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Jihad internazionale: l'attacco a Sidney simile agli attentati in Canada

Le differenze e le similitudini con i recenti attacchi a Ottawa. Lupi solitari, seguaci dell'Islam, disadattati sociali

Manny Conditsis, un avvocato che l'ha aiutato in passato, l'ha definito "il suo ultimo grido per attirare l'attenzione".  Man Haron
Monis, l'uomo che ha terrorizzato Sidney per 16 ore, tenendo in ostaggio decine di persone in un bar del centro della città e che è stato ucciso da un blitz delle forze speciali, era ben conosciuto alle autorità giudiziarie australiane e a quelle della comunità musulmana per la sua tribolata storia personale, tra cui anche l'accusa di aver ucciso la sua ex moglie.

L'attentatore aveva problemi di salute mentale

Soffriva di instabilità mentale, ha spiegato dopo la fine dell'incubo la polizia. Arrivato in Australia nel 1996 dall'Iran con lo status di
rifugiato politico, Man Haron Monis, sciita, si era convertito al sunnismo. Da allora aveva iniziato una controversa carriera di predicatore e di attivista politico a favore dell'Islam Radicale: aveva mandato lettere offensive e minacciose inviate alle famiglie dei soldati australiani morti in Afghanistan, aveva lanciato proclami pubblici contro "il terrorismo degli americani e dei loro alleati".

Era così entrato nel mirino delle autorità giudiziarie, ma non abbastanza, evidentemente, per fermarlo prima della presa di ostaggi.

Secondo il premier australiano Tony Abbott,  Monis era impregnato di estremismo"  e ha voluto  "coprire i suoi atti con i simboli" della guerra  santa internazionale. Era un lupo solitario, un misto tra un disadattato e un zelante jihadista. Così come lo erano i due uomini protagonisti dei recenti attacchi in Canada.

Le similitudini con gli attentati in Canada

Michael Zehaf-Bibea era l'uomo che aveva assaltato il Parlamento canadese nello scorso ottobre. Trentadue anni, un padre libico, uomo d'affari, e un madre canadese, alto funzionario dell'ufficio per l'immigrazione del governo, Michael è il giovane che si vede ritratto nella fotografia che ha fatto il giro del mondo dopo la mancata strage. Lui, capelli e barba lunga, con un fucile in mano, mostrava così la sua adesione alla causa dell'Islam.

Michael aveva sulle sue spalle una storia di mancata realizzazione e (forse) anche di marginalità. Aveva piccoli precedenti penali per possesso di droga e per violenza. La conversione all'Islam, dieci anni fa, era stata dettata con tutta probabilità dalla necessità di trovare una sua identità personale. Poi l'abbraccio con le tesi più radicali della religione, i contatti via internet con i gruppi radicali. Un crescendo fino alla voglia di andare a combattere la jihad, l'impossibilità di farlo perché bloccato senza passaporto e infine, la tentata strage al parlamento.

Una storia parallela a quella di Martin Couture-Rouleau, l'altro lupo solitario entrato in azione in Canada, pochi giorni prima dell'assalto di Ottawa. Prima di Michael, anche Martin aveva agito da solo, aveva investito e ucciso un poliziotto.

Venticinque anni, Ahmad (come aveva deciso di chiamarsi) Couture-Rouleau si era convertito all'Islam nel 2013. Prima di allora era un solo un inquieto giovane canadese. Da allora i suoi contatti via internet con i gruppi radicali si erano moltiplicati. Aveva anche avuto contatti con l'Isis dopo un paio di viaggi in Turchia e in Siria.

Come controllare i lupi solitari ?

Non sappiamo se Man Haron Monis, l'uomo che ha terrorizzato Sidney, abbia mai avuto contatti con il Califfato. Probabilmente no. Il ritratto che viene fuori fa comprendere come il suo sia stato più il gesto di un invasato che di un soldato dell'Isis. Ma comunque sia, è stato un gesto "politico".

L'assalto nel pieno centro della città australiana ma anche quelli in Canada dello scorso ottobre, sollevano la questione dei controlli nei confronti dei personaggi che fanno parte del circuito radicale islamico. Monis era conosciuto per le sue attività, come lo erano Michael Zehaf-Bibea e Martin Couture-Rouleau, ma nessuno di loro è stato fermato prima. Secondo Greg Barton, il direttore del Global Terrorism Research Center di Melbourne, intervistato dal New York Times, è molto difficile monitorare tutti i possibile lupi solitari.

L'incubo di molti analisti dell'intelligence si è materializzato. Il singolo attentatore che si muove da solo è il pericolo numero uno per tutti gli apparati di sicurezza occidentali. Non solo i soldati del Califfato, quelli che hanno fatto la jihad con l'Isis, recandosi in Siria o in Iraq,  per poi tornare nei paesi occidentali da cui provengono, ma anche e soprattutto persone che si sono convertite all'Islam e che hanno avuto contatti con i gruppi radicali solo via internet.

Man Haron Monis era una figura atipica, ma forse per questo più riconoscibile in questo panorama. Diversa, ma allo stesso tempo simile a quella dei due attentatori canadesi. Dopo Sidney ci sono poche certezze, forse l'unica che rimane è la seguente: il lupo solitario colpirà ancora in qualche paese occidentale. Gli Usa si aspettano un attentato. Finora non è arrivato, ma le minacce dell'Isis sono sempre più pressanti. Quale lupo solitario le raccoglierà nelle periferie americane?

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