Le cose da sapere sulla chimera del Ponte sullo Stretto
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Le cose da sapere sulla chimera del Ponte sullo Stretto
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Le cose da sapere sulla chimera del Ponte sullo Stretto

Lo sognavano i romani e i viceré. Lo promettevano Mussolini, Craxi e Berlusconi. Ora, con Renzi, se ne torna a parlare: per farci passare i binari

Dai consoli romani ai vicerè spagnoli. Da Benito Mussolini a Bettino Craxi. Da Silvio Berlusconi a...Matteo Renzi. Non c'è politico, o condottiero, che in Italia non abbia cullato l'idea, talvolta accarezzandola in qualche innocua mozione parlamentare, talvolta lanciandola in grande stile durante la campagna elettorale, di gettare un ponte tra Calabria e Sicilia. Un'illusione che riaffora sistematicamente, nella storia patria, come un fiume carsico, un'utopia benevola che, secondo i suoi (non pochi) sostenitori, aiuterebbe tutto il Mezzogiorno, e non solo la Sicilia, a risollevarsi dalla sua strutturale condizione di arretratezza. Ora è la volta del governo Renzi che, due anni dopo la messa in liquidazione dello Stretto di Messina SPA, la società fondata dall'Iri nel lontano 1981,  ha pensato bene di far approvare alla Camera una mozione targata Ncd che impegna l'esecutivo di centrosinistra "a valutare l'opportunità del progetto del Ponte di Messina come infrastruttura ferroviaria, previa valutazione dei costi e dei benefici". 

Un po' di storia

Il primo progetto di Ponte dell'Italia unita porta la firma dell'onorevole Giuseppe Zanardelli. Era il 1897. "Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente" disse in un memorabile discorso alla Camera che naturalmente rimase lettera morta. Superate le due guerre il Ponte ritornò come un fiume carsico a infiammare il dibattito pubblico. Anno 1956, pieno dopoguerra, primordi del boom industriale, dell'ottimismo economico, con un Pil che cominciava a viaggiare stabilmente a doppia cifra. "Il Ponte sullo Stretto progettato dall'ingegner Mario Palmieri, italoamericano, sarà il più lungo del mondo. La sua lunghezza sarà di 31710 metri. La sua lunghezza sarà di metri 1200 ciascuna. Sarà sorretto da due piloni. Il costo complessivo dell'opera sarà di 100 miliardi di lire" recitava trionfale una cartolina stampata all'epoca, una quindicina di anni dopo che il Cavalier Benito Mussolini, gettata l'Italia nella seconda guerra mondiale, prometteva a Piazza Venezia: "Dopo la vittoria getterò un ponte sullo stretto".

La vittoria non è mai arrivata, nemmeno il Ponte, finché nel 1971 il ministro dei Lavori Pubblici dell'epoca, il socialista Salvatore Lauricella, grande sponsor del progetto, non riuscì a far approvare una mozione parlamentare per l'attraversamento stabile dello Stretto. Fu in quell'occasione che nacque, per mano pubblica, la Stretto di Messina Spa, società cui inizialmente partecipavano Iri, Regione Sicilia, Regione Calabria, Ferrovie dello Stato, Anas che dopo trent'anni di servizio fu posta in liquidazione nel 2013, non senza una serie di strascichi giudiziari e richieste di risarcimento avanzate, specialmente, da Eurolink, il consorzio composto da Impregilo, Condotte e dalla coop rossa Cmc, che aveva vinto negli anni berlusconiani l'appalto per la realizzazione di un progetto mai nato il cui costo fu valutato in 3,88 miliardi di euro, per un tempo di realizzazione di 5 anni.

Insomma, l'unica certezza - a proposito della chimera del Ponte, per il quale si espressero Bettino Craxi nel 1992 e Silvio Berlusconi nel primo decennio del secolo scorso - è che lo Stato italiano ha speso in decenni centinaia e centinaia di milioni di euro senza aver mai messo la prima pietra su un progetto della cui fattibilità sono ancora moltissimi coloro che nutrono fondati dubbi. Per la Stretto di Messina Spa - con un ufficio a Termini che costava 600 mila euro all'anno - lavoravano 43 dipendenti, cui debbono aggiungersi le milionarie penali già versate dallo Stato ad Eurolink.

Le caretteristiche del progetto

Il progetto del ponte di Messina, prima della messa in liquidazione della società che avrebbe dovuto occuparsene, prevedeva una lunghezza della campana centrale di 3,3 chilometri, un'altezza delle torri di 383 metri, 533 mila metri cubi dei blocchi di ancoraggio, quattro cavi d'acciaio del diametro di 1,24 metri e della lunghezza di 5 300 metri. Avrebbe dovuto collegare  Cannitello in Calabria e Ganzirri in Sicilia mediante la realizzazione di un ponte sospeso con due corsie stradali più una di emergenza per ogni senso di marcia e due binari di traffico ferroviario. Avrebbe superato  di gran lunga tutti i record mondiali per i ponti sospesi, che attualmente spetta al ponte sospeso a tre luci giapponese di Akashi-Kaikyō (altezza dei piloni 283 m, lunghezza totale del ponte 3 911 m, campata centrale pari a 1 991 m). Ora si fa punto e a capo, e se ne torna discutere, in chiave semplicemente ferroviaria. L'ennesima occasione per fare punto e a capo e tornare a discuterne, magari tra cent'anni. 

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