Kiev, perché protestano
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Kiev, perché protestano

Alex, studente lavoratore, spiega quali sono le ragioni della rivolta contro la sospensione dell'avvicinamento dell'Ucraina all'Ue

 

Piazza Maidan, nel centro di Kiev, non è una piazza Tahrir ucraina e nemmeno uno Zuccotti Park, centro delle proteste di Occupy Wall Street – un movimento intenso quanto stagionale, scomparso con l’arrivo dell’inverno. A Kiev decine di migliaia di persone resistono, da più di due settimane, nonostante la durezza della repressione e del clima, che non concede da giorni temperature al di sopra degli zero gradi. In piazza ci sono nazionalisti, studenti, gente comune. C’è Alex, un dottorando in Filosofia che si mantiene anche lavorando in una casa editrice. È in piazza dalla sera del 24 novembre, quando è esploso lo sdegno per la sospensione delle manovre di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea. “Ero arrivato a casa tardi, verso le 11 di sera”, dice a Panorama.it, “mi sono preparato un tè, mi sono infiliato sotto le coperte, ho controllato Facebook e ho letto l’appello di un giornalista di Kiev, che chiedeva a tutti i non indifferenti di manifestare nel centro della città. Ci ho pensato un quarto d’ora e poi ho capito che la coscienza non inganna: dovevo andare”.

Perché siete scesi in piazza?
Perché, nell’ultimo giorno in cui il governo poteva votare il disegno di legge indispensabile per l’annessione l’UE, abbiamo capito che le autorità ci avevano ingannato. All’inizio le proteste sono state promosse da giornalisti e attivisti, non certo da leader politici dell’opposizione. Sia chiaro: noi manifestiamo per i nostri diritti e per la libertà, non per gli interessi di qualcun altro.

Queste proteste sembrano più violente di quelle della “rivoluzione arancione” del 2004-2005. Perchè?
È solo un’impressione, dovuta a due episodi terribili. Ci sono centinaia di migliaia di persone che vogliono cambiare la situazione senza ricorrere alla violenza. Ma il 30 novembre, alle 4 del mattino, un squadra di corpi speciali ha attaccato manifestanti pacifici a colpi di manganello. Hanno caricato donne, giovani studenti, scatenando l’ira di migliaia di cittadini: il giorno dopo sono arrivati in piazza Maidan anche molti che, per quanto scettici verso l’Unione Europea, non potevano tollerare l’uso della violenza nella loro città. L’altro brutto episodio è avvenuto la sera successiva: un gruppo di facinorosi, ha portato un trattore davanti al palazzo del governo e ha iniziato a lanciare pietre contro iberkut(la loro polizia anti sommossa). Questa provocazione, organizzata tra l’altro da un ex collaboratore del KGB, ora leader di estrema destra, ha dato agli agenti un altro pretesto per colpire anche gli altri manifestanti. Non vogliamo che fatti del genere si ripetano, perciò abbiamo organizzato gruppi di volontari per difendere le forze di sicurezza da altre provocazioni. Diamo tè e caramelle agli agenti, per fargli capire che li rispettiamo e li consideriamo parte del popolo ucraino.

Vi accontentereste delle dimissioni del governo?
All’inizio ci immaginavamo una protesta breve: eravamo in piazza perché il brusco cambio di rotta del presidente Viktor Janukovič ci aveva deluso. Adesso però il potere si è screditato e vogliamo le dimissioni di presidente e governo, il rilascio dei detenuti politici e una legge che permetta di escludere dal governo chi lavora contro gli interessi dei cittadini.

 

Perché siete pronti a lottare per entrare in un’Unione da cui molti nostri cittadini, oggi, vogliono uscire?
Anch’io sono molto scettico rispetto all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Ma per il momento si sta parlando di un primo passo: firmare un accordo di associazione che costringerebbe l’Ucraina ad adottare le leggi giuridiche ed economiche dell’Unione. Sono norme democratiche, che ci consentirebbero di parlare nella stessa lingua dell’Europa occidentale. È per noi una possibilità unica di riformare tutte le istituzioni di governo e, nello stesso tempo, fondare una valida società civile. Non ci facciamo illusioni: sappiamo che dovremo attraversare una profonda crisi. La Russia, per non perdere il controllo dell’Ucraina, ha organizzato un vero e proprio blocco economico. Bisogna essere pronti al fatto che la nostra generazione non vedrà i risultati della scelta che facciamo oggi, ma almeno la generazione futura avrà la possibilità di vivere in un paese democratico e risolvere i problemi in uno scenario diverso da quello di una dittatura.

Il freddo gioca a vostro sfavore. Quanto riuscirete a resistere? Come vi state organizzando?
Siamo preparati anche a una lunga protesta. È un problema ma anche un grande vanto: ogni giorno dimostriamo al mondo e a noi stessi che la nostra speranza di cambiamento si fonda sulla pace, sull’aiuto reciproco e sulla pazienza. Ogni giorno a Kiev arrivano nuove persone dal resto dell’Ucraina e i cittadini della capitale li accolgono nelle loro case, gli preparano da mangiare, offrono vestiti pesanti e medicinali. Ogni giorno milioni di persone, dopo il lavoro, vanno nel centro della città per unirsi a chi manifesta. Siamo pronti a festeggiare il Natale, cattolico e protestante, in piazza. Sono particolarmente orgoglioso, ora, di essere ucraino.

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