L'italietta del calcio e della politica

Grasso e Boldini rappresentano l'italietta non meno indecente di quella con scarpette e calzoncini che ci ha esposto a una figuraccia mondiale

grasso boldrini

Il presidente del Senato Pietro Grasso e della Camera Laura Boldrini. – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Giorgio Mulè

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Nessuno meglio di noi quasi cinquantenni che fummo abbastanza grandi per fare il bagno nella fontana del paese dopo il trionfo ai Mondiali dell'82 e decisamente maturi nel 2006 da evitare lo sfregio artistico preferendo indossare la maglia della Nazionale quando asfaltammo la Francia, comprende la pena di tutti i nati a ridosso o nel XXI secolo.

Mai una gioia in azzurro da quando sono venuti al mondo: piangono all'inizio sull'inno di Mameli e piangono alla fine per il risultato, così da sempre. Solo delusioni.

Ora gli è toccato vivere pure l'umiliazione dell'esclusione dai Mondiali, un evento così raro che per essere rintracciato dai nonni nella loro memoria devono sperare negli effetti miracolosi di un intero tubetto di Gingko biloba.

A mia figlia diciassettenne che non si dava pace ho spiegato che quella vista contro la Svezia non è l'Italia ma l'italietta, la caricatura mortificante di una squadra che ha smarrito l'onore prima ancora che gli schemi. E me la sono cavata così.

Comprendo il disagio ancora maggiore di chi ha figli maschi in tenera età, ragazzi che collezionano le figurine dei calciatori come fossero trofei. Che cosa attaccheranno nel loro album adesso che bisognerà aspettare il 2022 per sperare di tornare sul palcoscenico globale del calcio? È come se gli avessimo rubato un pezzo di vita e di emozioni: oggi hanno 10 anni, ne avranno 15 e saranno troppo grandi per giocare con le figurine ai prossimi mondiali.

Mentre pensavo a tutto questo (all'italietta, allo scoramento davanti all'album delle figurine e al tempo rubato) m'è venuta in mente la sinistra di oggi. Si sta impegnando senza risparmio di energie per dividersi in tante squadre: Pd, Mdp, Possibile, Campo progressista, Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Civici e sicuramente qualche altra formazione che però non ricordo e mi scuso.

Ogni squadra poi si divide al suo interno fino al paradosso dei Civici che erano due e che prima ancora di nascere si sono già scissi. In questo album della sinistra, i leader sono come le figurine di quei calciatori sconosciuti che però devono trovare posto.

A complicare ulteriormente il quadro intervengono anche alcune figurine che non dovrebbero trovare posto nell'album perché dovrebbero essere arbitri, che per loro natura sono - anzi dovrebbero essere - imparziali. Dove mettiamo cioè le due figure, pardòn figurine, dette non a caso di "garanzia" quali il presidente del Senato e seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, e il presidente della Camera e terza carica dello Stato Laura Boldrini?

Dovrebbero essere super partes secondo quanto dettano le regole istituzionali: il presidente del Senato è chiamato a sostituire il presidente della Repubblica tanto da essere detto non a caso "presidente supplente". E invece Grasso e Boldrini sono di parte, parteggiano e partecipano al dibattito tutto interno alla sinistra e ne sono protagonisti al punto da essere indicati a giorni alterni come capi di coalizione ovviamente variabili a seconda di come evolve il "dibbbattito".

Ecco, figlia mia, questa è un'altra italietta. Non meno indecente di quell'altra con scarpette e calzoncini che ci ha esposto a una figuraccia mondiale.

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