L'antisemitismo ed il futuro dell'Europa

L'attentato al museo ebraico di Bruxelles ci pone davanti ad alcune domande non rinviabili sull'antisemitismo

Una manifestazione ebraica dopo l'attentato di Bruxelles – Credits:  THOMAS SAMSON/AFP/Getty Images

di Robin Sclafani, direttrice di CEJI

Sabato scorso, 24 maggio, nel cuore dell’Europa, in una via del centro di Bruxelles, abbiamo assistito a un simbolico attacco al visionario progetto dell’Unione europea che mira alla pacifica convivenza tra culture diverse.

Alla vigilia delle elezioni europee (in Belgio lo stesso giorno si sono tenute anche le consultazioni politiche), un uomo ha fatto fuoco all’interno del museo ebraico, uccidendo 4 persone. Si tratta del peggior attentato antisemita mai registrato nel paese che ospita le istituzioni europee dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi.

L’idea di un’Unione europea è nata come conseguenza degli orrori dell’Olocausto, con l’intento di mantenere relazioni pacifiche in un continente lacerato da due conflitti nella prima metà del XX secolo. Un’ondata di shock generale aveva colpito la popolazione europea, che si era resa conto di quanta complicità antisemita aveva permesso ad Adolf Hitler di portare avanti la sua missione genocida contro ebrei, rom, omosessuali, disabili, diversi. Nello spirito dei padri fondatori dell’Ue, il rimorso per quegli orrori è stato tradotto in un senso di responsabilità politica e sociale.

Nonostante tutto, le recenti elezioni europee hanno visto eletti 77 nuovi eurodeputati di partiti xenofobi. Un incremento del 50 per cento rispetto a cinque anni fa. Sembra che le fondamenta dell’Unione europea stiano attraversando – per dirla con le parole della indiscussa vincitrice delle consultazioni francesi, Marine Le Pen - un “terremoto” politico. E l’attacco antisemita di Bruxelles potrebbe essere visto come la ciliegina sulla torta dei vincitori della tornata elettorale.
Ma ciò che alimenta le preoccupazioni è che quel che è accaduto lo scorso fine settimana in una centralissima strada di Bruxelles non è un’inaspettata sorpresa, visto il clima ostile che la comunità ebraica denuncia nella città delle istituzioni europee. Lo scorso 4 maggio nella capitale del Belgio è stata organizzata (e poi vietata dalla polizia) una manifestazione sostenuta da 500 persone, tra cui politici e personalità di rilievo dichiaratamente antisemite (incluso il turpe umorista francese Dieudonné), chiamata “The First European Conference of Dissidence”.

Vista la situazione sarebbe quindi importante che i membri del Palamento europeo e i governi nazionali prendessero atto di questi segnali – troppo spesso ignorati - di crescente odio nei confronti della comunità ebraica in molti paesi europei, in primis Ungheria, Francia e Belgio. Sarebbe fondamentale l’istituzione di specifici programmi educativi contro il razzismo nel percorso degli studi dell’obbligo. L’educazione nelle nostre scuole è la chiave principale per promuovere i valori su cui l’Unione europea è stata fondata.

© Riproduzione Riservata

Commenti