Bamboccioni, non venite nel Maine

Vivere nello stato del grande nord americano dove i ragazzi si rimboccano le maniche ancor prima di aver compiuto la maggior età

Portland, Maine (FREE)

Silvia Ventura

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Nel Maine, dove vivo io, tutti i miei amici lavorano. A tredici anni, alcuni cominciano ad avere i primi lavoretti. Fanno da babysitter per qualche ora, si offrono di spalare il vialetto del vicino. Quando compiono sedici anni, la maggior parte degli studenti americani fa quello che per noi è “una cosa da grandi”: entrano legalmente nel mondo del lavoro. Scrivono applications per lavorare nei ristoranti della città, nei negozietti, nelle fattorie e nelle piscine. Ricevono le congratulazioni di tutti quando vengono assunti. E poi cominciano a guadagnare. Cominciano a mettere i soldi nel portafoglio.

Dove vivo io, se vuoi spendere devi prima guadagnare. Se vuoi andare al cinema, devi avere i soldi per farlo. Se vuoi mangiare fuori, devi potertelo permettere. Così i ragazzi lavorano. Lo fanno nei weekend, dopo scuola, durante le festività. Una mia amica, junior in high school, ha trascorso quasi tutte le vacanze di Natale a imbustare ciambelle e spalmare formaggio sui bagels del Dunkin Donuts di città. E alle sei del sabato mattina, quando io a Roma sono ancora sotto le coperte a dormire, molti ragazzi della mia età si alzano, come adulti, per andare a lavoro. Un mio amico tutto l’anno passa il weekend a spalare la cacca dei cavalli nella fattoria del vicino e Katherine va a fare la bagnina nella piscina della città. In questo modo, quando andiamo al centro commerciale, i miei amici nel portafoglio hanno i loro risparmi, non quelli dei genitori. E conoscendo il valore di ogni dollaro, prima di comprare qualcosa ci pensano due volte, si chiedono se ne valga la pena, ci stanno più attenti, cercano (e il più delle volte trovano) le migliori offerte.

Una mia amica ha deciso di non comprare una spilletta da sedici dollari che le piaceva tanto perché “non ne ho davvero bisogno” e costa “way too much”, fin troppo, mi ha detto.

I soldi che questi ragazzi guadagnano non servono solo per fare shopping. Molti sedicenni se vogliono la macchina devono comprarsela da soli. E poi devono pagarsi la benzina, e l’assicurazione che, soprattutto per i ragazzi, ritenuti più reckless, spericolati, a questa età, costa moltissimo. Oltre a ciò, i ragazzi mettono da parte i soldi per il “post high school”, gli studi dopo il liceo. In America quando compi diciott’anni i genitori ti danno tre opzioni: trovare un lavoro, entrare nell’esercito, o andare al college. Se i ragazzi decidono di stare a casa, devono pagare ai genitori vitto e alloggio. Se decidono di andare al college, in genere devono pagarsi gran parte della retta. Sì, perche rientra nella mentalità di molti genitori americani l’idea che siano i loro figli a pagare il grosso delle spese universitarie. La ragione primaria è che i genitori americani nella media non possono permettersi di pagare i 45/50 mila euro l’anno che la maggior parte dei college americani richiede. Ma non è solo questo. Spesso, anche se possono permetterselo, i genitori lasciano che siano i figli a pagare di più, così che rendendosi conto del valore dei soldi spesi, siano loro i primi a volersi impegnare, studiando duramente, in modo che neanche un dollaro vada sprecato.

I genitori pagano quel che possono. E per il resto il ragazzo americano medio ha tre possibilità. Può cercare di pagare la retta lavorando d’estate o durante i weekend. Può richiedere student loans, prestiti per gli studenti, promettendo poi di ripagarli dopo il diploma di laurea (ci sono adulti che a quarant’anni stanno ancora a pagare questi loans). O può cercare di ottenere borse di studio. Oppure le tre cose insieme.

Le università americane offrono moltissime borse di studio. Puoi ottenerle per lo sport, per la carriera scolastica o per il fatto di prendere parte a molti club quando sei al liceo. Le Università americane vogliono la diversità nella loro scuola. Ma vogliono anche che i ragazzi che accettano, nel loro campo facciano valere il nome dell’Università. Le Università danno borse di studio a chi ritengono sia capace. L’idea è che se ti impegni, se sei capace, se vali, non importa chi sei, da dove vieni, quanti soldi hai, in America ce la puoi fare.

O, almeno, questo è il sogno americano.  

PS: Qualcuno potrà dire che non in tutta l’America le cose stanno così. Ma quello che scrivo è quello che, stando in Maine da cinque mesi, vedo, osservo o apprendo vivendo e parlando con la gente che vive qui.

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