Mario Mauro: "In Kosovo gli italiani sono ancora determinanti"
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Mario Mauro: "In Kosovo gli italiani sono ancora determinanti"
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Mario Mauro: "In Kosovo gli italiani sono ancora determinanti"

Il ministro della Difesa ha visitato il contingente italiano della KFOR a Pristina e poi è volato a Belgrado

A distanza di 14 anni dalla guerra in Kosovo si continuano a scoprire gli orrori dell'eccidio, ma si guarda anche avanti e si percorre la strada dei negoziati con la Serbia per un progressivo avvicinamento all'Europa. E' recente il ritrovamento di resti umani durante alcuni scavi nel sito di Rudnica, nei pressi di Raska nel sud della Serbia, dove si presume che vi sia una fossa comune con i corpi di 250 kosovari, vittime del conflitto tra il 1998 e il 1999. Secondo gli esperti i corpi dei kosovari di etnia albanese sarebbero stati trasportati a Rudnica durante il ritiro delle forze serbe dal Kosovo. Siamo a giugno del 1999 e si pensa già a nascondere i crimini commessi durante la guerra. Crimini che, però, puntualmente non tardano a riemergere in una terra martoriata.

Ma il Kosovo guarda anche oltre e avanti e lo fa assieme alla Serbia. Il tavolo dei negoziati a tre, fortemente voluto da Bruxelles, è tuttora operativo. Ci sono tensioni e frizioni, ma tutto fa credere che entro i primi del 2014 si raggiungerà una stretta di mano su nodi cruciali. Un segnale positivo arriva dal Kosovo del nord, a maggioranza serba, dove recentemente si sono tenute le elezioni.

I risultati fanno sperare che entrambi i Paesi stiano camminando "lungo la strada della riconciliazione", come dichiara a Panorama.it il ministro della Difesa Mario Mauro, raggiunto telefonicamente a Pristina durante la sua visita al contingente italiano del KFOR, la forza Nato in Kosovo, che è sotto il comando del generale Salvatore Farina. Mario Mauro ha incontrato il suo omologo Agim Çeku, e poi il premier kosovaro Hashim Thaci e la presidente Atifete Jahjaga, poco prima di trasferirsi a Belgrado dove, con il collega serbo Mebojsa Rodic, firmerà un accordo di cooperazione nel campo della Difesa.

Ministro, quanti italiani ci sono ancora in Kosovo e qual è il loro compito?

Siamo presenti con i nostri uomini e donne in Kosovo da quattordici anni. Prima eravamo 1.500, oggi siamo 570, ma continuiamo a svolgere oggi come allora un ruolo fondamentale per questo Paese. Il contingente italiano continua a operare per l'integrazione tra serbi e kosovari e per favorire la piena democratizzazione del Kosovo, garantendo sostegno e formazione agli ufficiali kosovari, che dal prossimo anno verranno a studiare anche in Italia. I nostri soldati hanno svolto un compito cruciale nel processo di pacificazione e lo continuano a svolgere adesso per la stabilizzazione.

In Kosovo recentemente si sono tenute le elezioni locali, qual è il bilancio?

Sicuramente è positivo dal punto di vista della sicurezza. Nel nord del Kosovo hanno votato soprattutto serbi, che rappresentano l'etnia maggioritaria in quell'area, e non ci sono stati scontri. Tensioni si sono registrate in alcuni seggi, ma anche grazie al lavoro degli italiani della KFOR l'allarme sicurezza non è scattato. A riprova dello straordinario lavoro del nostro contingente qui in Kosovo.

Oltre a Pristina la sua visita prevede anche una sosta a Belgrado per siglare un accordo di cooperazione con il ministero della Difesa serbo. A che punto sono i negoziati tra Serbia e Kosovo?

Credo che, nonostante gli ostacoli, Serbia e Kosovo stiano camminando sulla strada della riconciliazione e che entrambi i paesi desiderino essere protagonisti in Europa. La loro riconciliazione non può prescindere dall'Europa e avere l'Europa come stella polare. Ci sono degli ostacoli, è vero, ma il cammino sta proseguendo in modo positivo e mi sento ottimista. 

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