Del Turco condannato senza prove

Tutte le incogruenze della sentenza di primo grado a 9 anni e 6 mesi di carcere per l'ex parlamentare

Ottaviano Del Turco fuori la sua casa di Collelongo subito dopo la sentenza che lo ha condannato a 9 anni e 6 mesi (Credits: ANSA/ CLAUDIO LATTANZIO)

Anna Germoni

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Nelle 455 pagine di motivazioni della sentenza del tribunale di Pescara (depositate da pochi giorni), che il 22 luglio scorso ha condannato in primo grado l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, la tesi difensiva viene citata solo quattro volte. E si segnala la totale mancanza di prove a carico degli imputati.

Eppure il verdetto è pesante: tutti gli accusati nel processo denominato «Sanitopoli», a partire dal presidente della Regione, secondo i giudici «avevano un vero e proprio programma criminale, volto a favorire, nell’attività di iniziativa legislativa ed amministrativa in maniera di sanità in violazione di legge, gli interessi delle case di cura stesse, in particolare di quelle gestiste dall’Angelini, su cui si è innestata l’attività corruttiva di essi».

Un piano così criminale che il tribunale ha «convertito» tutti i fatti di concussione, originariamente contestati a Del Turco, in fatti di corruzione. Il punto chiave della sentenza è la credibilità,  incondizionata,  attribuita a Vincenzo Maria Angelini, ex re della sanità abruzzese e grande accusatore di Del Turco, che nel processo era sia parte lesa sia imputato per associazione a delinquere, truffa e abuso.

Fu proprio l'imprenditore a dichiarare ai magistrati, due giorni prima di essere indagato, di aver pagato tangenti per circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori pubblici regionali di centrosinistra e di centrodestra. I pm all’epoca non ravvisarono per lui l’esigenze cautelari in quanto stava collaborando, mentre Del Turco venne arrestato e portato in isolamento nel supercarcere di Sulmona.

Per i giudici le dichiarazioni rese dall’Angelini sono «attendibili, riscontrate da elementi esterni in ordine alle modalità oggettive dei fatti riferiti, tali da assumere piena idoneità dimostrativa in ordine all’attribuzione dei fatti-reato ai singoli imputati coinvolti nella presente vicenda» e il suo racconto «è apparso del tutto spontaneo, preciso, logico e coerente», anche quando quando in aula, il superteste dichiara «questa Giunta (quella Del Turco ndr) è quella che mi ha ucciso più di tutti nei trenta anni in cui io ho avuto di gestire la mia clinica, questa è la Giunta che ha danneggiato le Case di Cura di più, a tutti i livelli».

Le tangenti con le “mele”

Angelini ha riferito di mazzette da 5 milioni e mezzo mescolate con le «mele», e il tribunale non ha dubbi: «La tangente a Collelongo (luogo dove ha casa Del Turco, ndr) c’è stata ed è documentata». I giudici elencano i prelievi dell’imprenditore fino ad arrivare alla «mazzetta» da 200 mila euro del 2 novembre del 2007, quella che viene portata direttamente da Angelini a casa di Del Turco.  Per il tribunale l’imprenditore «aveva documentato sia le attività di preparazione e imbustamento del denaro sia quelle di consegna facendo fotografare dal proprio autista le banconote». Le mele nella busta, secondo la versione di Angelini erano state messe, perché Del Turco gli avrebbe chiesto se era venuto da solo. E alla risposta, che era con l’autista, l’ex governatore gli disse di mettere delle mele nella busta dei soldi.

Secondo la difesa «stando a quanto chiarito in sede di incidente probatorio il 12 settembre 2008, Angelini sarebbe addivenuto alla ricostruzione delle singole dazioni di denaro, narrate alla Procura il 6 maggio 2008, attraverso il mero studio della documentazione contabile relativa ai prelievi, di quel medesimo denaro, dai conti bancari o dalle casse delle varie società dello stesso Angelini».

E ancora, «Angelini avrebbe dunque individuato, con il solo aiuto della sua memoria quali tra i vari, numerosissimi prelievi di denaro, effettuati con le stesse modalità già a partire da almeno 3 anni prima dei fatti in esame, sarebbero stati destinati al pagamento di Del Turco o dei suoi sodali per 25 volte in un arco di circa due anni, in assenza di qualunque altro supporto (nessuna agenda, nessuno schema, nessun documento elettronico, ecc..)». Infatti il superteste in aula dichiara «facendo memoria storica insieme a mia moglie abbiamo ricostruito la differenza che c'era fra soldi che abbiamo utilizzato per altro e soldi che sono andati a Del Turco».

Le foto con le mele, secondo la versione fornita da Angelini, prima sarebbero state scattate con un cellulare, poi con una fotocamera. Ma gli scatti non corrispondono alla data del 2 novembre del 2007. Sono risalenti al 2006, parola di periti, che sono risaliti alla data, comparando i files in memoria nella stessa fotocamera. Ogni scatto ha un nome e una numerazione progressiva, assegnato in automatico proprio dalla stessa macchina e non modificabile se non lasciando una traccia. Le foto delle mele sono consequenziali ad altre foto del 2006. Ma il collegio crede alla veridicità delle parole dell’Angelini.

Le fatture Telepass

Per i giudici sarebbero la «prova documentale» delle tangenti. Anche se le fatture fornite dall’imprenditore,  indicano un numero elevatissimo di uscite al casello autostradale di Aielli-Celano: ben 47 dal 15 gennaio 2006 al 22 dicembre 2009. Anche se l’Angelini attribuisce un valore di univocità assoluta fra tale uscita e le visite a casa di Del Turco a Collelongo. Per la difesa « risulta evidentemente che, secondo la versione proposta il 15 maggio 2008, l’imprenditore si sarebbe recato a Collelongo almeno 47 volte con una vettura dotata di Telepass.  A fronte di una dichiarazione in cui si afferma che l’auto con il Telepass è stata adoperata per recarsi presso l’abitazione di Del Turco “un paio di volte”».    

Inoltre emerge in più occasioni, secondo lo statino di servizio dell’autista dell’ex governatore, che segnava regolarmente tutti gli spostamenti del presidente della Regione Abruzzo, che Del Turco non era presente in casa, negli orari in cui, secondo le fatture del telepass, Angelini lo avrebbe incontrato. Tra cui risulta proprio quel famigerato 2 novembre del 2007, in cui, secondo la tabella degli spostamenti dell’autista di Del Turco, l’ex governatore non era stato accompagnato a casa, nell’orario in cui l’imprenditore dichiara di aver consegnato la tangente con le mele. Ma il tribunale crede che Del Turco potesse essere stato accompagnato da altri, presso la sua abitazione per poter intascare la tangente.

Del Turco prende tangenti per strada

Nelle motivazioni della sentenza che accusano Del Turco di essere il dominus del piano criminale, c’è anche la testimonianza dell’autista di Angelini, cui si attribuisce assoluta veridicità. In aula l’autista ha sostenuto ripetutamente di aver consegnato tangenti nelle mani di Del Turco, il quale le avrebbe ricevute, anche uscendo dall’ufficio della Regione, o in una via centrale a Roma. Un quadretto pittoresco: l’ex governatore, quindi avrebbe preso tangenti in strada, incurante di avere tra le mani una mazzetta di centinaia di migliaia di euro in contanti. Per i giudici, questa versione è credibile.

Il deposito milionario di Angelini

Secondo la difesa «da un’informativa della Guardia di finanza si apprende che il 20 luglio 2008, 12 giorni dopo gli arresti dei vertici della Giunta Regionale, Angelini si è recato presso la filiale della propria banca, la Cassa di Risparmio di Chieti, per effettuare un deposito: sono 6.000 banconote da 500 euro, per un totale di 3 milioni di euro. Non vi è traccia di prelievi a ciò riconducibili».

Da dove viene quel denaro?  Il colonnello della guardia di finanza in aula dichiara «questa operazione non è stata oggetto di attività alcuna».  
Il deposito milionario dell’imprenditore non è menzionato nelle motivazioni della sentenza, in quanto non sono stati disposti accertamenti dalla procura.   
 

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