Riforma del Senato: il Pd è spaccato

La minoranza Pd insiste nel non voler ritirare il ddl costituzionale che prevede il mantenimento di una Camera alta elettiva con diritto di voto sulle leggi costituzionali, europee ed elettorali. Il M5S fiuta l'aria e offre una sponda

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L'inattesa apertura che il M5S ha fatto stamane nei confronti del disegno di legge costituzionale della minoranza Pd che prevede un Senato elettivo (a differenza della riforma Renzi-Berlusconi) è la più classica delle polpette avvelenate: un tentativo da parte della premiata ditta Grillo & Casaleggio - neanche troppo dissimulato - di far saltare l'accordo sulle riforme tra il premier del Pd e l'ex premier del PdL siglato al Nazareno. Un modo, anche, per chi intenda vederlo, per uscire dall'angolo e far esplodere, come già avvenne con successo sull'elezione del presidente della Repubblica, le spaccature interne al Pd. Il problema è che il Pd, una parte consistente del quale mal ha digerito l'ascesa di Renzi, potrebbe cascare mani e piedi nella trappola confezionata dal duo a cinque stelle.

La partita ora si sta giocando sulla questione degli emendamenti al ddl principale siglato, nelle sue linee fondamentali, al Nazareno. Renzi e la maggioranza del Partito democratico spingono affinché Vannino Chiti, Corradino Mineo e gli altri civatian-cuperliani, anziché presentare il loro ddl su cui piantare la bandierina e sul quale l'operazione volta a far saltare le riforme dei 5S potrebbe avere successo, contribuiscano a migliorare e emendare il testo principale di Renzi e Berlusconi senza però mettere in discussione la questione dell'ineleggibilità dei membri del Senato.

La minoranza sembra però non volerci sentire. E pare tentata di andare avanti a testa bassa per mettere in difficoltà il premier segretario. Con una proposta che avrebbe, dixit Chiti, una ricaduta sui costi complessivi della politica ben superiore del ddl Renzi, attribuendo al Senato il diritto di voto sulle leggi costituzionali, elettorali, dei trattati europei e dei provvedimenti che investano diritti fondamentali della persona. «La Camera sarà composta da 315 deputati, la metà degli  attuali 630; il Senato da 100 eletti nelle Regioni (contestualmente al voto per i Consigli regionali) più 6 in rappresentanza degli italiani all’estero. Meno della metà degli attuali 315» dice Chiti. La battaglia è  aperta. E Renzi potrebbe essere pugnalato. Non da Berlusconi o Grillo. Dai suoi.

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