Isis: perché la condanna di Al-Azhar è così importante
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Isis: perché la condanna di Al-Azhar è così importante
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Isis: perché la condanna di Al-Azhar è così importante

La "scomunica" dei terroristi da parte del principale centro studi dell'Islam sunnita ha un suo peso in tutto il mondo arabo

Per Lookout news

Dopo che il pilota giordano è stato messo al rogo dallo Stato Islamico è giunta, quasi inaspettata, la ferma condanna dell’imam del centro culturale e religioso tra i più importanti dell’Islam sunnita: l’Università cairota di Al-Azhar. Ma che cos’è Al-Azhar?

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Stando ai registri accademici, sono tanti e dai profili più diversi gli alunni del principale istituto islamico dell’universo sunnita con sede al Cairo. Fondata dalla dinastia dei Fatimidi alla fine del X secolo insieme alla moschea annessa, la prestigiosa Università di Al-Azhar è uno dei maggiori centri di studio e divulgazione dei principi giuridici dell’Islam. Solo nel 1961, sotto la spinta secolare del presidente Nasser, ha assunto il volto di una moderna università dai curricula non esclusivamente religiosi. Ma il salto da madrasa (scuola coranica) tradizionale a moderno ateneo non è coinciso con un generalizzato rinnovamento della visione conservatrice.

 Con un network annuale di quasi 300mila iscritti, Al-Azhar vanta tra i suoi alumni intellettuali e illuminati del rango di Muhammad Abduh e Sayd Jamaleddin Afghani, fondatori nel XIX secolo del modernismo islamico, o come Taha Hussein e Ahmad Meshari Al-Adwan, scrittori e poeti rispettivamente egiziano e kuwaitiano. L’hanno frequentata anche esponenti di spicco della leadership politica e militare di vari Stati musulmani, tra cui: Saad Zaghlul, artefice della rivoluzione egiziana del 1919; Gus Dur, ex presidente dell’Indonesia e Maumoon Abdul Gayoom, ex presidente delle Maldive.

 Al-Azhar vanta inoltre innumerevoli esponenti di movimenti islamisti e organizzazioni paramilitari del calibro di Izz ad-Din al-Qassam, leader e fondatore del gruppo militante Black Hand, operativo contro il mandato britannico in Palestina e a cui s’ispirano oggi le Brigate Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Anche Ahmed Yassin, co-fondatore e guida di Hamas, ha studiato qui, e così Mehmed Handžić, capo dei revivalisti bosniaci, e Omar Abdel Rahman, leader dell’organizzazione terroristica egiziana Jamaa al-Islamiyya. Oltre a tanti ideologi ed esperti religiosi radical-conservatori che alimentano il fondamentalismo islamico nel mondo: Yousuf Al-Qaradawi su tutti, egiziano naturalizzato qatarino e teorico della Fratellanza Musulmana.

 Ma il problema non sono i numerosi personaggi che, usciti da Al-Azhar, hanno guidato i movimenti jihadisti nel panorama arabo-islamico. Piuttosto, sono coloro che son finiti ad alimentare le fila del terrorismo islamico e quei movimenti di resistenza e lotta armata che oggi animano la jihad globale. Tra africani sub sahariani e musulmani asiatici, non è facile da stabilire (per la mancanza di censimenti accurati) il numero di quanti ogni anno completano qui gli studi in diritto islamico e poi si dileguano per ritrovarsi kamikaze dopo gli addestramenti militari nei campi qaedisti. Nel 2010 il governo tagiko, ad esempio, aveva richiamato in massa centinaia di studenti iscritti presso gli istituti religiosi in Egitto, Iran, Afghanistan e Pakistan, proprio per il timore che venissero sottoposti a un processo di indottrinamento fondamentalista durante gli studi all’estero.

 

La pur breve parentesi di governo islamista in Egitto ha avuto forte influenza sull’establishment azharino e inevitabilmente il network dei suoi studenti ha risentito dell’influsso conservatore che ha pervaso la società egiziana, oltre che la stessa università. Con i militari di nuovo al potere, oggi l’equilibrio è ulteriormente cambiato ma l’indottrinamento radicale è faticosamente tenuto sotto controllo, perché gestito privatamente e per vie non ufficiali.

Difficilmente la morsa dell’attuale regime sui tanti studenti islamisti dissidenti potrà arginare l’onda d’urto del rinnovato radicalismo islamico, a prescindere da quanto il nuovo apparato militare egiziano saprà tenere sotto controllo i canali ufficiali d’istruzione ed educazione religiosa.

 

Chi è Ahmed Muhammad Ahmed al-Tayeb
Ahmed Muhammad Ahmed al-Tayeb è l’Imam della Moschea di Al-Azhar dal 2010 – nominato dall’allora presidente Mubarak e per questo considerato un “funzionario del regime” – e dal 2003 rettore dell’annessa università. Benché abbia detto che i terroristi dell'Isis debbano essere «crocifissi» ha fama di essere tra i teologi sunniti più moderati d’Egitto, motivo che lo ha reso particolarmente inviso alla leadership della Fratellanza da cui si è ulteriormente distanziato sostenendo la deposizione dell’ex presidente islamista Morsi. È responsabile degli Affari Religiosi insieme alla figura del Gran Mufti, direttore dell’Istituto religioso egiziano (Dar al-Ifta’) ufficialmente incaricato di emettere fatwa.

 

Di recente, per arginare il pericolo del radicalismo islamico, il Grande Imam della moschea di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, ha lanciato un nuovo canale satellitare che sarà trasmesso in arabo, inglese, francese e tedesco, per contrastare la diffusione di ideologie terroristiche e ha dato avvio a un processo di revisione dei curricula universitari per renderli più congrui al dialogo interreligioso. Ma nonostante questa e altre azioni ufficiali di contrasto al terrorismo, l’Università di Al-Azhar resta per il momento un potenziale ricettacolo di estremisti, influente quanto e più di tanti altri centri di studi islamici del mondo arabo.

 

Il rapporto tra l’Università i movimenti islamisti egiziani
Il prestigio di Al-Azhar ha generato un rapporto ambivalente con i movimenti islamisti egiziani: durante il primo revival islamico degli anni Settanta sembrava esistere una forte affinità tra Al-Azhar e i Fratelli Musulmani, che invocavano un potenziamento del ruolo pubblico dell’Istituzione. Con il tempo è andato sviluppandosi un atteggiamento più competitivo, dato dal fatto che gran parte della leadership della Fratellanza è fatta di autodidatti i quali temono che il riconoscimento di Al-Azhar a voce islamica indipendente possa “sottrarre” seguaci ai movimenti islamisti rimasti a lungo  clandestini. Senza contare che l’opinione generale diffusa ai vertici della Fratellanza, e ancor più dei movimenti salafiti, è che la dirigenza di Al-Azhar sia strettamente legata al regime e dunque percepita più come carica politica che come autorità religiosa.

 

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