Cronaca

Un “rischio sindacale” sulle Sezioni unite della Cassazione

Lupo, ex primo presidente della Corte, critica le nuove regole del Csm che incentivano la turnazione dei giudici. Ma riducono la qualità della giustizia

Cassazione Roma

Maurizio Tortorella

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C’è “un’assurdità” che rischia di deteriorare il lavoro, fondamentale, delle Sezioni unite della Corte di cassazione, ovverosia la suprema istanza giudicante italiana. Sette mesi fa, il Consiglio superiore della magistratura ha introdotto un nuovo sistema di “tabelle” che, accelerando la turnazione dei magistrati e abbreviando da otto a sei anni la durata massima della permanenza di un giudice in quella sede, “rischia di far perdere troppo presto magistrati che sono di valore particolarmente elevato e che hanno acquisito una piena esperienza dell’attività delle Sezioni unite”.
A denunciare quella che definisce una “assurdità” è, peraltro, un altissimo magistrato: Ernesto Lupo, primo presidente emerito della stessa Cassazione, intervenuto pochi giorni fa alla conferenza sul tema ”L’indipendenza della magistratura oggi”, organizzata dall’Università statale di Milano.
Il tema potrà forse sembrare specialistico, o d’interesse ristretto, ma in realtà la denuncia è grave e riguarda tutti: in gioco, infatti, è la qualità stessa della giustizia italiana. E il tema meriterebbe grande attenzione da parte della magistratura associata, dell’avvocatura, della politica. Anche il Csm dovrebbe forse tornare a riflettere sulle sue mosse, perché sottoporre la qualità della giurisprudenza a logiche “sindacali” è un errore cui va posto rimedio.
Vediamo di che cosa si tratta. Le Sezioni unite della Cassazione hanno una funzione centrale, nella nostra giurisdizione. Intervengono quando occorre dirimere contrasti insorti tra le decisioni delle diverse Sezioni della stessa suprema Corte di cassazione, civili o penali, o quando le questioni proposte sono di speciale importanza, per esempio perché si tratta di un tema che si presenta per la prima volta. A quel punto, il ricorso viene assegnato proprio alle Sezioni unite, per ogni specifico tema composte da otto consiglieri e presiedute dal primo presidente della Cassazione.
Le sentenze delle Sezioni unite, insomma, sono la più alta espressione giurisprudenziale: imprimono alla giustizia civile e penale un orientamento definitivo, da cui le singole Sezioni difficilmente possono esprimere giudizi difformi.
Per questo l’ex presidente Lupo ha duramente criticato le nuove tabelle, relative al triennio 2017-2019, approvate dal Consiglio superiore della magistratura con una delibera del 10 aprile 2019. “La variazione dei collegi nelle diverse udienze delle Sezioni unite” ha denunciato Lupo “dovrebbe essere il più possibile limitata. Al contrario viene incentivata dalle nuove regole”. 
Secondo le nuove tabelle decise dal Csm in aprile, infatti, accade anche che “i presidenti di sezione o i consiglieri che abbiano preso parte quali componenti a un’udienza delle Sezioni unite civili di regola non possono partecipare alle udienze immediatamente successive, dovendo essere assicurata alternanza e la paritaria partecipazione alle udienze di tutti i componenti della medesima sezione”. La medesima regola vale per le Sezioni unite penali della Cassazione.
Ma perché il Csm ha introdotto questa novità? Il motivo ha un’origine “sindacale”. Secondo Lupo, l’origine di quella che definisce “assurdità” è dovuto alla regola, stabilita nel 2015 (e a suo dire peraltro “giustissima”), secondo cui l’appartenenza alle Sezioni unite costituisce un titolo di merito per il successivo conferimento di funzioni direttive.
La partecipazione alle Sezioni unite, quindi, è un elemento importante per la “carriera” del magistrato. Ma questo, sostiene Lupo, “induce tutti i consiglieri della Cassazione a voler fare parte delle Sezioni unite, senza distinzione tra il magistrato che ha attitudini per l’attività organizzativa e il magistrato che ha una vocazione più spiccata per lo studio delle questioni giuridiche, qualità essenziale per essere componente delle Sezioni unite”.
Insomma, secondo uno dei più alti magistrati italiani, le Sezioni unite della Cassazione rischiano di perdere la loro caratteristica di altissima qualità in nome di una impropria logica “sindacale”. Non sarebbe il caso di evitarlo?

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