Cronaca

Se la giustizia decide la "dieta"

Il Tribunale di MIlano ha obbligato la mamma a cucinare la carne al figlio, per il padre (separato) malnutrito

Daniela Missaglia

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Carne sì. Carne no.
Può sembrare un dilemma di “fede” vegetariana tra chi la pensa in un modo e chi la pensa in un altro, ma anche no.
Le discussioni tra genitori separati vertono spesso su questioni come queste e quando le opinioni sono differenti, unica possibilità è rimettere la decisione ad un giudice.
E’ così è finita davanti ad un Giudice meneghino una lite di due genitori - divorziati - sulla dieta del figlio dodicenne.
Protagonista, ancora una volta, un ragazzino in balìa delle opposte ‘scelte di vita’ di mamma e papà.
L’una (la madre), seguace del ‘bio-mood’ e vegetariana dal 2006, aveva scelto una dieta macrobiotica che aveva imposto anche al figlio; l’altro (il padre) non era affatto d’accordo e nel weekend rimpinzava il bambino ( ben felice) di carne, con abbuffate da Mc Donald’s e più classici piatti della nonna a base di salsiccia e polenta.
Ma non solo: il papà accusava l’ex moglie di non averlo coinvolto in questa scelta importante –  scoperta per caso –che, a suo dire, avrebbe messo a rischio la salute del bambino.
Per tutta risposta, la mamma sosteneva ( manco a dirlo) che a compromettere le condizioni fisiche del figlio fosse proprio l’ex marito, dato che il bimbo tornava dai weekend passati con il papà sempre con il mal di pancia.
Dunque ?
Lancia in resta, il padre si è rivolto al Giudice affinchè prendesse i provvedimenti più idonei alla salute alimentare del bambino.
In medio stat virtus: il Tribunale di Milano ha stabilito che la madre dovrà servire la carne al bambino almeno una volta durante la settimana e che il padre, nel weekend, non dovrà proporla al figlio in più di due pasti.
Finita la discussione? Si, no, forse.
Crescere un figlio da genitori separati che prendono strade diverse e modi di pensare opposti è veramente difficile e oggi, che la legge impone di condividere ogni scelta di vita del figlio, è ovvio pensare che ricorrere al Giudice in caso di disaccordo sia l’unico modo per superare i dissidi.
Oggi è la dieta, domani sarà il corso agonistico dello sci club e dopodomani la somministrazione di una cura medica che per un genitore appare miracolosa e per l’altro no.
A risolvere i dilemmi dei genitori separati da un solco di diversità, soccorre il nuovo art. 316 del codice civile in cui si prevede, in caso di disaccordo su questioni di particolare importanza, che ciascuno dei genitori possa ricorrere al Giudice senza particolari formalità, indicando i provvedimenti che ritiene più utili.
Il Giudice dovrà sentire personalmente i genitori ed ascoltare, con le opportune modalità, anche il figlio che abbia compiuto i dodici anni (o anche più piccolo, se “capace di discernimento”). Infine, suggerirà le determinazioni più utili “nell’interesse del figlio e dell’unità familiare”.
Nel caso di dissidio genitoriale sulle convinzioni macrobiotiche di uno dei due, mi viene però un po’ difficile pensare che il Giudice abbia convocato il ragazzino per sapere le sue preferenze tra cucina vegana e un gustoso panino al prosciutto e, quindi, ipotizzo che si sia soprasseduto a sentirlo.
Né, tanto meno, penso che il Giudice abbia ritenuto opportuno nominare uno specialista in nutrizione per stabilire chi dei due genitori avesse ragione.
Comunque sia, la vicenda si è conclusa secondo buon senso, liberando il bambino dai vincoli alimentari imposti forse troppo presto dalla sua mamma.
Vero è, tuttavia, che il Giudice della Famiglia dovrebbe essere investito solo di questioni veramente ‘importanti’ e non di ogni bisticcio tra mamma e papà: un conto è se l’accordo manca in ordine alla necessità di cure mediche o sul trasferimento del genitore collocatario e del figlio in un altro Paese; ma quando due genitori non riescono a condividere nemmeno le scelte di ordine quotidiano allora a mio parere ci troviamo di fronte a una totale incapacità genitoriale e alla necessità di disporre un diverso tipo di affidamento ( da congiunto ad esclusivo al genitore più meritevole ).
Perché è bene ricordarsi che, al di là della dieta macrobiotica, un figlio è per sempre e anche quando l’amore finisce, bisognerebbe essere capaci di essere genitori insieme.

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