Sputtanati e sputtanandi

Sarebbe comodo per Panorama cavalcare lo "scandalo" D'Alema. Ma lo scandalo vero, in questa faccenda, è l'uso delle intercettazioni

Massimo D'Alema – Credits: ANSA/GIORGIO BENVENUTI

L’ultima fatica della Procura di Napoli ci consegna l’ennesimo caso di sputtanamento politico e mediatico a uso e consumo dei libidinosi delle intercettazioni. Il metodo è sempre lo stesso, il protagonista pure. Quanto al metodo è quello, solito, d’inserire in un provvedimento giudiziario brandelli di conversazioni assolutamente irrilevanti sul piano penale, ma esplosive su quello politico e giornalistico.

Il protagonista, poi, è ancora una volta il sostituto procuratore Henry John Woodcock, cioè il pm che passerà alla storia come protagonista mai punito dei più allucinanti flop giudiziari della Repubblica. In questa giostra impazzita e barbara che sono le intercettazioni, stavolta è salito Massimo D’Alema, ovviamente da non indagato come si usa in questa giungla che vorrebbero contrabbandarci per giustizia. Sarebbe stato molto comodo per Panorama cavalcare lo "scandalo". Perché questo giornale e questo direttore hanno più volte incrociato le lame con l’ex presidente del Consiglio, duramente attaccato per i rapporti che storicamente hanno legato e legano il partito democratico al mondo delle cooperative rosse. Rapporti stretti e consolidati, che i dirigenti del Pd di oggi e di ieri hanno goffamente negato nonostante l’evidenza dei fatti. La coerenza rispetto a una linea che ha sempre indicato come stella polare il rispetto dei diritti e delle garanzie di tutti i cittadini unita allo schifo che proviamo ogni volta che le inchieste si trasformano in una micidiale macchina del fango (vogliamo parlare del processo Ruby e di Silvio Berlusconi, assolto dopo cinque anni di gogna?) ci impongono di stare dalla parte di D’Alema.

Ci fa quindi specie che il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, non abbia sentito l’obbligo di pronunciare nell’immediatezza dei fatti, con un tweet o davanti alla direzione del suo partito, parole chiare e nette contro questa barbarie. Sarebbero state parole coraggiose pronunciate da un vero leader. Ma, come sappiamo, coerenza e coraggio sono doti che Renzi contempla unicamente quando ha un tornaconto personale (vedi il caso Lupi). Peggio per lui. Perché è scritto nelle stelle, diciamo così, che sarà solo una questione di tempo: prima o poi anche lui finirà sui giornali, magari da non indagato, come nuovo socio del grande club degli sputtanati a causa di conversazioni telefoniche intercettate. La puzza si sente già in lontananza perché, come ci informa il Fatto quotidiano, esisterebbe almeno un’intercettazione irrilevante ascoltata dai pm di Napoli nell’ambito dell’inchiesta in cui è stato tirato in ballo D’Alema; una conversazione tra Renzi e un generale della Guardia di finanza, un ufficiale abbondantemente sputtanato quattro anni fa dal solito Woodcock e poi regolarmente archiviato.

Al pavido Renzi, che non trova le parole per schierarsi contro la barbarie consumata ai danni di D’Alema, suggeriamo allora di darsi una mossa. Conviene anche lui - eccome - sbrigarsi a varare un provvedimento che limiti questa ignominia. Non pensi agli italiani rovinati e sputtanati senza motivo, pensi a se stesso che oggi è nelle vesti dello "sputtanando" prossimo venturo. Statene certi, stavolta la legge la farà.

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