Multe e autovelox a Roma: chi ci guadagna?

L'assessore alla Mobilità assicura: "Non è vero che ci facciamo cassa"

Autovelox installati a Roma – Credits: Massimo Percossi/Ansa

Claudia Daconto

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Era il 12 maggio scorso quando, a sorpresa, spuntarono su alcuni dei principali stradoni romani 15 autovelox nuovi di zecca. Solo quel giorno le vetture multate furono 473 mentre nelle successive due settimane gli automoblisiti beccati oltre il limite di velocità consentito superarono i 4mila. Nel numero di Panorama in edicola da oggi, un'inchiesta condotta in diverse città fotografa l'ultima tendenza in fatto di multe: quella di farne il più possibile per garantire un po' d'ossigeno alle disastrate casse comunali.

A gridare alla truffa è, tra gli altri, il solito Codacons che, per voce del suo storico presidente Carlo Rienzi, punta il dito contro operazioni come “Andate piano” lanciata dalla Polizia locale della Capitale proprio per tentare di ridurre il numero di incidenti grazie all'uso degli autovelox. “Servono più ai Comuni per fare cassa - è l'accusa -  che alla sicurezza stradale”.

Ma a parte il rischio di giustificare comportamenti scorretti e pericolosi alla guida con la scusa che “intanto l'autovelox è un inganno”, quanto c'è di fondato dietro queste denunce?

Se l'assessore alla Mobilità del Comune di Roma Guido Improta, interpellato da Panorama.it, assicura che “l’amministrazione comunale ha sempre rispettato il vincolo di destinazione delle contravvenzioni previsto dall’art. 208 del Codice della Strada”, per il consigliere radicale Riccardo Magi la realtà è un'altra visto che "da anni esiste un uso strategico delle multe grazie al quale, per chiudere i bilanci, si fa sistematicamente ricorso a entrate straordinarie, che poi non si verificano, per finanziare la spesa corrente causando tutta una serie di ammanchi nelle casse del Comune".

In effetti andando a spulciare tra i dati, a saltare agli occhi è una certa discrepanza, talvolta anche  molto accentuata, tra le entrate previste dal bilancio previsionale e quelle poi effettivamente accertate. Esempio: per il 2010 il previsionale metteva a bilancio entrate per 6.004.412.560,72 euro ma quelle effettive sono state pari a 4.661.288.072,90. Una bella differenza! Che sommata a quelle degli anni precedenti e dei successivi può in parte spiegare come mai il sindaco Ignazio Marino si sia ritrovato -  è proprio il caso di dirlo - a dover fare i conti con un buco di 867 milioni.

Tuttavia, anche ammesso che gli incassi presunti delle multe agli automobilisti abbiano rappresentanto una delle voci con cui i comuni, compreso quello di Roma, hanno forzato i propri bilanci, di che percentuale stiamo parlando?

Per quanto riguarda la Capitale va detto che il trend è sicuramente in calo. Se nel 2010 le multe incassate (344.610.075 milioni di euro) rappresentavano il 7,38% del totale delle entrate dell'intero bilancio (4.661.288.072), nel 2013 la percentuale era infatti scesa al 6,46% e sul previsionale del 2014 al 6,10%.

Non solo. Con una delibera approvata lo scorso 30 aprile, l'amministrazione ha destinato a un fondo di svalutazione crediti circa 80 milioni di euro sui 265 che si prevede debbano entrare nel 2014. Come a dire che non solo il Comune non ha intenzione di spendere soldi che ancora non incassato, ma che addirittura li mette da parte.

Anche sul fronte strisce blu e Ztl c'è stato un netto dietro front. Dopo aver ipotizzato un aumento del parcheggio nelle prime da 1 euro fino a 3 all'ora e per l'ingresso nelle seconde da una media di 94 euro all'anno a 243 (1.216 euro per cinque anni), il Comune ha deciso di lasciar perdere e individuare “nuove coperture economiche affinché le tariffe per i residenti - limitatamente alla prima auto - risultino meno onerose e auspicabilmente modulate alla capacità contributiva”.

Per le strisce blu – spiega l'assessore Improta - si è provveduto ad eliminare il ticket forfettario (4 euro per 8 ore di sosta e l’abbonamento mensile a 70 euro) nel convincimento che si tratta di spazi pubblici da occupare con il massimo indice di rotazione (anche per evitare il fenomeno della doppia fila) e non nella logica di “garage a cielo aperto” o, peggio, come strumento per fare cassa. Per quanto riguarda le ZTL, poiché a Roma esistono 4 aree con diversa regolamentazione sia per quanto riguarda i giorni e le ore di restrizione al traffico che per estensione urbana, abbiamo ritenuto opportuno accogliere le richieste di differenziare, modulandole, le tariffe per il rilascio dei permessi in favore dei residenti”.

Insomma, se pure talvolta è possibile ipotizzare un intento vessatorio verso gli automobilisti, è anche vero che la situazione varia da città a città e che in una come Roma, dove ogni anno vengono falciati sull'asfalto decine di pedoni e ciclisti, si contano migliaia di feriti e tra le cause di maggiore stress per i cittadini ci sono le doppie file o altri comportamenti scorretti alla guida, il problema non è certo quello delle troppe multe o della presenza degli autovelox, piuttosto quello di trovarli molto spesso fuori funzione.

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