Tenore di vita dopo il divorzio: andare a nozze coi soldi

A proposito della decisione della Cassazione: Il matrimonio non dovrebbe essere un investimento finanziario ma un incontro di sentimenti e progetti comuni

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Raffaele Leone

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Stavolta farò arrabbiare le donne. Non tutte, spero. Sicuramente quelle che pretendono sia mantenuto sempre lo stesso tenore di vita all'ex moglie in caso di divorzio.

Alla vigilia della decisione della corte di Cassazione in materia, un gruppo di rispettabili firmatarie si è appellato ai giudici: non abbattete questo principio che ha guidato le separazioni fino a oggi. Anche se con un giro di parole, il principio difeso è il seguente: se mio marito mi ha abituato a un determinato tenore di vita, quel tenore di vita mi va garantito anche quando io divento ex.

Confesso che questa storia dello stesso tenore di vita mi ha sempre lasciato dubbioso.

Quando il tenore di vita è alto, poi, mi manda in bestia. Il matrimonio, mi chiedo, è un investimento finanziario, un gratta e vinci o un incontro di sentimenti, di progetti, di visioni comuni?
Per tanti anni si è ritenuto che andasse tutelata la donna relegata ai lavori domestici (non retribuiti) e alla crescita dei figli. Si diceva: tutto quel che lei ha fatto le va riconosciuto economicamente. Comprensibile.
Anche se in nome di questo principio ho l'impressione che col tempo si sia lasciato il marito nel tritacarne nonostante fosse cambiata la divisione dei ruoli.

Ho sentito avvocati matrimonialisti (tra cui molte donne) riconoscere di aver abusato della tendenza giurisprudenziale per anni, li ho sentiti ammettere di essere scivolati verso un eccesso: penalizzare l'uomo in quanto uomo.
Ho amici a cui è stato detto: lei ha ragione ma difficilmente la otterrà in una causa di divorzio. Frase che già da sola grida vendetta. Per fortuna la giurisprudenza, come la società, è materia viva.

Dunque è andata modificando l'approccio mano a mano che le donne giustamente hanno conquistato sempre più il loro posto nel mondo del lavoro e che gli uomini sono andati impegnandosi di più nella vita casalinga.

Prima le cause di separazione sembravano andare in automatico, con lui nella parte del bastonato e lei nella parte della bastonatrice, poi si è cominciato a capire che le bastonate non potevano andare "d'ufficio" tutte in una direzione.

Questo, a molte, non va giù. Se una donna non lavora e cresce i figli, capisco che vada in qualche modo tutelata quando il matrimonio finisce, ma non ho mai capito che cosa c'entri quel benedetto tenore di vita da garantire. Se si tratta di una famiglia media o medio-bassa è abbastanza ovvio che lo stesso tenore di vita lo perdono tutti con un divorzio: non solo la moglie, ma anche il marito e perfino i figli.

Oltre alle donne, ci sono uomini che hanno serie difficoltà dopo il divorzio, tra assegni per l'ex moglie, peri figli, case cedute al fu coniuge e, perché no, parcelle agli avvocati. Non ditemi che non ne avete incontrati anche voi.

Sui figli il maggior rigore lo capisco: li si è messi al mondo, ci si è assunti una così grande responsabilità nei loro confronti (forse la più grande responsabilità nella vita di un individuo), mi pare sacrosanto garantirli al meglio.
Ma la donna? Sempre? Soltanto perché donna? Anche la donna autonoma e lavoratrice, anche la donna indipendente senza figli deve pretendere lo stesso tenore di vita?

Ha sposato un uomo, non il suo tenore di vita. Il pronunciamento della Cassazione, oltretutto, arriva proprio dopo i casi di donne che conducevano una vita di lusso e che pretendono di continuare a condurre la stessa vita. Lui è ricco, mi ha fatto fare una vita da ricca, deve continuare a farmi fare la stessa vita anche da ex. Non una vita dignitosa, la stessa bella vita.

Il divorzio è già una sofferenza, così diventa anche una stangata che se la gioca alla pari col fisco italiano. E poi mi chiedo: perché crescere dei figli o fare la casalinga deve valere milioni per una donna ricca e qualche centinaio di euro per una donna povera?
Tra le due quella che ha faticato di più mi pare la seconda, se vogliamo dirla tutta.

Eppure si agita lo spauracchio del maschilismo di ritorno. "Attenti a intaccare il principio del tenore di vita da mantenere". Ai giudici andrebbe invece chiesto di fare quel che ormai fanno nella gran parte dei casi: valutare volta per volta ed evitare gli eccessi nei confronti dell'una o dell'altra parte. Senza arrivare all'assurdo di pretendere che la donna abbia più diritti dell'uomo in quanto donna. Ecco, l'ho detto,e state certi che le colleghe mi terranno il muso per giorni.

raffaele.leone@mondadori.it 

(Questo articolo è stato pubblicato sul numero 17/2018 di "Panorama" con il titolo: "Andare a nozze coi soldi")

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