Il governo ha un futuro, ma deve usarlo
Il governo ha un futuro, ma deve usarlo
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Il governo ha un futuro, ma deve usarlo

L'esecutivo di Letta resta in piedi e per certi versi si rafforza, con l'imperativo di agire per la crescita dell'economia. 30 luglio permettendo...

Passata la buriana. Tutto rientrato. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, difende il suo ministro dell’Interno Angelino Alfano, escludendo qualsiasi responsabilità diretta della politica nella vicenda kazaka. E il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, può compiacersi dell’efficacia del suo intervento preventivo per la ricomposizione dei cocci istituzionali e politici dopo che la storiaccia di Alma e Alua, mamma e figlia di 6 anni costrette a rientrare da “ostaggi di fatto” in Kazakistan, è stata da più parti utilizzata (e strumentalizzata) per consumare gli scontri latenti nel Pd e l’ennesimo inconcludente assalto al governo. 

Ma c’è stato un però. L’intervento del presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, nella sostanza è stato tutto finalizzato alle dimissioni del ministro Alfano o almeno alla restituzione delle deleghe (quindi alla rinuncia al Viminale pur conservando Alfano le cariche di Vicepremier e di segretario del Pdl). Zanda si è scagliato contro il livello politico, ha deliberatamente citato l’ex ministra Idem (Pd) dimissionata da Letta per le irregolarità emerse nella gestione delle sue proprietà e attività. Il tono e il contenuto delle parole di Zanda in aula avrebbero dovuto conseguentemente fargli annunciare il suo Sì alla mozione di sfiducia verso Alfano presentata da Movimento 5 Stelle e Sel. Invece il suo è stato un crepitare di mitraglia a salve e tuonare di cannoni retorici, solo per allinearsi infine all’appello alla stabilità e alla tenuta del governo di Napolitano e Letta. 

Ieri, Matteo Renzi aveva anche lui sparato le ultime cartucce contro Alfano e contro il governo, ma i suoi parlamentari si sono poi adeguati alla linea del partito. Qualche defezione c’è stata, tra i banchi del Pd, da parte di chi ha preferito far valere il proprio Dna di sinistra rispetto ai compagni. Tutta una guerra demagogica. Interessi che confliggono, più o meno personali. 

È tutto molto più semplice di quanto non sembri. L’affaire kazako torna in ombra. Il governo resta in piedi e, semmai, si rafforza. Intanto si lavora alla cabina di regia (che significa una più stretta consultazione tra i partiti per mettere a punto le strategie economiche del governo). E si aspetta il 30 luglio, quando è previsto che la Cassazione si pronunci sul processo a Berlusconi sui diritti Tv. Da lì può nascere la valanga.  

Poi, speriamo che finalmente il governo s’impegni a decidere qualcosa di concreto e di lunga prospettiva che riguardi la crescita dell’economia, il potere d’acquisto degli stipendi, il rilancio dei consumi, il taglio della spesa pubblica, gli incentivi all’occupazione. In Italia, non in Kazakistan!

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