Armi non letali per le forze dell'ordine: Italia fanalino di coda

Quanto potrebbe cambiare il controllo del territorio se le forze dell'ordine fossero dotate di armi non letali? Ecco che cosa accade in Europa e negli Usa. Noi poliziotti, in prima fila contro i teppisti . Quanto ci costa la guerriglia urbana

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Nadia Francalacci

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Il calvario di Antonio Santarelli è durato un anno. Il carabiniere di Chieti non è mai uscito dal coma dopo l'aggressione, violenta e sanguinosa, subìta da parte di quattro ragazzi reduci da un rave party. Accadde in provincia di Grosseto, nel febbraio del 2011.

I carabinieri vennero picchiati con inaudita ferocia mentre stavano svolgendo il loro servizio, subito dopo aver fermato i quattro per un controllo. I ragazzi colpirono i militari con bastoni e spranghe fino a ridurre in fin di vita Antonio Santarelli.

Ma quest’ultimi non estrassero mai la pistola, cercarono di difendersi a mani nude non essendo provvisti di armi non letali. Purtroppo, se il carabiniere o il poliziotto estrae la pistola, deve sparare. E se spara, uccide. Quando indossano la divisa è la prima cosa che gli viene insegnata, la prima raccomandazione che gli viene fatta: “Mai estrarre la pistola dalla fondina se non sei davvero costretto ad uccidere”. E quando un poliziotto e un carabiniere spara, sono note alle cronache le conseguenze.

Ma sei quei due carabinieri avessero potuto usare spray antiaggressione, una pistola taser o un laser abbagliante, l’epilogo sarebbe stato lo stesso? Oppure i quattro sarebbero stati immobilizzati e arrestati immediatamente? E il caso Raciti avrebbe potuto avere un epilogo differente? E a Roma, durante gli scontri di sabato scorso durante la manifestazione per il diritto alla casa, l’intervento delle Forze dell’ordine sarebbe stato ancor più incisivo?

Ammiraglio Massimo Annati, Presidente del gruppo di lavoro a livello europeo sulle armi non letali, perché in Italia le Forze dell’ordine non sono dotate  di armi non letali per bloccare i malviventi?

Innanzitutto vorrei ricordare cosa si intende per “arma non letale”.  Si tratta di armi specificatamente progettate ed impiegate per conseguire un determinato effetto, riducendo al minimo il rischio di causare danni permanenti o addirittura la morte, se impiegate secondo le normative impartite.
Storicamente le forze di polizia di tutti i Paesi sono dotate di tecnologie non letali soprattutto per il cosiddetto “ordine pubblico”.  Basti pensare al tradizionale manganello sfollagente o ai gas lacrimogeni, cose conosciute da tutti, anche se non sempre associate al termine “armi non letali” nella mente del grande pubblico.  Alcuni Paesi hanno scelto anche altre tecnologie.  Basti pensare alla Gran Bretagna, che in Irlanda del Nord impiega sistematicamente proiettili di gomma e idranti, quasi sconosciuti in Italia, ma rifiuta invece i gas lacrimogeni perché non adeguatamente “discriminanti”, visto che potrebbero coinvolgere anche manifestanti pacifici o innocui passanti, e non solo i violenti.  Oltre all’ordine pubblico le armi non letali possono essere impiegate anche per disarmare singoli individui. È il caso degli spray irritanti, ormai acquistabili anche nei supermercati, o delle pistole elettriche paralizzanti Taser, in uso nella maggior parte dei Paesi. La ragione principale per cui in Italia c’è uno scarso riscorso alle armi non letali è probabilmente legata alla mancanza di fiducia nella reale “non letalità”, e, di conseguenza, al rischio di esporsi a procedure giudiziarie nel caso di incidenti. Questi problemi, peraltro, possono essere affrontati e risolti attraverso il ricorso a soluzioni tecnologicamente avanzate e più affidabili e attraverso un migliore addestramento degli operatori.  In Gran Bretagna, per esempio, dopo che l’impiego dei proiettili di gomma in Irlanda del Nord negli anni ’70 e ‘80 aveva causato 17 morti, è stato completamente riprogettato l’intero sistema d’arma ed è stato drasticamente rinnovato l’addestramento degli operatori.  Il risultato è che da allora, quasi 20 anni fa, non si sono più verificati incidenti mortali. Lo stesso accade in Austria, e in Francia, Germania, Svizzera, Olanda, ecc, dove i proiettili di gomma, di diverso calibro e caratteristiche, sono comunemente utilizzati dalle forze di polizia.
Nelle Forze Armate la situazione è leggermente diversa. Da un lato esiste un costante “technology watch” sull’argomento, anche perché le Non-Lethal Capabilities sono una delle top priority della NATO; dall’altro si tratta di un settore ancora relativamente nuovo, in cui, oltre ad acquistare qualche “nuovo giocattolo”, bisogna assicurarsi che i concetti d’impiego, le regole d’ingaggio e l’addestramento del personale, siano armonicamente sviluppati alla pari degli aspetti tecnologici

Le armi non letali possono fare la differenza durante un inseguimento e un arresto? Se sì, mi può fare un esempio?
L’impiego delle armi non letali è rivolto a coprire il gap tra l’impiego delle armi tradizionali (letali) e il mancato ricorso alle armi (intimazioni verbali, lotta a mani nude), ovvero, come dicono gli americani, quello che sta tra “shooting” (sparare) e “shouting” (gridare). Uno degli strumenti di maggior successo nel mondo (ma non in Italia) è la pistola elettrica Taser, in grado di paralizzare temporaneamente un soggetto con scariche ad altissimo voltaggio e bassissima corrente.  Negli Stati Uniti si contano ormai quasi due milioni di episodi d'impiego sicuro ed efficace, a fronte di alcuni episodi (circa 10-50 a seconda delle fonti) in cui si è verificata la morte del soggetto.  Il Taser è utilizzato in Francia, Austria, Germania, Finlandia, Portogallo, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Turchia, ecc., per cui esiste, anche in Europa, una casistica d’impiego molto ampia, senza che si sia mai verificato un solo incidente.  I problemi statunitensi sono probabilmente da correlare ad un utilizzo troppo “disinvolto” di quest’arma.  Anche gli spray irritanti possono essere impiegati per bloccare un soggetto pericoloso, senza ricorrere alle armi “vere” e senza rischiare un incontro di pugilato… Naturalmente questi spray hanno una portata limitata a pochi metri.  In Italia abbiamo avuto un discreto numero di circolari del Ministero degli Interni e sentenze della Cassazione che si smentivano l’un l’altra, affermando talvolta la liceità di queste bombolette (pur con alcune limitazioni e distinguo) ed altre volte definendole invece armi da guerra o armi da sparo comuni (incredibile, ma vero).  Per bloccare le auto esistono invece degli speciali apparati che sono in grado di fermare istantaneamente qualsiasi motore con iniezione elettronica ad una distanza di 15-20 metri (posti di blocco, inseguimenti, protezione convogli e VIP).

L’Italia è l’unico Paese in Europa a non avere in dotazioni queste armi. In Spagna e i Gran Bretagna, per esempio, sono usate da moltissimi anni. Come vengono impiegate e quali armi non letali vengono usate?
In Gran Bretagna i normali agenti di polizia non sono dotati di armi da fuoco, se non reparti speciali o singoli agenti con uno specifico addestramento e qualifica (basti vedere i poliziotti armati fono ai denti davanti a Buckingham Palace o a Downing Street).  Le pistole Taser sono invece disponibili per tutti gli agenti di pattuglia. I Taser vengono utilizzati in ogni caso in cui sarebbe ragionevolmente autorizzato l’uso delle armi da fuoco, ovvero in caso di minaccia immediata per la vita di un poliziotto o di un civile. A differenza degli Stati Uniti non vengono impiegate solo per arrestare un sospetto che tenti di sottrarsi all’arresto, ma esclusivamente in caso di minaccia seria alla vita. In Europa non si è mai verificato neppure un incidente e la popolazione ormai conosce bene questo strumento, tanto che spesso il solo atto di estrarre dalla fondina il Taser risolve la situazione, senza che vi sia neppure bisogno di “fare fuoco”.

E negli Usa?

Gli Stati Uniti sono i principali produttori, utilizzatori ed esportatori di tecnologie non letali, a livello mondiale. Negli USA la criminalità e la microcriminalità non sono diffuse come si potrebbe poi pensare facendo riferimento alla cultura hollywoodiana e mass mediatica, ma nella realtà l’ampia diffusione delle armi da fuoco, sia tra i cittadini comuni che tra i malviventi, così come gli oltre ormai 20 anni di conflitti bellici sostenuti, hanno portato ad una capillare diffusione di moltissime tecnologie non letali non solo tra le forze dell’ordine ma anche tra i comuni cittadini, che sono abilitati, anche in assenza di porto d’armi, a portare ad esempio un Taser (pistola elettrica) nella maggior parte degli Stati.  A livello militare vi sono programmi di ricerca e sviluppo molto importanti, sia sul piano finanziario che su quello dell’innovazione tecnologica.  Il principale problema, almeno per chi si basa su si basa sulla sola lettura di annunci mediatici, è che questi programmi di sviluppo hanno durate molto lunghe e talvolta esiti incerti, specialmente per la necessità di assicurare tanto il risultato richiesto (fermare un veicolo, disarmare un sospetto, controllare una sommossa) quanto l’altrettanto indispensabile non-letalità.  È così infatti che alcuni importanti programmi, come l’Active Denial System della Raytheon (soprannominato anche “raggio del dolore”) dopo circa 15 anni di sviluppo e molti, moltissimi, milioni di dollari, è ancora allo stato di prototipo, senza alcun impiego sul campo.  Ad esempio, per sviluppare una nuova granata flash-bang, utilizzata per stordire momentaneamente o per creare confusione durante un colpo di mano delle forze speciali (un’arma non letale senza nuove sofisticate tecnologie), ci sono voluti otto anni di sviluppo e sperimentazione.

Secondo lei in Italia, quali armi non letali dovrebbero entrare immediatamente nella disponibilità di carabinieri, poliziotti e finanzieri?
Vi sono tecnologie mature e affidabili, quali i cannoni ad acqua, i proiettili di gomma, gli apparati acustici ad alta potenza, i Taser, e così via.   Bisogna però sottolineare che, oltre alle armi vere e proprie, è fondamentale      che si sviluppino contemporaneamente adeguate dottrine d’impiego e addestramento. Inoltre bisogna ricordarsi che nessuna arma, di per sé stessa, è una bacchetta magica che risolve ogni problema.  Ad esempio i cannoni ad acqua sono montati su grossi veicoli, che hanno una mobilità ridotta e che possono essere impiegati con difficoltà nelle strade strette e talvolta tortuose delle nostre città. Sono sempre necessari spazi di manovra per due mezzi, per consentire al primo di andare a rifornirsi ad un idrante, mentre il secondo è operativo.  Infine è fondamentale che l’operatore sappia di essere tutelato dalla legge e dalla propria catena di comando se impiega queste armi nel modo previsto dalle normative.  
Anche in mare c’è l’esigenza di impiegare le armi non letali.  Si pensi alla vicenda dei Fucilieri del San Marco sotto processo in India, o ai casi in cui la Guardia di Finanza ha dovuto impiegare le armi per fermare natanti coinvolti in traffici illeciti. Si può evitare l’insorgenza di simili problemi con l’impiego di kit che comprendono un proiettore acustico ad alta potenza (per intimare l’alt a grande distanza), un laser abbagliante (non accecante) che segnali in modo inequivocabile il rischio di proseguire, e lanciagranate flash-bang che facciano capire, al di là di ogni barriera linguistica e culturale, che se non ci si ferma immediatamente si va incontro ad una reazione armata e letale del tutto giustificata.

Mi potrebbe descrivere utilizzo e funzionamento delle armi non letali più diffuse?
Vi sono molte soluzioni tecnologiche e ciascuna ha le sue caratteristiche, per cui non si può dare una risposta omnicomprensiva. Le armi ad impulso elettromagnetico possono fermare un motore o mettere fuori uso qualsiasi appartato elettronico (cellulare, computer, telecamere di sorveglianza, telecomandi, ecc). I laser abbaglianti possono essere utilizzati sia per segnalare e intimare di fermarsi, sia, a distanza inferiore, per abbagliare temporaneamente, impedendo funzioni come la guida di un mezzo o il prendere la mira con un’arma.  I proiettori acustici ad alta potenza sono in grado di comunicare in modo sorprendentemente chiaro a distanze di centinaia di metri anche con un discreto rumore di fondo, mentre a distanze inferiori (10-20 m) possono causare fastidio o dolore all’orecchio, pur senza rischiare danni permanenti, se usati secondo le istruzioni. E poi ci sono i Taser, armi che paralizzano momentaneamente, di cui abbaiamo parlato prima, e che sono impiegati in quasi tutti i Paesi dell’Occidente.  Oltre a questi non bisogna poi dimenticare la grande famiglia dei proiettili di gomma, in moltissime tipologie diverse.  Tutte queste armi hanno in comune il fatto di essere assolutamente sicure se impiegate secondo le norme, il che vuol dire, mi si perdoni la continua ripetizione, che è necessario impartire istruzioni ben chiare e addestrare il personale, visto che l’improvvisazione, in questo ed in altri casi, è molto pericolosa.

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