La crisi ha spento la movida madrilena

Tagli ai fondi per la cultura e aumento dell’Iva hanno ucciso cinema, teatri e locali notturni

Anche la movida risente della crisi – Credits: Getty

Nel 1980 a Madrid c’erano 177 cinema, oggi solo 32. Delle 15 sale che sorgevano sulla Gran Vía, la Broadway madrilena, ne rimangono aperte appena tre. Accade perfino che pur di attrarre spettatori, sul grande schermo vengano proiettate le prime puntate di note serie televisive. Segnale delle difficoltà in cui si dibatte la produzione culturale spagnola e spia che la mitica movida madrilena si sta spegnendo sotto i colpi della crisi.

Il governo ha tagliato il 30 per cento dei fondi per la cultura. L’aumento dell’Iva al 21 per cento, deciso a fine 2012, ha inciso particolarmente sul prezzo dei biglietti di cinema, teatro e concerti, su cui prima si pagava un’aliquota dell’8 per cento. L’ingresso al cinema è passato da 6,6 a 7,8 euro, quello medio per un concerto da 26 a 29,4 euro. Gli organizzatori di spettacoli musicali dal vivo hanno denunciato un calo di spettatori di quasi il 30 per cento. Dai cartelloni dei teatri madrileni sono scomparse circa 500 opere. Alcuni hanno persino dovuto sospendere le repliche: troppi costi, pochi spettatori.
Ma non è tutto. Dal 2008 nella capitale spagnola sono scomparsi almeno 800 bar e discoteche, tanto che l’anno scorso i gestori dei locali madrileni hanno organizzato una campagna per "salvare la notte". Il mondo della cultura, invece, ha chiesto al parlamento di abbassare l’Iva sugli spettacoli al 10 per cento, come già deciso per le opere di artisti e fotografi. La scarsità di soldi pubblici ha ridimensionato l’estate madrilena e fatto saltare il festival jazz (nato nel 1979), ma ha finito per stimolare le produzioni low cost indipendenti. Una piccola speranza.

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