Vado Ligure: l'autorizzazione che non convince

L'inchiesta della magistratura punta sull'Autorizzazione integrata ambientale

– Credits: Un momento della protesta degli attivisti di Legambiente contro il carbone. Sullo sfondo le ciminiere della Tirreno Power, centrale elettrica che ricava energia dal carbone, Vado Ligure, 11 settembre 2013. ANSA/LUCA ZENNARO

Antonio Rossitto

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Un criptico acronimo potrebbe riservare sorprese nell’inchiesta sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure,  di cui è azionista anche la Sorgenia della famiglia di Carlo De Benedetti. Questo versante investigativo, che coinvolge politici e  burocrati, ruota attorno a tre lettere: Aia. Sigla che sta per autorizzazione integrata ambientale: il processo che certifica se le emissioni e il funzionamento di un impianto siano adeguati agli standard europei. Una domanda che la Tirreno power aveva presentato al Ministero dell’Ambiente, guidato dal verde Pecoraro Scanio, a febbraio del 2007.

La società chiedeva quindi una sorte di «licenza d’esercizio» per i vetusti gruppi a carbone del 1970. Gli stessi che, ipotizzano i consulenti tecnici della Procura di Savona, avrebbero causato un significativo eccesso di morti e malattie sotto le ciminiere di Vado Ligure.  
La legge è chiara: bisognerebbe rilasciare l’Aia entro cinque mesi dall’istanza. Invece, nel caso della centrale di Vado Ligure, si è tirato avanti per cinque anni, fino al dicembre del 2012, quando il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato emissioni superiori ai limiti voluti dall’Ue. Sei mesi prima, a marzo del 2012, il Ministero dello sviluppo economico aveva intanto dato il via libera alla costruzione di un nuovo gruppo a carbone. I lavori dovrebbero durare tra i sei e gli otto anni. Nel mentre, i vecchi impianti continueranno a funzionare, grazie alla deroga concessa. Un rinvio che ha permesso alla Tirreno power di ritardare i cospicui investimenti, oggi quantificati in 1,2 miliardi di euro, necessari per l’ammodernamento.   

Anomalie denunciate dalle associazione ambientaliste con un articolato esposto, firmato dall’avvocato Matteo Ceruti, che mette sotto accusa, oltre alla procedura dell’Aia, anche il potenziamento della centrale: richiesta su cui la giunta della Regione Liguria, guidata dal democratico Claudio Burlando, sia nel 2007 che nel 2009 aveva dato parere contrario. Fino alls’inversione a U del luglio 2011. «La scelta più difficile del mio mandato» la definì Burlando. «Non decidere avrebbe significato un danno ambientale colossale: tenersi due gruppi a carbone vecchi di quarant’anni e molto inquinanti». Gli stessi che continueranno a funzionare almeno fino al 2020, tra oscuri ritardi e incomprensibili anomalie.

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