Berlusconi-Bersani, il faccia a faccia
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Berlusconi-Bersani, il faccia a faccia

Apertura per il Quirinale, nessun passo avanti per il governissimo

Un’ora tra Berlusconi e Bersani. Finalmente. Dopo “soltanto” un mese e mezzo di balletti inutili del segretario del Pd che ha fatto di tutto e di più, umiliandosi in improbabili streaming con improbabili capigruppo 5 Stelle per “vendere” un governo di minoranza a guida Bersani.

Gli ci sono voluti più di 40 giorni per accettare l’idea di dover dialogare anche col Diavolo, col Cavaliere Nero. Con Berlusconi.

Nell’incontro ravvicinato alla Camera si è parlato, ufficialmente, soltanto di criteri per l’elezione, il 18 aprile, del successore di Giorgio Napolitano. Bersani ha accettato, a parole, l’idea di un nome che sia espressione di larga condivisione, Berlusconi ha ribadito (lo sottolinea pure la successiva nota del segretario Alfano che era con lui) la necessità di un presidente che incarni “l’unità nazionale”.

Il segretario e forse non più leader del Pd ci è arrivato sotto pressione, incalzato da buona parte del suo stesso partito: dai parlamentari di Renzi che avevano fatto sapere di volere al Quirinale una persona tranquilla, persino super partes, fino a Giorgio Napolitano che nell’ultimo scorcio di mandato è intervenuto in modo del tutto inusuale spingendo per le larghe intese in ricordo del ‘76. E incalzato, Bersani, anche dall’ascesa del ministro Barca quale possibile alternativa a Matteo Renzi, al suo posto, nelle prossime non troppo lontane elezioni anticipate. Un leader, Pier Luigi, che non è più un leader.

Ecco lo sfondo dell’appuntamento tra l’ancora segretario del Pd e l’intramontabile leader del Pdl.

A voler fare nomi per il Quirinale, crescono le quotazioni del ministro della Giustizia, Paola Severino, di quello dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e forse di Emma Bonino. Tre donne. Tre personalità di valore. Stimate a destra e a sinistra. Con qualche diversa sfumatura tra loro. La Bonino, per esempio, è una soluzione possibile per un paese fortemente cattolico come il nostro?

Bersani era accompagnato da Enrico Letta (“Buon inizio, ci saranno altri incontro”, ha detto”), che insieme a Franceschini, alla Bindi, a D’Alema, ha di fatto isolato e commissariato il segretario.

Berlusconi è invece il capo indiscusso del Pdl vincitore morale del 25 febbraio, oltretutto galvanizzato dai sondaggi che danno il centrodestra in continua avanzata come premio all’atteggiamento di responsabilità e disponibilità al governissimo a guida Bersani (piena condivisione e co-responsabilità delle forze maggiori). Un governissimo che invece Bersani ha bocciato anche oggi.

Ecco, la realtà dell’incontro è che il massimo di accordo possibile riguarda l’indicazione di un nome che nasce “di sinistra” ma che sia accettabile per il Pdl e per Berlusconi. Una figura rassicurante, di garanzia. Con un tocco di cambiamento (non un esponente della vecchia politica). Ma in ogni caso il governo è in alto mare.

L’idea di Bersani resta quella dell’esecutivo di minoranza. Berlusconi potrebbe tollerarlo (fino a quando?) solo se il Pd si dimostrerà flessibile sul Quirinale, se Bersani resisterà alla tentazione della prova di forza, del colpo di mano. Il voto anticipato a luglio o al massimo ottobre resta l’ipotesi più probabile, si tratta di capire se ci arriveremo con il governo Monti in proroga, un governo Bersani sfiduciato in culla dalle Camere, o un governo di scopo che riformi almeno la legge elettorale.

Intanto, la pazienza degli italiani è allo stremo. È oltre.

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