Italicum: cosa prevede la nuova legge elettorale

La riforma passa con 365 sì, 156 no e 40 astenuti. Contrari M5S, Lega, Fdi e Sel. Il patto Renzi-Berlusconi ha retto per un pugno di voti su preferenze e quote rosa - Sondaggio

La Camera durante l'esame della legge elettorale – Credits: Giuseppe Lami/Ansa

Claudia Daconto

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C'è il via libera definitivo della Camera - con 365 sì e 156 no e 40 astenuti - alla riforma elettorale nata dall'accordo del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Sopravvissuto ai 200 emendamenti presentati dalle diverse forze politiche e ribattezzato “Italicum a metà”, il nuovo sistema elettorale si applicherà - dopo lo stralcio dell'articolo 2 - solo alla Camera, in attesa che il Senato, come è nelle intenzioni del premier, sparisca. Se ciò non avvenisse prima delle prossime elezioni, gli italiani andrebbero a votare con due diverse leggi elettorali, una valida alla Camera, una al Senato. A quel punto il rischio paventato da molti costituzionalisti sarebbe quello di avere due maggioranze diverse nelle due camere e dunque una situazione di ingovernabilità. Ecco come si è arrivati a questo punto, come funzionerà il nuovo sistema di voto, chi è contento, chi meno.

COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE

L'Italicum sarà applicato solo alla Camera e non al Senato dove il sistema elettorale sarà un proporzionale senza premio di maggioranza, su base regionale e con voto di preferenza, il cosiddetto Consultellum, dal nome della sentenza con cui prima la Cassazione il 17 maggio dello scorso anno, poi la Corte costituzionale avevano bocciato il Procellum.

- CIRCOSCRIZIONI

Per quanto riguarda la Camera, l'Italia viene divisa in micro circoscrizioni (120) che assegneranno da 3 a 6 seggi.

- PREFERENZE

Le liste saranno bloccate, nel senso che gli elettori non possono esprimere delle preferenze. I candidati potranno presentarsi presumibilmente in massimo di otto collegi (candidature multiple). Il parlamento ha 45 giorni di tempo dopo le elezioni per ridisegnare i collegi e le nomine

- SOGLIE DI SBARRAMENTO

Per entrare in Parlamento le forze politiche devono raggiungere una determinata soglia: l'8% se si presentano da sole; il 4,5% se in coalizione; mentre la coalizione dovrà raggiungere almeno il 12% dei voti.  Dovrebbe sparire il cosiddetto emendamento “Salva-Lega” che avrebbe consentito ai partiti territoriali di salvarsi dallo sbarramento presentandosi in non più di 7 regione e ottenendo il 9% in 3 circoscrizioni (collegi).

- PREMIO DI MAGGIORANZA

La coalizione o partito vincitore che supera la soglia del 37% ottiene 340 seggi

- SECONDO TURNO

Se nessuno ha raggiunto la soglia del 37% si va al ballottaggio tra i primi due (partiti o coalizioni). In questo caso il premio di maggioranza scende da 340 a 325 seggi

- QUOTE ROSA

Ancora incerto il via libera alla parità di genere. Al momento la legge non lo prevede e finora non sono stati approvati emendamenti in questo senso.

IL PERCORSO DELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE

Le trattative sulla nuova legge elettorale partono a gennaio di quest'anno. Silvio Berlusconi incarica Denis Verdini di gestire i rapporti con il Pd sulle riforme. Il 18 gennaio è il giorno dell'incontro nella sede nazionale del Pd tra il Cavaliere e il segretario democratico. Nasce l'intesa sull'Italicum che comprende sia la legge elettorale che le riforme costituzionali (riforma del Titolo V della Costituzione e abolizione del Senato). Con la caduta del governo Letta e la nascita di quello Renzi, nelle trattative sulla legge entra un terzo attore: Angelino Alfano. In sintonia con una parte del Pd, il leader di Ncd impone e ottiene di discutere una serie di aggiustamenti alla legge e quindi un allungamento temporale della legislatura.

A CHI PIACE, A CHI NO, A CHI NI'

Se sul fronte dei numeri la nuova legge elettorale dovrebbe ottenere il via libera da Pd (293), Forza Italia (67), Nuovo centrodestra (29), Scelta civica (27) e Popolari (19), all'interno di questa maggioranza (435) esistono umori diversi.

Piace sicuramente ad Angelino Alfano. Anche se i partiti minori come il Nuovo centrodestra, non hanno ottenuto un innalzamento della soglia per accedere da soli in Parlamento (il 4,5%), il fatto che l'Italicum sia applicabile solo alla Camera da una parte allontana per loro il rischio di elezioni in tempi brevi, dall'altra allunga i tempi della legislatura. Una dilazione necessaria, soprattutto ad Alfano, a rafforzarsi nei territori e costruire, nel frattempo, “una nuova coalizione dei moderati” in vista del voto.

Positivo invece il giudizio della minoranza Pd. L'emendamento che ha cancellato l'introduzione della legge anche al Senato porta la firma dei cuperliani Alfredo D'Attorre e Giuseppe Lauricella. Gianni Cuperlo lo ha definito, infatti, “un bel passo avanti”.

Non piace, invece, a Silvio Berlusconi costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Il Cavaliere – che sa benissimo di non poter mettersi a fare il leader anti-sistema visto che quel ruolo è già occupato da Beppe Grillo - ha accettato un compromesso, per lui al ribasso, per non far saltare tutto e ritrovarsi isolato, fuori dai giochi delle riforme. Ma quello che davvero lo ha convinto, oltre al fatto di voler apparire come “padre nobile” al di sopra delle proprie convenienze, è che l'approvazione dell'Italicum solo alla Camera non esclude, tecnicamente, la possibilità di andare comunque al voto.

Contrariati anche alcuni degli avversari di Renzi nel Pd che parlano di “ennesimo pasticcio”. “Ma si è mai visto un sistema politico bicamerale con due leggi diverse per ognuna delle due Camere? - ha polemizzato Pippo Civati - Mi appello a Napolitano per sapere se va tutto bene”.

Ma critiche sono arrivate anche da alcuni fedelissimi del premier. Roberto Giachetti, Paolo Gentiloni, Simona Bonafé, Matteo Richetti considerano un errore aver consegnato ad Alfano un potere sulla durata della legislatura. Ma c'è anche chi è convinto che dopo le elezioni del 25 maggio, quando si conoscerà il peso elettorale del Ncd, per il ministro dell'Interno diventerà praticamente impossibile avanzare una qualsiasi pretesa.

Non piace al Movimento 5 Stelle, convinto che i due sistemi di voto porterebbero a maggioranze incerte e a due risultati certi: “ingovernabilità totale e sfascio del Paese”.

Sul piede di guerra anche le donne. Un fronte bipartisan sta infatti dando battaglia per ottenere la parità di genere in lista e soprattutto l'alternanza uomo-donna per evitare di arrivare seconde e rimanere fuori dal Parlamento.

Per Matteo Renzi invece si tratta comunque di un passo avanti. Per lui vale il ragionamento che è meglio mezza legge che nessuna legge. A chi obietta che approvando l'Italicum solo alla Camera si continuerebbe a condannare il Paese all'ingovernabilità, il premier ribatte che poco importa visto che, con o senza una legge elettorale, il Senato è destinato a sparire. Inoltre, al pari di Berlusconi, anche per Renzi avere la riforma almeno alla Camera costituisce una garanzia qualora la situazione precipitasse e si andasse al voto anticipato.

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