiegano ancora familiari e amici, che aggiungono: "I mesi passano e l'angoscia cresce. Speriamo ardentemente che tutto questo silenzio sia per far decantare gli animi dei pescatori del Kerala. Ma temiamo che la scarsa incisività della nostra diplomazia faccia gonfiare ulteriormente i muscoli all'India".

Se dall'Italia non arrivano indicazioni di sorta, è infatti dall'India che arrivano notizie e non sono positive: "Il caso è in un limbo di cui nessuno sa nulla" ha dichiarato Harish Salve, avvocato a capo del team legale che difende i fucilieri del battaglione San Marco, ad Asianews . Un tribunale speciale dovrà infatti decidere se la giurisdizione sul caso sia dell'Italia o dell'India, ma "Nessuno sa in che modo il governo dell'India gestirà la creazione di questa corte, e come la polizia federale potrà indagare sul fatto".

Dopo 12 mesi, insomma, non è neppure stato stabilito chi dovrà giudicare i due militari italiani, accusati della morte di due pescatori indiani, avvenuta al largo delle coste indiane, in acque internazionali, come ormai stabilito dalla Suprema Corte indiana, a dispetto di quanto sostenuto per quasi un anno dai giudici dello Stato indiano del Kerala. Proprio la Suprema Corte, però, non ha riconosciuto l'immunità a Latorre e Girone, nonostante fossero in servizio antipirateria nell'ambito di un'operazione sotto egida Onu. Per i militari è stato deciso di istituire un tribunale speciale, che però non si sa nè da chi sarà composto, nè quando inizierà a riunirsi.

Non solo. Il sito internet di Times of India parlava, solo poche ore fa, di "condanna da scontare in India o in Italia". Secondo il quotidiano online, esisterebbe un secondo accordo tra Roma e New Delhi, siglato prima dell'incidente che ha coinvolto Latorre e Girone, ma ratificato dal governo indiano solo lo scorso 16 novembre e notificato un mese più tardi, in base al quale un condannato può essere trasferito in Patria a scontare la pena. Una buona notizia? Non proprio. Prima di tutto perchè è ancora da stabilire se ci sia stata una responsabilità diretta dei due militari italiani e dunque se saranno mai condannati per quanto accaduto; in secondo luogo perchè l'intesa stabilisce che il trasferimento possa avvenire solo in caso di giudizio definitivo e in assenza di altri carichi pendenti, e non si applica per sentenze emesse da Tribunali militari nè in caso di condanna a morte (tra le pene previste per i casi di omicidio, di cui sono accusati i due marò).

In tutto questo, resta il silenzio (assordante, appunto) delle Istituzioni italiane, forse troppo coinvolte dalla campagna elettorale. Persino il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, sempre molto sollecito nel rispondere sulla sua pagina Facebook o nel cinguettare su Twitter, non ha commentato le richieste di informazioni che noi stessi abbiamo posto tramite il social network. Insomma, sembrano lontane anni luce le immagini tv dell'arrivo a Roma dei due marò, accolti proprio dal capo della Farnesina, Terzi, insieme al collega e ministro della Difesa, Di Paola, al Capo di Stato Maggiore della Marina, Binelli Mantelli (e persino dall'ormai ex Governatore della regione Lazio, Polverini) e poi ricevuti al Quirinale dal Capo dello Stato, Napolitano.

Che per vedere di nuovo in Italia Latorre e Girone occorra aspettare la prossima licenza, magari di altri quindici giorni, la prossima estate?

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