Non si può sostenere contemporaneamente che i ragazzi italiani sono mammoni e contemporaneamente che l’Italia è afflitta dalla fuga di cervelli. Una delle due affermazioni è falsa. #Truenumbers, la prima trasmissione giornalistica per il web, visibile in questa pagina, è andata a vedere i numeri veri e ha scoperto qualcosa di sorprendente.

Partiamo dai dati: gli italiani che nel 2013 sono scappati all’estero sono stati circa 160mila, di questi 17.037 avevano tra i 25 e i 29 anni: il 62% in più rispetto ai 10.744 che se ne sono andati nel 2010. Basta questo per dire che c’è la “fuga di cervelli”? No, perché bisogna vedere quanti italiani tra i 25 e i 29 anni se ne sono andati in percentuale sul totale dei loro coetanei della stessa età  e poi confrontare questo dato con quello degli altri Paesi europei, ed è quello che ha fatto #Truenumbers. Il risultato? Eccolo: i ragazzi tedeschi tra i 25 e i 29 che hanno lasciato la Germania sono stati, nel 2013, lo 0,79%, i ragazzi svedesi arrivano all’1,38%, i belgi 2,03%, gli spagnoli 2,60%. E gli italiani? Sono stati solo lo 0,52%, cioè, cinque volte meno degli spagnoli, quattro volte meno dei belgi.

I numeri dicono che in Italia non c’è alcuna fuga di cervelli e non solo per quanto riguarda la fascia d’età 25-29 anni, ma anche per quella successiva, quella compresa tra i 30 e i 34 anni, quella delle persone che magari hanno già avuto una esperienza lavorativa, spesso precaria, e che sono, probabilmente, più incentivate a cercare un’occupazione stabile e più promettente all’estero. Ebbene: anche nel loro caso la fuga di cervelli è solo una leggenda: se ne vanno in misura molto inferiore rispetto ai loro colleghi europei. E questo significa che tra le due definizioni, “mammoni” e “cervelli in fuga” la prima è molto più vera della seconda.

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