Iran: perché è saltato l'incontro con Obama
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Iran: perché è saltato l'incontro con Obama
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Iran: perché è saltato l'incontro con Obama

“L’Iran non rappresenta una minaccia per il mondo" dice il presidente iraniano Rouhani all’ONU. Un discorso conciliante che chiarisce ma non cambia la posizione di Teheran

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Una doppia conferma. Una conferma che il copione interpretato da Hassan Rouhani al Palazzo di Vetro dell’ONU non avrebbe riservato nessun coup de théâtree una conferma dell’idea di sé che il nuovo presidente della Repubblica Islamica aveva offerto al mondo sin dal giorno della sua elezione: Rouhani è uomo capace di moderazione. Pur pacato nei toni, il presidente dell’Iran è stato però risoluto nell’affrontare direttamente i temi cruciali per gli interessi del suo Paese e dell’intera regione mediorientale.

 

No alle armi chimiche in Siria, ma no anche ai droni. No alle lobby guerrafondaie, ma no anche alle divergenze. No anche all’embargo “violento”. Sì invece al rispetto reciproco, alle leggi internazionali, alle interazioni. E alla coerenza. Questo, in estrema sintesi, l’orizzonte linguistico sul quale si è orientato l’uomo forte di Teheran nel suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU.

 

Le armi chimiche

 

Rouhani ha trattato, senza mai tentennare, tutti i temi caldi sui quali la comunità internazionale - che aveva grandi aspettative per questo giorno - chiedeva precisazioni al rappresentante degli Ayatollah, vero ago della bilancia nella delicata partita in Medio Oriente. E lui è senz’altro andato incontro alla sensibile platea delle Nazioni Unite: ad esempio, affermando di benedire la scelta del presidente siriano Bashar Assad di voler aderire alla Convenzione sulle armi chimiche (come richiesto ancora da Obama nel lungo discorso di 50 minuti che ha preceduto l’intervento di Rouhani).

 

Allo stesso tempo, il presidente ha detto di ritenere che vi siano spinte tentatrici da parte di lobby interessate a promuovere la guerra e che è soprattutto questo a non permettere un sereno sviluppo del dialogo tra Iran e Occidente. Motivo per cui Barack Obama non dovrebbe farsi tentare, ma piuttosto “resistere” alle sirene che vogliono trascinare il mondo in un conflitto potenzialmente massificato.

 

Il mancato incontro tra Obama e Rouhani
Intervenendo all’Assemblea, comunque, Hassan Rouhani ha anzitutto sottolineato di aver ascoltato con attenzione il discorso di Obama, con ciò mostrando un rispetto non scontato nei confronti del presidente americano, fatto che denota una certa scaltrezza e dà prova di come Rouhani conosca bene i codici di comportamento da tenere alle Nazioni Unite.

 

Per inciso, l’incontro tra i due leader infine non c’è stato, come aveva suggerito nientemeno che Henry Kissinger al presidente USA: “Attenzione, prima dobbiamo vedere qualcosa di concreto”. Ma era “troppo complicato” organizzarlo, anche a detta degli iraniani. Ciò nonostante, in sua vece lo ha incontrato il nuovo prediletto di Obama, il presidente francese Francois Hollande, il quale ha detto di aspettarsi da Rouhani proprio quella concretezza di cui parlava il redivivo Kissinger.

 

Comunque, il senso di tutto si può individuare soprattutto in due passaggi-chiave: quando Rouhani ha affermato che l’opzione militare contro la Siria (che si può leggere anche come contro l’Iran) è sul tavolo ma che “anche la pace è a portata di mano”. E quando l’uomo indicato dalla Guida Suprema Khamenei per gestire il Paese nella fase forse più difficile degli ultimi trent’anni, ha affermato che non vi saranno “mai armi nucleari in Iran”.

 

Il dossier nucleare
Se sulla Siria Rouhani ha sostanzialmente sposato la tesi della pace pur criticando le minacce americane dopo i fatti del 21 agosto (l’uso di armi chimiche fuori Damasco), è sull’energia atomica che si è concentrato il presidente, sostenendo che l’Iran “è pronto ad aprire il dossier nucleare” e a concordare scadenze precise, orientate a risultati tangibili.

 

In tal senso, già domani il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, discuterà del programma nucleare con il Segretario di Stato John Kerry negli Stati Uniti - dove la delegazione è ancora ospite - aprendo così a un gesto concreto e offrendo un raro esempio di un incontro formale tra le controparti.

 

All'incontro parteciperanno anche i ministri degli Esteri degli altri quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU (Regno Unito, Cina, Francia e Russia) oltre al rappresentante della Germania, in virtù del cosiddetto “5 +1”.

 

Hassan Rouhani ha anche chiarito che la minaccia nucleare è solo “immaginaria” e che “non solo le armi nucleari e le altre armi di distruzione di massa non trovano spazio in Iran, ma esse vanno contro la sicurezza e la dottrina di difesa del nostro Paese, e contraddicono le convinzioni e i fondamenti della nostra religione”.

 

Il discorso secondo Israele
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’osservatore più attento ma anche più scettico nei confronti del rappresentante di Teheran, non è rimasto affatto impressionato dal discorso di Rouhani: “Non offre alcun suggerimento pratico per fermare il programma nucleare militare iraniano e non si impegna ad adempiere le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” ha detto in una dichiarazione a margine, bollando il tutto come “cinico e ipocrita”.

 

Da segnalare, infine, che tra le righe Rouhani ha praticamente rivelato come l’Iran sia in grado già adesso di sfruttare l’energia nucleare “a fini esclusivamente pacifici”. Vero o no che sia, in questa parte dalla doppia interpretazione, Rouhani ha fortemente criticato gli ostacoli allo sviluppo dell’arricchimento di uranio, toccando così anche un argomento molto caro al suo governo (e relativo a quelle strane morti di scienziati nucleari che lavoravano al progetto nucleare, con ciò scoccando una freccia che punta dritto verso Israele).

 

Insomma, se a detta del suo presidente “l’Iran non rappresenta una minaccia per il mondo”, questo non basta per offrire un’apertura reale di Teheran. Il disgelo appare ancora solo un fatto formale e non sostanziale. Ciò detto, quella degli Ayatollah è senz’altro una mossa distensiva e niente affatto scontata che, per tramite della mitezza offerta dal presidente Rouhani, aiuterà senz’altro ad archiviare l’oltranzismo di chi lo ha preceduto alla guida del Paese.

 

Di Barack Obama, invece, basti dire che nel suo discorso il presidente degli Stati Uniti è rimasto fermo sulle posizioni già espresse in precedenza, e non si rilevano ulteriori commenti significativi. Il che lascia presagire solo che l’appuntamento con la storia è rimandato.

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