Leggete e moltiplicatevi

Le sfide del nuovo direttore Raffaele Leone: fare di Panorama un giornale appassionante, vivo e all'altezza dell'evoluzione della specie

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Raffaele Leone

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"Vorremmo affidarti la direzione di Panorama". Sono stato vicedirettore di questa testata per dieci anni, prima con Maurizio Belpietro poi otto anni con Giorgio Mulè, ma confesso che un punto interrogativo mi stava scappando: sicuri? Non l’ho fatto perché gli amici e il protocollo su come-comportarsi-nei-giornali-davanti-alle-sfide mi avevano avvertito che non si fa. Petto in fuori, guardare l’interlocutore negli occhi e dire con fermezza: sono pronto.

Tanti anni fa, era il 1996, Vittorio Feltri mi aveva chiamato dalla mia stanza di capocronista del Giornale. Con calma e con l’occhio del gatto che sta per prendere il topo era andato subito al punto: "Ho un problema alla redazione romana e voglio mandare te a dirigerla". Me? Quella volta il punto interrogativo mi scappò: "Ma direttore - dissi - io con la politica non c’entro niente, non ho rapporti nei palazzi romani, non conosco nessuno, le pubbliche relazioni non sono il mio forte, sarei un marziano". Lui mi fissò con lo sguardo bonario che solitamente tiene nascosto e mi disse soltanto: "Lo so, ti ci mando per questo". Così mi ritrovai nella capitale della Politica che mi accolse con un "Leone chi?" ad aprirmi la strada.

Anche undici anni fa, quando Silvia Grilli mi propose la vicedirezione di Grazia, nella redazione del femminile cominciò a circolare lo stesso interrogativo: "Leone chi?". In effetti, femminile fino a quel momento era stato per me soltanto un universo da decifrare non anche una rivista dove lavorare. Per non parlare di moda, abiti, trucchi e bellezza che stavano alla mia persona come Marte a Venere: un altro pianeta. Lo stile estetico me lo costruivo con fatica la mattina davanti allo specchio e con risultati, devo ammettere, spesso discutibili.

Ero (e sono?) quello che nel gergo giornalistico si chiama uomo-macchina, o più prosaicamente culo di pietra. Lavoravo a capo chino sulla scrivania, la mia finestra sul cortile, e mi occupavo di ben altri argomenti. Dunque "Leone chi?" ci stava.

E oggi?
Se sono davvero pronto e se merito Panorama lo vedrete settimana per settimana. Un minimo di indulgenza vi chiederei di accordarmela, grazie, ma vi assicuro che ce la metterò tutta, che la redazione ce la metterà tutta. L’informazione su carta stampata non se la passa bene, è spesso un blabla che tutti conoscete: la parcellizzazione delle notizie, la moltiplicazione degli strumenti su cui quelle stesse notizie viaggiano, la disabitudine a leggere e ancor di più a pagare per tenersi informati stanno mettendo a dura prova tutti i giornali del mondo.

Ma approfondire, osservare, capire, raccontare, polemizzare, pensare, non sono vecchi arnesi. E sono sicuro che i giornali possano ancora servire. Certo, devono reggere il passo di questa società che oggi usa chiamare liquida. Devono adeguarsi e rilanciare, stare in piedi economicamente. Diciamocelo: stiamo un po’ arrancando, le vecchie formule si sono ingrigite e più che sul tappeto volante della carta stampata, spesso viaggiamo col pilota automatico.

Ma se non ci appassioniamo noi che li facciamo, i giornali, perché dovrebbe appassionarsi chi ci legge? Ecco, vorrei riuscire a fare un Panorama appassionante e vivo, all’altezza del suo nome e, perché no?, dell’evoluzione della specie.

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Un ringraziamento sincero sento il dovere di farlo all’editore e ai dirigenti della Mondadori per la fiducia accordatami. Farò del mio meglio per ripagarla.
Uno speciale saluto, di cuore, a Giorgio Mulè per l’amicizia fraterna ormai più che ventennale, per le appassionanti avventure professionali che abbiamo fatto insieme. Sono certo che userà le sue doti migliori anche in politica.

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