Vittorio Sgarbi a Firenze

Sgarbi ama e conosce così bene l'arte e il bello, da disdegnare, disprezzare, deridere tutto ciò che non rientri in arte e bellezza. Se non ci si eleva al cielo, si merita l'inferno

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Firenze, 11 aprile 2018 - Vittorio Sgarbi a Panorama d'Italia per la sua lezione sui tesori della città-icona – Credits: Ada Masella

Raffaele Leone

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Credo che ami e conosca così bene l'arte e il bello, da disdegnare, disprezzare, deridere tutto ciò che non rientri in arte e bellezza. Se non ci si eleva al cielo, si merita l'inferno.

L 'Italia è un Paese pieno di così tante bellezze straordinarie che più lo giri e più ti sembra di non conoscerlo. Più scopri e più capisci quanto altro c'è da scoprire.

Fino a quando sono nate le mie figlie ho curiosato in luoghi lontani convinto che su quelli vicini mi sarei focalizzato quando le forze non mi avrebbero più permesso mete da Indiana Jones.

Tornavo a casa pieno di esperienze, riunivo genitori e fratelli, li sottoponevo alla visione di un numero così esagerato di diapositive (preistoria tecnologica, dunque) che ancora non capisco come facessero a resistere. Mostravo gli oggetti di ogni genere che avevo raccolto, raccontavo con foga. E lo facevo a caldo, dopo il rientro, sull'onda delle emozioni appena provate.

Ricordo che papà quando l'indomani tornava tra le sue carte di architetto, diceva ai suoi collaboratori: "Ieri sono stato in Mali". E l'anno successivo: "Ieri sono stato in Papua Nuova Guinea". Mi ripeteva sempre che gli sembrava davvero di aver girato il mondo con me. Non credo fosse merito mio, quanto del fascino dei luoghi che mostravo. P

osti davvero fantastici che comunque, tornando, rafforzavano la mia convinzione: come l'Italia non ce n'è. In Italia è l'insieme a essere unico. Arte, cultura, letteratura, cibo, musica, storia, religione, geografia. Mare e montagna, boschi e sabbia. Arabi e normanni, greci e romani. Tanta ricchezza e tanta diversità in una lingua di terra affacciata sulla storia della civiltà.

Nei giorni scorsi sono stato a Firenze per la tappa di "Panorama d'Italia", il tour del settimanale in giro per il Paese. Che cosa dire di Firenze che non sia già stato detto? Eppure tornando a casa ho ripensato a mio padre mentre mi dicevo: "Sono appena stato nel Rinascimento".

E non perché quelle strade ti parlano dei secoli passati, il che in Italia succede sovente, ma perché avevo appena finito di ascoltare Vittorio Sgarbi nella chiesa di Santa Maria Novella. Conosco Sgarbi da molti anni, per lavoro, anche se l'ho incontrato sì e no due volte. Prima di Panorama impaginavo i suoi articoli al Giornale, parlavo con la mamma che praticamente gli faceva da agente. Agente gentile e severo: guai a lamentarmi per la sregolatezza del figlio che consegnava i suoi scritti sempre in ritardo. La signora alzava la voce più di me. Poi quando cominciavo la lettura, dimenticavo quanto mi avesse fatto penare. Ed eccomi l'altra sera ad ascoltarlo in quella chiesa.

Santa Maria Novella già da sola ti dice della storia dell'arte italiana, eppure Vittorio riusciva così bene a farla parlare,a farle confessare i suoi segreti, a farle raccontare il passaggio dei maestri e dei loro segni artistici, da lasciarmi estasiato. Certo, sempre di Sgarbi si tratta, quindi non potevano mancare gli accenni polemici e quel suo mettersi al centro della scena, ma sono peccati che gli si perdonano subito.

Al fascino di Sgarbi pensavo già in treno raggiungendo Firenze e poi quei pensieri li ho traslati nella presentazione davanti a cinquecento persone che sarebbero state in religioso silenzio per un'ora e mezza di "sgarbeide" .

Vittorio Sgarbi è certamente personaggio estremo. Lo è nell'irruenza e lo è nella delicatezza. Lo è nei toni delle sue dispute come nella grazia delle sue lezioni. Io preferisco quest'ultimo, la violenza mi infastidisce perfino nelle parole per quanto si possa sostenere che anche gli insulti in lui siano ricercati, ma mi sono convinto che il primo Sgarbi (quello sgarbato) sia figlio del secondo.

Credo che ami e conosca così bene l'arte e il bello, da disdegnare, disprezzare, deridere tutto ciò che non rientri in arte e bellezza. Se non ci si eleva al cielo, si merita l'inferno. Esagera. Ma ascoltarlo è un piacere e la sua forza non è soltanto scienza e conoscenza. È il sentimento. Commuove perché lui sembra sentire quel che l'artista sentiva e metteva nella sua opera. Non si limita a descrivere un quadro, un affresco, una chiesa, Vittorio li sente. E quel sentimento lo raccoglie, lo interiorizza e lo trasmette a chi ascolta.

Tra tanti maestri dell'arte italiana abbiamo avuto e abbiamo anche tanti maestri della divulgazione. Sgarbi merita la prima fila.È un figlio degno delle bellezze di questo nostro Paese, è un uomo che di quelle bellezze ci trasmette l'emozione. Per questo, quando ha finito di parlare e sono andato a stringergli la mano, una voce dal sen fuggita mi ha semplicemente fatto dire: ti voglio bene.

(Questo articolo è stato pubblicato sul numero 19 di "Panorama", con il titolo "Cantare Vittorio")

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