L’algoritmo della Legge elettorale
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L’algoritmo della Legge elettorale
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L’algoritmo della Legge elettorale

Dietro le promesse di Renzi sui tempi rapidi ci sono i freni (anche matematici) della politica

Matteo Renzi, subito dopo aver ricevuto l’incarico di formare il governo da Giorgio Napolitano, ha annunciato che entro febbraio la legge elettorale arriverà in Aula a Montecitorio. Il problema è che il progetto alla Camera è già arrivato, bisognerà vedere adesso se uscirà.

Cerchiamo di mettere ordine alla vicenda.

- Il 22 gennaio viene depositato in Commissione Affari Costituzionali della Camera, il testo base della legge elettorale così come partorito dall’accordo tra Renzi e Berlusconi.

- Quando tutti pensano che questa sia la volta buona, il 9 febbraio l’ufficio studi di Montecitorio comunica che alla legge manca un piccolo particolare, la “norma di chiusura”. In termini tecnici si tratta di un algoritmo, di una formula matematica che traduce i voti ottenuti dai partiti in seggi. Si decide di rinviare tutto e la riunione dei capigruppo calendarizza la discussione della legge in Aula per martedì 18. Nel frattempo cade il governo Letta e al suo posto arriva proprio Renzi che promette il cambio di passo.

Per evitare nuovi inconvenienti la discussione in Aula viene rinviata ancora una volta visto che non abbiamo un governo. Intanto, per risolvere il problema della “norma di chiusura” il relatore Francesco Paolo Sisto ammette che “la cosa più semplice del mondo è stata quella di ripescare l’algoritmo del Porcellum….” Aggiungiamo noi che è anche quello utilizzato per il Mattarellum, per la Legge Truffa, per le elezioni del 1948 e per l’Assemblea Costituente.

Il quoziente elettorale, infatti, non è una questione di facile soluzione, in fondo è sempre una formula matematica.

La prima, e unica a questo punto, risale appunto alla legge 6 febbraio 1948 (Norme per l’elezione del Senato) che poi si rifaceva a quella realizzata per l’elezione dell’Assemblea Costituente. A idearla furono Palmiro Togliatti e Giuseppe Dossetti e già all’epoca suscitò non poche polemiche per la vicenda dei resti in quanto, in base a un astruso criterio ripartitorio, a essere eletti non erano quei candidati che avevano ottenuto il maggior numero di voti, ma quelli che su base regionale ottenevano un bottino inferiore. Quando nel 1952 i democristianidecisero di mettere mano a una nuova legge chiesero aiuto a Ugo La Malfa, esperto di formule, per realizzare l’algoritmo. Fatto sta che quando si andò a votare nel giugno del 1953, per soli 50.000 il premio di maggioranza non scattò e, in base a quanto stabilito dalla “Legge Truffa” la ripartizione dei seggi della Camera venne fatta ancora una volta con il sistema proporzionale utilizzato nel 1948.

Nel 1993 arriva il Mattarellum. Il relatore della legge, da cui prenderà il nome, è Sergio Mattarella che realizza un contorto sistema elettorale, maggioritario per il 75% e proporzionale per il rimanente 25% ma, per non complicare troppo le cose, l’algoritmo rimane lo stesso.

Quando nel 2005 arriva il mitico Porcellum nessuno pretende che Roberto Calderoli possa mettere mano anche a una complicata formula matematica. Oggi, nell’anno del Signore 2014, ci ritroviamo con il problema dell’algoritmo per una nuova legge elettorale che però, per tagliare la testa al toro, si è stabilito che potrà essere utilizzato quello del 1946. Quando si dice che non bisogna buttare via niente.

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