Forza Italia scrive a Napolitano
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Forza Italia scrive a Napolitano

Ecco la lettera che i capigruppo alla Camera ed al Senato, Brunetta e Schifani, hanno inviato al Quirinale sulle tensioni di questi giorni e pubblicata da Il Giornale - l'analisi - gli "spifferi" - la nota del Quirinale -

Signor Presidente della Repubblica,

nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all'assemblea dei nostri gruppi parlamentari, svoltasi ieri.

I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall'articolo 66 della Costituzione.

L'assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese, né tantomeno, anche per l'evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato.

Nè la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch'egli e leader del Partito, pur essendo questa un'eventualità che non contribuirebbe, com'è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.

L'oggetto della riunione riguardava viceversa, l'atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all'articolo 67 della Costituzione, rispetto all'ordinamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un'eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull'applicazione al Sen. Berlusconi, della c.d. Legge Severino.

In particolare si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell'art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali.

Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell'organo parlamentare, allorché, come nel caso in specie, in questione è proprio lo Stato di Diritto della sua manifestazione suprema che è la Costituzione.

Com'è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali, sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte Costituzionale.

Si tratta di un dovere cui l'organo giurisdizionale non può sottrarsi quando rilevi l'esistenza di un dubbio, senza necessità - va aggiunto - che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.

Che sulla c.d Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate.

Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un'inaccettabilenegazione dello stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un parlamento che si dimostrasse così sordo alle ragioni della legalità.

Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del Presidente del Consiglio e del Capo dello Stato.

In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell'organo che rappresenta direttamenta la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica.

Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell'iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia.

In Fede

On. Renato Brunetta

Sen. Renato Schifani

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