Italicum: i punti di forza e di debolezza
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Italicum: i punti di forza e di debolezza
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Italicum: i punti di forza e di debolezza

Si è passati all'atto finale tra mille polemiche dentro e fuori il Pd: cosa piace e cosa meno del nuovo sistema

Così com’è, l’Italicum non convince la minoranza Pd. Non convince alcuni costituzionalisti. No convince alcuni studiosi del diritto. E al di là delle polemiche politiche interne al centrosinista i motivi di natura giudidica non mancano. Ecco quali sono.

Il rischio ingovernabilità

L'Italicum è un sistema proporzionale pensato esclusivamente per la Camera e non per il Senato (che nei piani di Renzi sarà ridisegnato) e che è oggetto di riforma costituzionale. Lo spauracchio sono infatti le elezioni anticipate. Ebbene, nel caso la situazione politica precipitasse, il paese andrebbe al voto con due sistemi diversi. Alla Camera, appunto l’Italicum, al Senato si andrebbe al voto con il Consultellum (nient’altro che il sistema proporzionale, senza premio di maggioranza, venuto fuori in seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale). Insomma, due sistemi per due camere. Il rischio è presto detto: ancora ingovernabilità. Lo scenario sarebbe il seguente: una maggioranza certa alla Camera e una incerta al Senato. È proprio per questo motivo che il governo è corso presto ai ripari ipotizzando, per voce del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, una clausola di salvaguardia che preveda l’entrata a regime dell’Italicum a partire dal 1 gennaio del 2016, quando si spera il Senato sia stato modificato.

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I capilista bloccati

Un'altra criticità è il sistema dei capilista bloccati e delle preferenze. L’Italicum è un sistema proporzionale (i seggi vengono assegnati in proporzione ai voti ottenuti). Il territorio viene diviso in collegi. Per ciascun collegio è previsto un capolista bloccato, vale a dire indicato dai partiti, e di fatto il primo a essere eletto. Se questo basta a sollevare le polemiche di chi non tollera l’ingerenza dei partiti, dall’altra parte le preferenze attirano gli strali di chi ha sempre pensato che siano un incentivo per la formazione di clientele e correnti.

Il premio di maggioranza

L’altro nodo è rappresentato dal premio di maggioranza da attribuire alla coalizione o alla lista. L’intendimento del Pd è quello di prevedere il premio di maggioranza appannaggio della lista che supera il 40% e non della coalizione. Opinione che diverge da quella di Forza Italia ben consapevole di non poter raggiungere da sola la soglia del 40%. A esacerbare Forza Italia ci ha pensato proprio il Pd che ha formalmente chiesto, tramite il vicesegretario Deborah Serracchiani, al M5S di convergere sul premio di lista.

Certezza del vincitore

Di certo, come ha spiegato il politologo Roberto D’Alimonte, l’Italicum se applicato in uno scenario costituzionale modificato, permetterebbe di avere un risultato certo. Il giorno seguente alle elezioni si conoscerebbe immediatamente il partito di governo, tutt’al più sarà il ballottaggio (previsto tra le due liste che hanno ottenuto il miglior risultato) a favorire l’individuazione di un partito di maggioranza. Finirebbero le larghe intese e forse i riti stanchi, le convergenze tra partiti che non hanno nessun interesse su cui convergere, se non quello di stare al governo.

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