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Vincere, perdere? L'importante è impegnarsi

Il super campione Alex Zanardi firma l'editoriale del numero di "Panorama" in edicola questa settimana

La pagina dell'editoriale è come un podio. Questa volta mi faccio volentieri da parte e cedo il posto a un campione della vita, ad Alex Zanardi. Pochi giorni fa lo abbiamo visto piangere sulle note dell'inno di Mameli, mentre ai Giochi paralimpici di Rio conquistava una dopo l'altra tre medaglie, due d'oro e una d'argento. Ad Icon, il nostro mensile in edicola dal 6 ottobre, Zanardi ha regalato una bellissima riflessione che sarà pubblicata all'interno di un servizio dedicato ai cinquant'anni che compirà il 23 ottobre. Non c'è da aggiungere nulla: giù il cappello. (Giogio Mulè)

Olimpiadi a cinquant'anni. Ci penso quando qualcuno me lo dice e poi ci ho pensato in questi mesi, quando mi accorgevo di usare gli occhiali per trafficare sulla mia bicicletta, in garage oppure in officina. Quattro anni fa, per preparare i Giochi di Londra, non li portavo. Ho perso qualcosa, in termini di vista e, ovviamente, anche in altri termini, il che ha richiesto un impegno ancora più serrato, perché i miei avversari sono più giovani di un pezzo, sono ragazzoni quasi impressionanti. Eppure, per molti versi, non è cambiato nulla e, mi viene da dire, nulla cambierà. Non è presunzione, so benissimo che il tempo conta e segna, cambia il paesaggio e le persone, ma il fatto è che il desiderio di misurarsi con se stessi, il potere di un sogno, di un progetto, producono una benzina speciale e interiore che funziona sempre. Non solo per me.

Quando ho tagliato il traguardo di Rio ho sperimentato una gamma di sentimenti molto simile a quella che provai dopo la vittoria a Londra. Perché lì, insieme alla soddisfazione di aver concluso una prova, immediatamente dopo aver gustato il desiderio di condividere con le persone vicine e con il pubblico ciò che è appena accaduto, si manifesta qualcosa di più intimo e, se vogliamo, malinconico. È un attimo. Con dentro la percezione che qualcosa di importante finisce. Anni, mesi, giorni di lavoro, di entusiasmo, di slanci finalizzati proprio a quell'obiettivo, si chiudono. Formano uno scrigno di ricordi, a quel punto. Appartengono, istantaneamente, al passato. E allora mi accorgo di aver bisogno di un nuovo progetto, un'altra meta. Di un'altra vigilia da percorrere con i sentimenti che mi appartengono e servono al mio stare al mondo. È sempre stato così, per me, credo che la vita sia una meraviglia e avrei ancora una quantità di cose da fare, con la speranza appunto, che il tempo sia clemente, mi permetta di realizzare altri progetti.

Non penso intimamente di essere un esempio, un modello da seguire, anche se mi rendo conto di essere visto in questo modo da molte persone. Il che mi conforta e gratifica, intendiamoci, perché se in qualche modo posso essere utile agli altri, beh, va bene. "Se ce la fa lui, posso provarci anch'io". Ma certo, mi dico, abbiamo tutti delle risorse utili, magnifiche, sempre pronte anche se nascoste. Eppure sono anche una persona piena di difetti. E spesso agisco rispondendo a me stesso, a un bisogno interiore che manifesto da sempre. Non è agonismo, che pure è ben presente; non è il desiderio di vincere, che pure mi appartiene. È qualcosa che viene dalla curiosità e che la curiosità trasforma in passione. Era così da ragazzino quando pensavo ai kart, è così ancora oggi perché in ogni condizione ci troviamo, anche se questa condizione è nuova, inattesa, magari dolorosa o faticosa, è possibile scovare proprio dentro questa condizione una opportunità. E allora, l'impegno, l'entusiasmo per le cose che fai, porta una soddisfazione autentica.

Raggiungere un obiettivo non comporta raggiungere necessariamente la felicità. È il contrario, credo. Bisogna averla dentro in partenza questa felicità, per provare a raggiungere un obiettivo. A quel punto, la fatica, l'impegno, restituiscono sempre qualcosa di prezioso. Non importa se vinci o perdi. Importa impegnarsi per provare. Per me di sicuro. Ma credo sia lo stesso per gli altri. Dare tutto, mettersi in discussione, cercare un limite. Sono termini che appartengono allo sport, che fanno dello sport un universo bellissimo. Ma hanno a che fare con la vita, con una quantità di contesti diversi.

Ecco, per molti versi, è tutto qui. E questo tutto si trova in un punto in cui ogni essere umano somiglia all'altro. Curiosità e passione da percorrere in ogni momento, indipendentemente dall'anagrafe. Quindi, mentre i Giochi si chiudono, penso che un altro gioco si può aprire. È quello che conto di fare. Anche perché, semplicemente, è quello che ho sempre fatto.

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