L'Italia reale della gente e quella surreale dei partiti
ANSA /Maurizio Brambatti
L'Italia reale della gente e quella surreale dei partiti
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L'Italia reale della gente e quella surreale dei partiti

Perché un accordo Pd-Pdl sarebbe "l'unico vero atto di responsabilità verso l'Italia. L'editoriale del direttore

L’Italia descritta nei programmi dei partiti o raccontata nei talk show preelettorali non è di certo questa Italia. Le coalizioni che si candidavano a governare il Paese dipingevano una nazione in grado di rialzarsi e di ricostruire il proprio futuro dopo il tempo della grande crisi. Un mese e mezzo dopo, invece, eccoci ancora erranti in un deserto dove si fa fatica a trovare motivi di speranza, dove ogni giorno una nuova statistica certifica che siamo sempre più fiaccati dalle cannonate della depressione economica e finanziaria. In questo deserto che è l’Italia il tessuto produttivo è allo stremo, le imprese devono elemosinare i crediti dalla pubblica amministrazione, le famiglie sono ostaggio di una pressione fiscale insopportabile.

La banale osservazione dell’esistente, senza la necessità di scomodare la logica, ci dice che è questo il tempo della responsabilità. Prima di congedarsi al termine del suo mandato, il presidente della Repubblica lo ha ribadito con chiarezza indicando la strada di un governo condiviso per mettere subito in cantiere provvedimenti e riforme necessarie. Niente. Nemmeno l’alto richiamo del Colle è riuscito a scavalcare il muro dell’egoismo politico dietro il quale si sono asserragliati gli intransigenti del Pd. C’è perfino chi, dall’estrema sinistra, si è spinto a sbertucciare il discorso di Giorgio Napolitano ed è inutile aspettarsi un rinsavimento nel Movimento 5 stelle, che non a caso comincia già a perdere consensi anche tra le frange più arrabbiate e intransigenti.

Ma è proprio il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, il primo prigioniero di questo deserto dove ha deciso di vagare senza meta piuttosto che cercare la via d’uscita.

Il tempo sta per scadere: l’elezione del capo dello Stato costituisce l’ultima tappa per tentare di riportare il Paese sulla retta via. L’accordo con il Pdl, o se si preferisce la convergenza (tanto per non urtare l’ala più settaria dei democrat), non solo è possibile ma costituisce l’unico, vero atto di responsabilità nei confronti dell’Italia. Non si tratta di mostrare senso dello stato, ma di avere quantomeno il senso del ridicolo. Ammesso che non si sia smarrito pure quello.

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