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Una vittoria contro chi le ha rubato la giovinezza: ad Haifa, in Israele, la signora Rita Berkowitz, 83 anni, è stata incoronata regina del concorso di bellezza "Miss sopravvissuta alla Shoah", giunto alla terza edizione.

Di origine rumena e scampata allo sterminio nazista, ha vinto con lo stesso candore che la foto di rito scattata durante la premiazione ben rappresenta. Sciarpa bianca al collo e tiara in testa, Rita (Rivka) Berkowitz, è stata premiata sotto una pioggia di petali bianchi scesi sul palco.

Pensato come un omaggio a donne "regine di vita" e come una rivalsa sul nazismo che come ebree le voleva morte, il concorso è organizzato da una casa di riposo per anziani con il sostegno di organizzazioni per i sopravvissuti alla Shoah e di un gruppo cristiano, la Israeli International Christian Embassy Jerusalem.

I giurati hanno scelto Rivka tra le 14 finaliste del concorso, tra cui numerose donne sulla novantina, che per l'occasione si sono allenate a muoversi sul palcoscenico della competizione, a presentarsi alla giuria e a parlare in pubblico, come ogni gara di bellezza che si rispetti vuole.

Altra protagonista della serata Sarah Israel, 85 anni, che è stata premiata come "Regina delle gemme". Schernendosi per il primato, la donna ha detto: "la competizione per noi è solo sport. Non ha alcuna importanza chi risulti vincitrice, perché nella vita bisogna mantenere le proporzioni. Io sono giunta in Israele e ho mosso al mondo tre figli: questo è l'importante". Di origini transilvane, ha raccontato che "da bambina viveva nell'agiatezza". Quando arrivarono i tedeschi, i rumeni - ha aggiunto - cooperarono con gli occupanti e lei fu violentata, ancora bambina, da un ufficiale. Non disse però nulla alla famiglia, che già viveva nel terrore. Dopo essere stati chiusi in un ghetto, furono liberati dai russi e tutti emigrarono in Israele.

Tra il pubblico in sala c'era anche Shoshanna Kolmar, 96 anni, sopravvissuta all'inferno di Auschwitz-Birkenau e al famigerato dottor Mengele, incoronata "regina" due anni fa "non per la bellezza, ma per il carattere".

"Queste donne sono simboli di eroismo e una lezione per i nostri figli", ha affermato Ronit Stashevsky, organizzatrice della manifestazione, citata da Maariv. "Per tutte loro - ha concluso - è una specie di vittoria. Possono anche lanciare un messaggio al mondo: noi abbiamo vinto, noi siamo qua e il popolo di Israele vive". Come ha notato un altro degli organizzatori "sia pure in ritardo, adesso è concessa loro una nuova occasione di divertirsi. Una sorta di "riparazione" che anche secondo gli psicologi ha aspetti positivi".

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