Elezioni in Germania: 3 lezioni per il futuro dell'Europa

La vittoria a metà della CDU ci dice che il populismo è ancora forte, che la sinistra soffre e che l'asse Francia-Germania è centrale per la democrazia

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Il cancelliere tedesco Angela Merkel - 24 settembre 2017 – Credits: Sean Gallup/Getty Images

Marco Ventura

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Sono tre le lezioni del voto tedesco. Prima, però, una premessa: vince la Merkel ma esce indebolita dalle urne con l’8% in meno. Al contrario, sale vertiginosamente la destra che ha all’interno persino frange di estremismo filo-nazista. E crolla la Spd di quell’oppositore nato (perciò “unfit”, non adatto, a governare) che è Schulz.

Ed ecco le tre lezioni.

Il populismo non è morto

Il voto francese e olandese sembrava aver messo un freno definitivo ai cosiddetti populismi. Quello tedesco dimostra che il richiamo alla identità del “popolo”, cioè il sovranismo, il nazionalismo legato alla difesa dei confini e alla levata di scudi e muri contro gli immigrati, è ancora un vento forte in Europa. Oggi è Angela Merkel, alfiere della destra moderata, l’unico vero argine al “populismo”. Ma per esserlo in modo efficace deve cambiare la sua politica e inglobare, come ha fatto con la sinistra quando era alleata dei socialdemocratici dell’Spd nella coalizione di governo (la “grosse koalition”), anche gli elementi sovranisti della destra. Come l’estrema destra rivendica la necessità di riprendersi il “volk”, il popolo, la nazione tedesca, così la Merkel dovrà strizzare l’occhio agli ultrà se vuole preservare la democrazia. In Germania e in Europa.

La sinistra socialdemocratica in crisi

La sinistra socialdemocratica in Europa non riesce più a esercitare un richiamo adeguato sull’opinione pubblica. Qui si registra continuità e coerenza di risultati. La sinistra (in particolare quella moderata e di governo) perde pressoché in tutta Europa. In Francia, i socialisti si sono dileguati. Macron va considerato un fenomeno a parte, fuori dal sistema, per quanto legato alla tradizione europeista e al mondo delle banche e della finanza europee. Il campanello d’allarme suona anche per la sinistra italiana e il Pd. La domanda è allora: quale direzione prenderà il flusso del voto cosiddetto populista? Verso il centrodestra di Berlusconi-Salvini o verso i 5 Stelle?

Le nuove alleanze per Angela Merkel

L’indebolimento e la crescente instabilità della Germania, cioè del Paese che finora è stato il perno della costruzione europea in tempi di crisi e di populismi avanzanti, comporta per la Merkel la necessità anzitutto di trovare nuove alleanze per governare (ma non è scontato che alla fine governi con verdi e liberali: i socialdemocratici possono sempre avere un sussulto di pentimento e vedersi costretti a tornare sui propri passi accettando di essere nuovamente avvolti nel grande abbraccio della “Koalition”).

In ogni caso Angela dovrà rassegnarsi anche in Europa ad appoggiarsi non soltanto alla potenza del proprio Paese e alla propria leadership riconfermata, ma procurarsi sponde e magari ricostituire un asse con la Francia di Macron per governare, cioè gestire e arginare, il ribollire del vaso di Pandora europeo e anti-europeo.

L’asse Berlino-Parigi tornerà così a essere fondamentale: la Germania per il suo primato nell’economia, sostenuto da una rete di Paesi-satelliti abilmente “coltivati” come mercati e partner in questi anni, e la Francia perché dopo l’uscita della Gran Bretagna è l’unico Paese della UE a sedere come membro permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, soprattutto, ad avere l’atomica.

Per l’Italia, ancora una volta, si profila un ruolo subalterno (a meno di sorprese nella scelta di un leader che sappia farsi valere più di quanto conti in realtà il nostro Paese screditato e indebolito da sei anni di esecutivi privi di un’autentica investitura popolare elettorale).

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