Da Berlino a Palermo, solo andata

Dopo la débacle di Schulz in Germania, la sinistra italiana dovrebbe recuperare una credibilità offuscata per evitare un viaggio senza ritorno

PARTITO DEMOCRATICO

Il simbolo del Pd. – Credits: ANSA / MASSIMO PERCOSSI

Nel sogno europeo Berlino e Palermo sono i terminali del cosiddetto "Corridoio 1", una rete transnazionale ferroviaria ad alta velocità di cui si è iniziato a discutere quando ancora le cabine telefoniche erano una modalità di comunicazione all'avanguardia. Ma laddove non è riuscita l'Unione europea può seriamente riuscire la politica nel 2017: Berlino e Palermo possono essere collegate da un unico destino che vede i partiti di centrosinistra figli del '900 avviati se non al tramonto certamente sul viale del declino.

Nella capitale tedesca Martin Schulz ha seppellito i socialdemocratici dell'Spd perché ha smarrito l'identità del partito insieme con il senso di una coraggiosa e necessaria Weltanschauung, cioè di una visione del mondo che fosse ancorata ai valori costitutivi della sinistra pur nella necessità di doverla declinare ai tempi del XXI secolo.

Il risultato delle urne lo ha portato a essere un ibrido politico non indispensabile per formare un governo e non adatto a interpretare il ruolo di un'opposizione che oggi pretende toni radicalizzati: toni e suggestioni che mai potranno appartenere a quella tradizione socialdemocratica che fu protagonista in Germania di una lunga stagione di responsabilità di governo con gli avversari storici.

Senza necessità di volare così in alto, in Sicilia il centrosinistra è alle prese con un deserto identitario che ad oggi lo condanna a essere una comparsa e niente più nella competizione per l'elezione di novembre del presidente della Regione. Non aver voluto abiurare alla fallimentare esperienza incarnata dal presidente Rosario Crocetta e anzi aver accettato di tenerlo a bordo con il contorno degli ondivaghi centristi di Angelino Alfano ha trasformato il partito democratico in quell'ibrido che è diventata l'Spd in Germania.

Il succo non cambia: per il governo i siciliani pensano di affidarsi al centrodestra coeso e vedono nei 5 Stelle o nella sinistra estrema un'alternativa credibile. I sondaggi attribuiscono la vittoria al centrodestra seguito dai 5 Stelle e relegano il candidato voluto dal Partito democratico al terzo o ultimo posto addirittura dietro l'esponente della sinistra radicale.

L'altissima percentuale di non votanti che si registra nelle rilevazioni demoscopiche, prossima o superiore al 50 per cento, conferma da un lato come poco "affascinante" sia l'offerta dei candidati, ma dall'altro sottolinea con crudezza il giudizio negativo su chi ha governato finora e cioè il Pd.

La lezione che si dovrebbe imparare dalla débacle di Schulz dovrebbe dunque spingere il centrosinistra a uscire da quel corridoio politico che collega Berlino a Palermo. Se non dovesse farlo, se non dovesse cioè avere il coraggio di recuperare una credibilità che appare offuscata, il rischio concreto è quello di un viaggio senza ritorno e soprattutto senza la possibilità di poter guadagnare un biglietto per Roma.

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