E se Grillo avesse commesso il suo primo errore politico candidando Di Pietro al Quirinale?

Il comico leader del M5S non aveva bisogno di sponsorizzare Tonino al Quirinale, così sposa la "vecchia" politica e scontenta gli stessi grillini duri e puri

grillo

Marco Ventura

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E se Beppe Grillo avesse fatto il suo primo vero atto politico di palazzo e anche il suo primo errore politico? Che senso può avere avuto (e quale può esserne l’utilità/necessità) aver candidato Tonino Di Pietro al Quirinale? Dopo l’inchiesta di Report sull’Italia dei Valori e sulle decine di proprietà immobiliari riconducibili all’ex Pm di Mani Pulite, ultima goccia di un martellamento “cinese” mediatico che ha finalmente smascherato il vero volto di Tonino, il paniere di voti dipietrista si è drasticamente ridotto e la sua capacità di sfondare lo sbarramento elettorale e rientrare in Parlamento è calata ai minimi termini.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, aveva l’etichetta dell’Idv, ma il suo è stato un trionfo personale scollegato dalla opportunistica affiliazione a qualsiasi partito. E nelle ultime regionali l’Idv ha racimolato una percentuale infima rispetto al Movimento 5 Stelle che è balzato in vetta come primo partito. Inoltre, Di Pietro è sconfessato dagli stessi suoi dirigenti a partire da Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, che guarda a un’alleanza con il Partito democratico e non certo a sintonie grilline.

Il controverso assalto al presidente Napolitano sulla vicenda delle trattative Stato-mafia e la figuraccia di Di Pietro, balbettante davanti alle telecamere di Report, che ha dovuto finalmente ammettere l’uso privato di donazioni e aggrapparsi agli specchi per giustificare ristrutturazioni della sua residenza/sede politica con i soldi pubblici, dovrebbero allontanare da Tonino il favore potenziale del popolo grillino intransigente e moralista. Invece no. Grillo vorrebbe cannibalizzare anche quella percentuale residua di genuini voti dipietristi, e vincere l’opa sull’Idv nel momento di massima fragilità politica del suo leader (ancorché cadaverico). Solo che la mossa ultra-politica di Grillo comincia a creare qualche imbarazzo in rete, e prese di posizione contrarie dentro lo stesso Movimento 5 Stelle da parte per esempio della consigliera comunale di M5S di Bologna Federica Salsi e Raffaella Pirini.

Grillo impone ai suoi di non apparire in televisione, non solo per evitare che vengano schiacciati mediaticamente ed equiparati a qualsiasi altro esponente di vecchi partiti da sempre in tv, ma anche per non dare ombra ai messaggi via Internet o a nuoto dell’Unico Leader Comico. Poi, però, non si pone il problema di offrire ai suoi un’immagine deteriore dando il bacio della morte (ma anche l’onore delle armi) al leader del più screditato gruppo moralista rappresentato in Parlamento, oberato da inchieste che colpiscono il partito dal Lazio all’Emilia fino a Genova. Mostra così la sua fame di alleanze e, quindi, di potere, e per la prima volta scende a patti, anche se da posizioni di forza, con un partito strutturato della ormai ex Seconda Repubblica.

Tutti hanno applaudito al genio politico di Beppe Grillo, alla sua astuzia, alla sua spregiudicatezza. E se invece i grillini fossero migliori di Grillo e non gradissero un simile patto col diavolo per fini evidenti di assalto al Palazzo e presa di potere? A che cosa è servito mettere l’ombrello sulle spoglie di un cadavere che è ormai soltanto un appannato monumento a se stesso? Prima o poi il M5S esploderà nelle mani di Grillo-Casaleggio, proprio come l’Idv è conflagrato in quelle del suo fondatore inadeguato?  

L'INCHIESTA DI REPORT

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