Il negazionista Abbas riconosce l'Olocausto. Perché?

Il presidente palestinese definisce la Shoah come "il crimine più atroce dell'era moderna" e mette nel cassetto il suo libro dedicato alla complicità tra nazisti e sionisti, ma ci crede davvero?

Nablus. Sostenitori di Fatah festeggiano l'incontro a Washington tra il presidente Abbas e Barack Obama – Credits: JAAFAR ASHTIYEH/AFP/Getty Images

Anna Mazzone

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Nel giorno in cui la Knesset commemora l'Olocausto arriva a sorpresa la dichiarazione di Mahmoud Abbas. Il presidente palestinese ha definito la Shoah come "il crimine più atroce" della storia moderna e ha espresso la sua vicinanza ai famigliari delle vittime ebree del nazismo. 

Le parole di Abbas sono state immediatamente tradotte in spagnolo, inglese e arabo sul sito dell'agenzia di stampa palestinese, Wafa, proprio per sottolineare l'importanza di una simile dichiarazione, per la quale il leader palestinese non a caso ha scelto il giorno in cui in Israele si commemora il genocidio operato dai nazisti. Ma perché dirlo proprio adesso e qual è la strategia politica di Abu Mazen, che in passato si è distinto per il suo pervicace negazionismo?

"L'Olocausto è il riflesso del concetto di discriminazione etnica e di razzismo - ha detto Abbas - che i palestinesi rigettano con forza e contro il quale combattono". Una dichiarazione confezionata per blandire l'opinione pubblica israeliana e impressionare quella internazionale, con lo scopo di salvare al fotofinish il tavolo dei negoziati con Tel Aviv che è ormai prossimo al fallimento. Abbas lancia un messaggio al premier dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, lasciando una porta aperta al dialogo nonostante lo stallo delle ultime settimane.

Ma da Gerusalemme si ribatte con forza alle dichiarazioni del leader palestinese. Netanyahu punta il dito verso Abbas, accusandolo di condurre una politica del doppio binario, da una parte Fatah - l'ala moderata dei palestinesi - ha raggiunto l'accordo con Hamas, l'ala terrorista che governa a Gaza, mentre dall'altra parte cerca di tenere in piedi il tavolo della pace rabbonendo Israele (e gli Usa) con le sue parole sulla Shoah.

Il premier israeliano ha ricordato che "Hamas nega l'Olocausto e allo stesso tempo tenta di realizzare un nuovo genocidio attraverso la distruzione dello Stato di Israele", e ha aggiunto che "E' con questa stessa organizzazione che Abu Mazen ha scelto di siglare un'alleanza la scorsa settimana", e che per Israele è impensabile parlare di "vera pace" con Fatah finché il leader palestinese sceglierà di stare sulla stessa barca con l'organizzazione terroristica.

Dopo sette anni di lontananza, la scorsa settimana Hamas e Fatah si sono "riconciliate", ponendo fine a un divorzio breve tra il governo della Striscia di Gaza e la West Bank. Ma proprio il governo di Gaza City nega l'Olocausto e impedisce qualsiasi discussione sul tema. Tuttavia, Abbas ha bisogno di Hamas per ritrovare l'unità del suo movimento e rendere la sua piattaforma politica più appetibile. 

La strategia di Abbas è chiara: da una parte sta cercando di rafforzare la sua posizione di fronte ad Hamas, mentre dall'altra vuole fare contenti gli americani, che sostengono il tavolo di pace tra la Palestina e Israele e che sono molto frustrati dalla piega che hanno preso gli eventi. 

Ma dall'entourage del leader di Fatah fanno sapere che le parole di Abbas sono "sincere" e non nascondono alcun secondo fine. Il presidente palestinese evidentemente ha cambiato idea rispetto alle posizioni che aveva nei primi anni '80, quando in un pamphlet dal titolo: "L'altra parte: la relazione segreta tra nazismo e sionismo", decurtava a un milione il numero degli ebrei uccisi dai nazisti e denunciava i contatti tra le SS e i leader del movimento sionista, complice dell'Olocausto, che viene degradato a crimine di guerra.

Il libro di Abbas si basa quasi integralmente sulla tesi di dottorato scritta dal leader palestinese nel 1982, quando era ricercatore presso un'università russa, e intitolata proprio: "Connessioni tra nazisti e sionisti tra il 1933 e il 1945". In soldoni, un riassunto retorico delle più note teorie del complotto in salsa antisemita, che culminano nell'infamante accusa di complicità degli ebrei nella mattanza del loro stesso popolo.

Ora, però, il più mite Abbas sembra aver cambiato improvvisamente opinione e usa toni completamente diversi. Insomma, questa deve essere "l'altra parte" del leader palestinese, quella che non nega l'Olocausto, ma riesce però tranquillamente a stringere la mano e a riconciliarsi con chi lo fa. 

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