La maledizione della missione in Afghanistan

A Kabul un kamikaze colpisce un veicolo dell’ambasciata Uk. È la risposta dei talebani al prolungamento dell’impegno americano nel 2015

Un mercante di bestiame a Kabul

Un venditore in attesa di clienti nelle prime ore del mattino a Kabul – Credits: SHAH MARAI/AFP/Getty Images

Per Lookout news

A pochi giorni dall’annuncio dell’estensione della missione militare americana in Afghanistan per tutto il 2015, a Kabul torna a farsi sentire il terrorismo talebano. Poche ore fa un attentatore sucida si è fatto esplodere a bordo di una motocicletta colpendo un veicolo dell’ambasciata britannica. L’attacco è avvenuto nella parte orientale della capitale lungo la Jalalabad Road. Il bilancio provvisorio è di 6 morti e 34 feriti. Delle cinque vittime due sono straniere, una delle quali è un responsabile della sicurezza dell’ambasciata del Regno Unito. Tra i feriti ci sono invece cinque bambini. Il generale Ayoub Salangi, vice ministro degli Interni afgano, ha spiegato che l’attentato è avvenuto nei pressi dell’area internazionale Green Village, dove già la scorsa settimana era fallito un attacco con autobomba.

 L’azione è stata rivendicato dai talebani afghani. Il loro portavoce, Zabihullah Mujahid, ha affermato attraverso un comunicato che si tratta di un sacrifico finalizzato a colpire le “forze di invasione straniere”. A poche settimane dal termine dal ritiro della maggior parte delle truppe della missione internazionale ISAF (International Security Assistance Force), fissato per la fine del 2014, l’Afghanistan è stato travolto da un’ondata di attacchi. Sempre nella giornata di oggi due agenti della polizia afghana sono morti in un attacco terroristico nella provincia nord-occidentale di Badghis. Il 24 novembre Kabul due soldati americani sono stati uccisi da un’autobomba, mentre il 23 novembre un ordigno esploso durante una partita di pallavolo nella provincia sudorientale di Paktika aveva provocato la morte di 57 spettatori e il ferimento di altri 60.

 È questo lo scenario che si trova di fronte l’Occidente a 13 anni dall’inizio della missione militare lanciata dagli Stati Uniti per estirpare la minaccia talebana dal Paese. Da allora sono state migliaia le vittime tra militari e civili. La NATO manterrà in Afghanistan circa 12.000 unità che si occuperanno della formazione e dell’addestramento delle forze locali. Mentre gli Stati Uniti hanno comunicato che il loro impegno militare proseguirà anche nel 2015, grazie a un accordo di massima raggiunto con il nuovo presidente afghano Ashraf Ghani, il quale rispetto al suo predecessore Hamid Karzai in queste settimane si è dimostrato molto più disponibile ad accettare l’ipotesi di una permanenza più duratura degli USA nel Paese.

 Dall’Operazione Enduring Freedom si passerà all’Operazione Resolute Support, che prevederà sia attacchi di terra, con l’invio di soldati a sostegno delle missioni delle truppe afghane, che aerei, con raid condotti da caccia F-16, bombardieri B-1B, Predator e droni Reaper. L’obiettivo è salvare lo Stato afghano dal fallimento, fermando le offensive dei talebani e della pericolosa rete degli Haqqani e intercettando le infiltrazioni di milizie filoqaediste. Negli ultimi 13 anni né gli USA né la NATO ci sono riusciti. Adesso Obama ci riprova, ma credere che possa fare meglio in questi suoi due ultimi anni di mandato è francamente difficile.

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