Esteri

La vittoria di Macron in Francia sarà la vittoria delle riforme in Europa

Non c’è alternativa alla UE ma anche a una ristrutturazione profonda delle istituzioni europee. Il fenomeno Macron indica la strada, ormai obbligata

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Marco Ventura

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Può darsi che alla fine l’Europa sia più forte di chi la contesta, l’Europa con tutti i suoi vizi e malanni. In Olanda il populista Winders non ha più sfondato, ha perso. In Francia, Marine Le Pen non è riuscita a superare quella soglia del 25 per cento che le rilevazioni dei sondaggi a un certo punto consideravano alla sua portata.

Può darsi che la spinta anti-euro e anti-europeista abbia già prodotto i suoi effetti stravolgendo lo scenario della politica consolidata, scompaginando i partiti tradizionali in Francia come è successo con questa storica sconfitta da un lato dei repubblicani di Fillon e dall’altro dei socialisti di Hamon.


La caduta della Le Pen
Può darsi che la presenza nei programmi dei candidati di centrosinistra e centrodestra d’Oltralpe di una stretta dura sulla sicurezza e l’immigrazione abbia arginato l’avanzata del Fronte nazionale.

Può darsi che il confronto tra l’ex banchiere pro-Europa ministro dell’Economia del malvisto presidente socialista Hollande e ora leader di un neonato movimento “En marche!”, Macron, e la paladina di tutti quelli che paventano l’invasione islamica e l’insicurezza generata dal degrado delle banlieu oltre che l’oppressione dei regolamenti europei, la Le Pen, si concluda alla fine con la caduta rovinosa della leader sovranista a tutto vantaggio delle vecchie élite mascherate dal volto giovane e nuovo del candidato centrista.


Può darsi che di rivoluzionario rimanga alla fine, in questo scorcio di 2016 e inizio 2017, soltanto l’affermazione in America di un presidente fuori dagli schemi, populista e sopra le righe come Donald Trump. Un presidente che gli americani hanno scelto e che nel bene o nel male sta mantenendo molte delle sue promesse (per inciso, la Brexit è un fenomeno diverso, che rimanda a una tradizione di parentela atlantica tra Gran Bretagna e USA, e di diffidenza verso il continente).

Il bisogno di riforme
Certo, pochi sono ormai disposti a pensare che l’Europa non debba essere cambiata, riformata, rivista nei suoi meccanismi, nelle sue strutture, nel suo modo di (non) dialogare con i cittadini. C’è chi pensa che si debba arrivare a più Europa, chi vuole aggiungere, e chi invece pensa che ci voglia meno Europa, chi vuole sottrarre. Anche nel campo centrista, di sinistra come di destra, prevale ormai una visione riformista della UE.

Si parla di doppia velocità, di governo comune dei Paesi dell’Euro, di politica delle cooperazioni rafforzate come primo passo verso una nuova idea di nocciolo duro o punta di diamante dell’Unione, finalmente competitiva nel mondo globalizzato.

Difficile pensare che la soluzione di tutti i nostri problemi sia l’abolizione o la distruzione dell’edificio europeo. Più ragionevole prendere il meglio delle critiche non sempre ingiustificate dei movimenti populisti, e distillarne proposte di rinnovamento.

Non c’è alternativa all’Europa, ma al tempo stesso non c’è alternativa a riforme profonde delle istituzioni europee e della loro governance. Chi saprà rassicurare, garantendo il rinnovamento, e al tempo stesso superare la fase puramente distruttiva delle formazioni anti-casta, avrà in mano le chiavi della vittoria. In questo senso, il fenomeno Macron indica la strada.

E per questa ragione Marine Le Pen potrebbe doversi rassegnare a restare al palo ancora una volta. Giusto però riconoscerle di avere contribuito, sia pure indirettamente, a migliorare le proposte della politica avvicinando quest’ultima ai cittadini. Senza arroganza, senza infingimenti, senza il peso insopportabile del politicamente corretto. 

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