La Russia nel WTO. Un altro Muro che crolla, anche se non sarà un "big bang"
La Russia nel WTO. Un altro Muro che crolla, anche se non sarà un "big bang"
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La Russia nel WTO. Un altro Muro che crolla, anche se non sarà un "big bang"

Vantaggi e svantaggi. Nessun effetto su gas e petrolio. Gradualità nei dazi sulle auto. Ma ciò che conta è il messaggio di apertura da Mosca

Il mondo diventa più piccolo. O più grande, secondo i punti di vista. La Russia entra formalmente nell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) e i mercati prendono la notizia senza troppo entusiasmo. Ci sono parecchi elementi che hanno indotto anche il direttore generale del WTO, Pascal Lamy, a precisare che l’ingresso di Mosca non sarà “un big bang” come fu nel 2001 l’approdo della Cina.

Anzitutto, gli accordi lasciano fuori il settore dell’energia, e la Russia è principalmente un grande esportatore di commodities, materie prime In secondo luogo, i 18 anni di negoziato hanno portato a una gradualità nella diminuzione delle barriere doganali in settori strategici per i russi come l’industria delle automobili (prevista la riduzione dei dazi sull’import dal 30 al 25 per cento per poi scendere al 15 in sette anni) o i sussidi statali (9 miliardi di dollari concessi a Mosca per aiutare l’agricoltura, due volte e mezzo rispetto a quanto è normalmente concesso in proporzione agli altri).

In terzo luogo, è vero che la Russia era l’ultima grande economia a restare fuori dal WTO, ma l’apertura riguarda essenzialmente i mercati asiatici e europei, non quelli americani dove resta in vigore l’emendamento Jackson-Vanik, lascito della guerra fredda del 1974 che sanziona le importazioni da Mosca come ritorsione per le restrizioni all’emigrazione di ebrei. Pressioni da parte dell’industria americana (in primis General Electric e Caterpillar, preoccupate di perdere terreno rispetto a europei e giapponesi) potrebbe indurre già il 12 settembre il Congresso a rimuovere le limitazioni.

Forse l’aspetto positivo complessivo più importante è il segnale dell’inizio di un percorso irreversibile di integrazione dell’economia russa nei circuiti globali, anche se la Russia di fatto ne faceva già parte. Parecchi analisti osservano che i cambiamenti non saranno epocali, non paragonabili a quelli che hanno portato al boom della Cina negli ultimi dieci anni.

In Russia si contano benefici e svantaggi. Tra i benefici, 49 miliardi di dollari di crescita annuale in più (il 3 per cento del Prodotto interno lordo). Tra gli svantaggi, i rischi dovuti alla concorrenza nell’industria manifatturiera e nell’agricoltura. E ovviamente la perdita di 6 miliardi di dollari l’anno per la diminuzione delle tariffe doganali (stime del ministro dell’Economia russo, Andrei Belousov). La Russia dovrà infatti diminuirle dall’11,5 per cento di media al 7. Nella bilancia dei pro e dei contro, ciò significa una diminuzione dei prezzi sui prodotti d’importazione per i consumatori russi. Quanto alle esportazioni, i russi puntano a 2 miliardi di dollari di risparmio per l’abbattimento delle barriere in uscita.

Analisti a Mosca citati dal Financial Times attribuiscono valore non tanto agli effetti economici immediati (“Sull’economia complessiva l’impatto sarà relativo”, considerando il tipo di esportazione russo e l’esclusione di gas e petrolio dagli accordi), ma un valore reale e duraturo in conseguenza del segnale implicito nell’ingresso di Mosca nel WTO, e cioè che “la Russia è aperta al business e sta adottando una cornice istituzionale che non può modificare e nella quale il resto del mondo può credere”. Una buona notizia soprattutto per il Nord Europa ma anche per l’Italia, e un po’ meno per gli Stati Uniti finché non saranno abbattute le ultime barriere, residuo della cortina di ferro. Un altro Muro che crolla.  

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