La mamma di Loris interrogata senza avvocato

I penalisti insorgono: prima di essere arrestata a Ragusa, Veronica Panarello è stata sentita per ore come teste, anche se era chiaro che era l'unica indiziata di omicidio

Loris: mamma esce da Questura, affranta e sorretta da marito

Veronica Panarello (II da D), la mamma di Loris Stival, sorretta da marito all'uscita dalla Questura di Ragusa dopo avere firmato il verbale della ricostruzione della mattina in cui Ë scomparso suo figlio, 04 dicembre 2014. Sulla sinistra il loro legale, l'avvocato Francesco Villardita. ANSA/CIRO FUSCO

Maurizio Tortorella

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La protesta, tra gli avvocati, sta montando velocemente. Veronica Panarello, la madre di Santa Croce Camerina (Ragusa) arrestata con l'accusa di avere ucciso il figlio di 8 anni, Loris Stival, è stata interrogata per ore senza avvocato. Prima di essere fermata, lunedì 8 dicembre, la donna è stata ascoltata per ore dai pubblici ministeri ragusani come persona informata sui fatti, e quindi senza la possibilità di essere affiancata da un avvocato: questo anche se era chiaro a tutti come per la pubblica accusa fosse lei l’unica indiziata dell’omicidio.

In una nota (nota-del-consiglio-direttivo-del-10122014.html) che critica la protesta organizzata dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma Renzi, la Camera penale di Milano prende una durissima posizione sulla vicenda. Per gli avvocati penalisti, la donna “è stata prima posta alla berlina mediatica e poi privata del proprio diritto costituzionale all’assistenza difensiva e della possibilità di esercitare il proprio diritto al silenzio in un clima quasi da auto da fe’”.

A Ragusa, nei giorni immediatamente precedenti all'arresto di Veronica Panarello, era stato invece indagato come “atto dovuto” Orazio Fidone, il cacciatore che il 3 dicembre aveva trovato il corpo del bambino in un canalone nella campagna ragusana. Sarebbe stato pertanto un “atto dovuto” anche iscrivere la madre di Loris al registro degli indagati: la donna avrebbe avuto così la possibilità di concordare una linea difensiva con un legale, e le sarebbe stato correttamente riconosciuto quel diritto alla difesa che è garantito dalla Costituzione.

Salvatore Scuto, presidente della Camera penale milanese, è letteralmente indignato dall'accaduto: “Nell’Anm" dichiara "ha ormai preso il sopravvento l’ala più dura dei magistrati, quelli che puntano a indebolire i diritti delle difese. Si vuole per esempio accorciare la prescrizione dimenticando che essa matura al 60% nell’udienza preliminare. E si perdono di vista problemi ben più seri, come la scandalosa negazione di un legale a Ragusa”.

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