Caso Marò: in ostaggio è l'Italia
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Caso Marò: in ostaggio è l'Italia
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Caso Marò: in ostaggio è l'Italia

Le inutili missioni diplomatiche, gli errori dei vari ministri degli Esteri. Pagano i due militari e la dignità di tutto il paese

Quei due ragazzi dovevano scortare una nave italiana, per conto della nazione che li ha messi in divisa, è accaduto un incidente doloroso in acque internazionali, sono sequestrati da due anni nelle mani di una magistratura che non rassicura, per i modi e per i tempi della sua giustizia, nemmeno un Paese come il nostro, che di magistrature controverse sa qualcosa.

Che cosa fa allora la politica, o meglio lo Stato attraverso il suo governo? Ordina il silenzio, poi parla in modo perfino petulante, mette in cantiere innumerevoli missioni diplomatiche senza esito, promette o minaccia grandi iniziative di cui non si vede nemmeno l’ombra, e alla fine naturalmente il ministro degli Esteri, dopo le buffonate del mancato rientro e poi del forzato rientro in India del governo predecessore, farse insolenti per la dignità dei militari e del Paese che rappresentano, la butta in caciara politica e accusa l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, classico scaricabarile sulla pelle dei più deboli, per le regole d’ingaggio che sarebbero all’origine del pasticcio.

Finora l’Unione europea, che dovrebbe essere coinvolta a prescindere dalle istanze di Roma, si mostra per quel che è o sembra essere in mille occasioni politiche: un’istituzione al grado zero di influenza, di iniziativa e di peso politico. Giornali e opinione pubblica, televisioni e radio, dovrebbero fare un passo avanti e legittimarsi come struttura di servizio della dignità nazionale. Ma non è così. Seguono in modo vagamente pettegolo gli eventi, elaborano una prosopopea dell’impotenza e tranne rarissime eccezioni si segnalano per la minimizzazione del fatto e per la sua distorsione indotta dai maneggi flosci della politica. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone siamo noi, naturalmente. Con la differenza che noi siamo liberi e non sottoposti in condizioni di prigionia illegale a una giurisdizione straniera anche a se stessa, sottomessa alle leggi della politica e della propaganda in tempo di elezioni. Non è una questione di semplice solidarietà, è una questione italiana delle maggiori e a questo livello dovrebbe essere trattata. Siamo pur sempre il Paese che è incorso nel comportamento infame di vergognarsi perché un contractor rapito dai terroristi iracheni, Fabrizio Quattrocchi, ha avuto l’impulso eroico di farsi tagliare la testa dicendo: «Ora ti faccio vedere come muore un italiano». II problema è come vivono gli italiani e quanto hanno animo di sopportare se stessi, i loro media e il loro Stato.

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